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martedì 29 settembre 2020
 
Attentato a GPII
 

Piazza San Pietro come il Calvario

13/05/2016  Riproponiamo l'articolo scritto da Beppe del Colle per Famiglia Cristiana, che offre una interpretazione "politica" dell'attentato a papa Giovanni Paolo II, avvenuto mercoledì 13 maggio 1981, alle 17.19, in piazza San Pietro.

Bisogna pur dare una spiegazione "politica" a quello che è avvenuto mercoledì 13 maggio, alle 17.19, in piazza San Pietro. E' semplice: in quel preciso momento che ha sconvolto il mondo, un giovane turco, di nome Mehemet Alì Agca, ha riassunto in sé, nel suo gesto, nella sua vittima, tutta la storia sanguinosa di questi anni, l'epoca del terrorismo. Oggi possiamo guardare a questo recente passato come a una tremenda salita di un Calvario disseminato di tanti uccisi, feriti, umiliati nella sofferenza, uomini di tutte le razze e tutti i continenti, caduti sotto le pallottole dell'odio: dall'America Latina all'Irlanda, alla Spagna, agli Stati Uniti, alla stessa Turchia, all'Africa, all 'Italia, alla Germania. Nomi illustri: i fratelli Kennedy, Martin Luther King, Aldo Moro, e dietro di loro tanti altri, migliaia, decine di migliaia, un corteo di pietà e di orrore senza fine. Tante storie tutte uguali: una, due mani assassine che spuntano dal buio, sparano e fuggono, come conclusione di complotti, di deliri ideologici, di lucide e pazze uscite dalla realtà, di fanatiche autoesclusioni dal consorzio umano.
Finché in piazza San Pietro, in quel pomeriggio del 13 maggio, tutto è arrivato al vertice forse prescritto da sempre, alla " logica" conclusione della follia del mondo. Se quello che si dice è esatto, il giovane turco Mehemet Ali Agca ha cercato di assassinare il Papa come estrema protesta contro gli " imperialismi", che, secondo una manichea visione della Storia, si dividono il mondo e opprimono i popoli. Colpendo il Papa, cioè l'uomo-simbolo più alto, più amato, più rispettato, Mehemet Alì Agca intendeva colpire il punto di maggiore sensibilità del sistema internazionale.
C'è una incredibile profondità religiosa in questo delirio. Senza saperlo, Mehemet Alì Agca ha davvero mostrato agli occhi degli uomini il Pontefice come " dolce Cristo in terra"· Addossando sulle sue spalle le colpe di tutti, ha trasformato quest'uomo in colui che paga per tutti, a somiglianza dell'Uomo del Golgota. Suonano vuote e risibili le preoccupazioni postume: bisognava sorvegliare meglio, tutelare di più la vita del Papa. Ma Karol Wojtyla lo sapeva, non poteva non saperlo. I nostri giornalisti che seguono i viaggi di Giovanni Paolo II, dal giorno della sua elezione al Pontificato, lo hanno visto innumerevoli volte esposto a ogni possibile gesto di violenza, nel molteplice cuore stesso della geografia del terrorismo: in Irlanda, nelle Filippine, in Germania, in Brasile, in Italia... Noi stessi, che gli abbiamo a lungo parlato nel suo studio lassù al secondo piano del Palazzo Apostolico, non abbiamo fatto nessuna fatica a capire quale sia sempre stata la sua consapevolezza del "ruolo" che la Storia gli ha imposto, e che la Provvidenza lo ha mandato a sostenere in mezzo agli uomini del nostro secolo.
Ora sappiamo che questo "ruolo" comprendeva anche l'offerta di sé come vittima sacrificate sull'altare dell'ingiustizia. La metafora è folgorante: piazza San Pietro come il Calvario,Mehemet Alì Agca come Giuda, Pilato, il Sinedrio messi insieme, e anche tutti noi testimoni inerti del male, succubi docili delle divisioni fra gli uomini, incantati dietro le nostre piccole dispute, incapaci di fermare davvero il percorso dell'odio e le mani dei fratelli omicidi.
Quale che sia l'ideologia in cui è cresciuto, Mehemet Alì Agca ha indicato con suprema chiarezza dove sta l'errore di tutti questi anni: l'illusione che colpendo un uomo, elevato a simbolo di qualche cosa, si cancellino i valori che quell'uomo di volta in volta rappresenta ed incarna. E invece tutte le volte ci accorgiamo che quei valori sono più forti e si impongono con maggiore evidenza. Cosi è stato, in forma suprema, anche questa volta: il terrorista ha colpito un uomo che rappresenta il valore più alto, e il frutto del suo gesto è esattamente il contrario di quello che si proponeva: il "valore" rappresentato e incarnato dal Papa ne è uscito esaltato agli occhi del mondo. Così il cerchio si chiude: il terrorismo non poteva colpire più in alto: ora che l'ha fatto, l'odio più cieco ha fatto capire a quanto e quale amore per gli uomini voleva metter fine.

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