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martedì 19 ottobre 2021
 
 

Perù, la resistenza degli incontattati

20/07/2011  Il Governo uscente sta tentando un colpo di mano per aprire alle compagnie petrolifere anche i territori delle ultime tribù indigene. Che non hanno mai incontrato nessuno.

Raya, un anziano Nahua. Oltre la metà del suo popolo fu sterminata dopo l'apertura della loro terra all'esplorazione petrolifera (foto: J. Wildhagen/Survival).
Raya, un anziano Nahua. Oltre la metà del suo popolo fu sterminata dopo l'apertura della loro terra all'esplorazione petrolifera (foto: J. Wildhagen/Survival).

Nella parte peruviana dell'Amazzonia sopravvivono almeno 15 tribù "incontattate", che cioè non hanno mai avuto alcun tipo di incontro e di relazione con la nostra civiltà. Hanno scelto deliberatamente di resistere al contatto con l'esterno: se le loro terre dovessero essere aperte, tutte queste tribù rischierebbero l'estinzione. Secondo l'organizzazione Survival International - che dal 1969 aiuta i popoli indigeni di tutto il mondo a proteggere le loro vite, le loro terre e i loro fondamentali diritti umani (www.survival.it) - è in corso un ultimo tentativo del governo uscente per liberarsi delle tribù incontattate.

Il dipartimento agli Affari indiani, infatti, ha reso pubblici dei piani di apertura delle riserve degli Indiani incontattati alle compagnie petrolifere – appena pochi giorni prima dell'insediamento del nuovo esecutivo:  il Governo peruviano di Ollanta Humala succederà formalmente a quello di Alan Garcia il 28 luglio.
Nuove leggi autorizzerebbero lo stato a far entrare le compagnie del gas e del petrolio nelle riserve, nonostante l'enorme pericolo rappresentato per le vite degli Indiani, che sono a rischio di estinzione per malattie e perdita delle loro terre, che tagliatori di legna e uomini d'affari petroliferi stanno invadendo introducendo patologie letali.

Una mappa tratta da Google Maps dove sono indicate le zone dell'Amazzonia peruviana che nascondono alcune tribù di indigeni ancora "incontattati".
Una mappa tratta da Google Maps dove sono indicate le zone dell'Amazzonia peruviana che nascondono alcune tribù di indigeni ancora "incontattati".

Un'altra grave minaccia, secondo Survival International, è rappresentata dal taglio illegale degli alberi, soprattutto il mogano: conosciuto come “oro rosso”, il mogano ha un prezzo davvero molto alto nel mercato globale. Le foreste pluviali peruviane vantano alcune delle ultime riserve di legno pregiato sfruttabili al mondo, e la ricerca degli ultimi alberi disponibili ha scatenato una nuova “febbre dell’oro rosso”. Ma gli alberi di mogano si trovano nelle stesse regioni abitate dagli Indiani isolati; i taglialegna invadono quindi i loro territori rendendo il contatto pressoché inevitabile. Nel 1996, i tagliatori illegali forzarono il contatto con gli Indiani Murunahua. Negli anni seguenti, oltre il 50% di loro morirono, soprattutto di influenza, raffreddore e altre malattie respiratorie.

Un indigeno nell'Amazzonia peruviana.
Un indigeno nell'Amazzonia peruviana.

La proposta di aprire anche le riserve degli Indiani incontattati alle compagnie petrolifereha suscitato un'ondata di critiche tra le organizzazioni indigene. Le critiche hanno posto l’accento sulla coincidenza temporale con i piani di espansione dell'enorme giacimento di gas Camisea, nel Perù sud orientale. Il controverso progetto energetico interessa una parte rilevante della riserva Kugapakori-Nahua-Nanti, dove si sa che vivono molte tribù incontattate. L'organizzazione degli Indiani amazzonici "AIDESEP" rileva che qualsiasi nuova esplorazione nella riserva violerebbe le condizioni poste dalla Banca di Sviluppo Interamericana, che ha finanziato lo sviluppo del progetto. Inoltre, sia loa legge internazionale sia quella peruviana affermano entrambe che i popoli indigeni debbano essere consultati in merito a qualsiasi progetto che interessi le loro terre: ma nel caso dei popoli incontattati, questa consultazione è ovviamente impossibile.

L'inglese Stephen Corry, antropologo ed esperto di popoli indigeni, direttore generale di Survival International.
L'inglese Stephen Corry, antropologo ed esperto di popoli indigeni, direttore generale di Survival International.

«Questa decisione è una mossa incredibilmente cinica da parte del governo uscente», spiega il direttore generale di Survival International Stephen Corry. «Se saranno mantenuti questi programmi, il Dipartimento agli affari indiani non avrà più alcun Indiano di cui prendersi cura. L'apertura delle riserve delle tribù incontattate le porterà quasi certamente all'estinzione e se la nuova amministrazione ha intenzione di impegnarsi per proteggere i popoli indigeni, deve certamente abbandonare il progetto».

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