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venerdì 07 agosto 2020
 
Anniversari
 

Non più depistaggi. Che si ricostruisca la verità

28/05/2019  A 45 anni dalla strage di piazza Loggia e dopo la ricostruzione delle verità storiche e giudiziarie alle quali si è arrivati con l'ultima inchiesta, resta da far luce, ancora di più, sugli anni della strategia della tensione. "Su quelle pagine di storia", dice oggi Roberto Fico, per troppo tempo è stata fornita soltanto una parziale e sofferta verità fatta di depistaggi, di complicità, di omicidi impuniti e di mandanti ipotizzati: un inaccettabile cono d’ombra che ha penalizzato la nostra democrazia".

Si sono ritrovati in mattinata in piazza Loggia, a Brescia, per rinnovare la memoria. Interrompendosi, alle 10.12, per ascoltare in silenzio otto rintocchi di campana. Esattamente la stessa ora in cui, 45 anni fa, scoppiava l’ordigno che uccideva otto persone ferendone oltre 100. I familiari delle vittime, i cittadini, le istituzioni, i sindacati hanno commemorato così quella strage che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha definito «un oltraggio inferto a Brescia e all’intera comunità nazionale dai terroristi assassini». Rinnovando i suoi sentimenti di solidarietà e quelli di tutti gli italiani, Mattarella ha ricordato tutti coloro che «hanno contribuito negli anni a quella straordinaria reazione civile e  democratica, che ha fatto fallire la strategia eversiva». Con quell’attentato, «alla manifestazione antifascista organizzata dai sindacati, i terroristi volevano seminare paura per comprimere le libertà politiche», ha ricordato il Presidente. «Una catena eversiva legava la strage di Piazza della Loggia ad altri tragici eventi di quegli anni: la democrazia è stata più forte e ha sconfitto chi voleva violarla» e ha sottolineato «l’impegno di uomini dello Stato e il sostegno popolare» che «hanno consentito di portare a compimento il percorso giudiziario» con il supporto, in primis, dell’Associazione dei familiari delle vittime per il cui presidente, Manlio MIlani, si è già costituito un Comitato per appoggiare la sua nomina a sentaore a vita.

Si è dovuto aspettare il 2015 per avere la sentenza definitiva che riconduceva la strage a ordine nuovo e condannava all’ergastolo (poi confermato nel 2017 in cassazione) a Maurizio Tramonte e Carlo Maria Maggi. Anni di depistaggi, processi, verità parziali. Tanto che, nelle motivazioni della sentenza si legge che l’«opera sotterranea portata avanti con pervicacia da quel coacervo di forze (…) individuabili con certezza in una parte non irrilevante degli apparati di sicurezza della Stato, nelle centrali occulte di potere che hanno prima incoraggiato e supportato lo sviluppo dei progetti eversivi della destra estrema e hanno sviato, poi, l'intervento della magistratura, di fatto rendendo impossibile la ricostruzione dell'intera rete di responsabilità. Il risultato è stato devastante per la dignità stessa dello Stato e della sua irrinunciabile funzione di tutela delle istituzioni democratiche, visto che sono solo un leader ultraottantenne e un non più giovane informatore dei servizi, a sedere oggi, a distanza di 41 anni dalla strage sul banco degli imputati, mentre altri, parimente responsabili, hanno da tempo lasciato questo mondo o anche solo questo Paese, ponendo una pietra tombale sui troppi intrecci che hanno connotato la mala-vita, anche istituzionale, dell'epoca delle bombe». Anche Roberto Fico, presidente della Camera, che proprio recentemente, in occasione della Giornata della memoria per le vittime del terrorismo, ha annunciato il rilascio di un Portale delle Commissioni di inchiesta sul sito della Camera, ha ricordato che «purtroppo su quelle pagine di storia per troppo tempo è stata fornita soltanto una parziale e sofferta verità  fatta di depistaggi, di complicità, di omicidi impuniti e di mandanti ipotizzati: un inaccettabile cono d’ombra che ha penalizzato la nostra democrazia. Resta, dunque, ancora oggi, il dovere di capire e spiegare quanto per molti anni è stato colpevolmente taciuto e non compreso. Ciò vale per la strage di Brescia come pure per altre vicende oscure della nostra storia recente». E non solo occorre ricercare la verità sulle singole stragi, ma, secondo il presidente della Camera, va fatta «anche luce piena su quel disegno unitario - la cosiddetta “strategia della tensione”. Ce lo impone il rispetto delle vittime e dei loro familiari, e il nostro essere una comunità. È  questo il senso della vasta opera di desecretazione e pubblicazione degli atti acquisiti dalle commissioni parlamentari di inchiesta che la Camera dei deputati, proseguendo un percorso già  avviato nella scorsa legislatura».

Intanto, la presidente del Senato Elisabetta Casellati, ha sottolineato che «la tragedia che ha colpito 45 anni fa Brescia è stata un colpo drammatico che si è voluto infliggere a tutta la democrazia italiana: far esplodere una bomba durante una grande manifestazione di popolo non è solo un vile e inqualificabile atto di barbarie, ma un messaggio brutale all’intero Paese. Una vera e propria intimidazione contro la scelta dei cittadini di impegnarsi per un interesse comune».

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