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lunedì 29 novembre 2021
 
 

Perché Sanremo è Sanremo, nonostante tutto

22/02/2014  In questi giorni molti hanno criticato il Festival, contrapponendo la sua presenza con l'assenza sulla Rai delle Olimpiadi di Sochi. Ma perché non farli coesistere?

Fabio Fazio con Renzo Arbore a Sanremo (Ansa).
Fabio Fazio con Renzo Arbore a Sanremo (Ansa).

In questi giorni una delle attività preferite da chi bazzica il Web è sparare su Sanremo. Complice il calo degli ascolti rispetto all'anno scorso, molti si chiedono se sia giusto pagare il canone per questo carrozzone che si trascina da più di sessant'anni e di strapagare con soldi pubblici conduttori e ospiti. Ora, premesso che, calo degli ascolti a parte, quest'edizione è molto meno riuscita rispetto alla precedente, sia come qualità delle canzoni (a parte quelle dei Giovani), sia come puro show, per amore di verità alcune considerazioni vanno fatte.

La prima: nonostante il calo degli ascolti, comunque quest'anno il Festival si chiuderà con una media di 9-10 milioni di spettatori che, come può intuire anche chi non segue la Tv, non sono proprio bruscolini. La seconda: già prima dell'inizio del Festival, il direttore di Rai1 Giancarlo Leone ha dichiarato che quest'anno il bilancio del Festival, grazie alla crescita degli investimenti pubblicitari, per la prima volta si è chiuso in attivo, con un guadagno per le casse della Rai di circa 2 milioni e 2oo mila euro. Quindi non un euro di chi ha pagato il canone è stato speso per pagare conduttori e ospiti più o meno graditi. Terza considerazione: molti si sono chiesti se i soldi (che, ripetiamo, sono stati recuperati) spesi per Sanremo si potevano spendere per acquisire i diritti per trasmettere le Olimpiadi invernali di Sochi, che invece ha potuto seguire solo chi è abbonato a Sky.

Ora, la platea di pubblico che segue Sanremo è composta soprattutto da over 50, con un basso livello di scolarità e che, specie di questi tempi, ha poche disponibilità economiche per svagarsi: per intenderci, chi in questi giorni ha sorriso e si è commosso nel vedere Franca Valeri, Claudio Baglioni, Gino Paoli e Renzo Arbore è lo stesso che sorride e si commuove ogni settimana nel vedere le avventure di don Matteo di Terence Hill. Però nessuno si sognerebbe mai di dire che occorrerebbe cancellare Don Matteo per far posto alle Olimpiadi di Sochi.

Il problema quindi, premesso che le Olimpiadi di Sochi sarebbero state un bellissimo spettacolo da trasmettere su una rete pubblica, non è Sanremo, ma sono altri programmi che vanno in onda Rai e che si fa fatica a considerare come meritevoli dell'etichetta "servizio pubblico". Bisogna ammettere che passi avanti in questi ultimi anni ne sono stati fatti: non vediamo più, tanto per capirci, reality come "L'isola dei famosi" su un canale pubblico mentre, grazie ai nuovi canali digitali come Rai5 e Rai Storia, possiamo gustare a ogni ora concerti di musica classica, lirica e pop, spettacoli teatrali, documentari storici e naturalistici.

Ma purtroppo continuiamo a vedere fiction in cui tutto è sciatto, dalla recitazione alla regia e contenitori mattutini e pomeridiani dove spesso si cerca di proposito la rissa e telegiornali ancora troppo asserviti alle logiche dei partiti politici. Su questi fronti si può e si deve migliorare, anche sul versante dei costi, in modo da riuscire, la prossima volta, a non farsi scippare un evento sicuramente da servizio pubblico come le Olimpiadi di Sochi.

Anche Sanremo può e deve essere migliorato. Ma finché una platea così ampia mostrerà di gradirlo non sarebbe giusto sopprimerlo. Chi non lo sopporta, può sempre cambiare canale o spegnere proprio la Tv, nella consapevolezza, però, che i soldi che ha pagato per il canone servono in quel momento per far bene o male svagare quel pensionato, quel malato, quel carcerato a cui piace sentire le canzoni del Festival, anche solo per dire quanto sono brutte.

 
 
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