Contribuisci a mantenere questo sito gratuito

Riusciamo a fornire informazione gratuita grazie alla pubblicità erogata dai nostri partner.
Accettando i consensi richiesti permetti ad i nostri partner di creare un'esperienza personalizzata ed offrirti un miglior servizio.
Avrai comunque la possibilità di revocare il consenso in qualunque momento.

Selezionando 'Accetta tutto', vedrai più spesso annunci su argomenti che ti interessano.
Selezionando 'Accetta solo cookie necessari', vedrai annunci generici non necessariamente attinenti ai tuoi interessi.

logo san paolo
venerdì 12 aprile 2024
 
Economia e stranieri
 

Piccole imprese immigrate crescono. E più di quelle "italiane"

14/03/2023  In Italia nel 2021, secondo il Rapporto Immigrazione e Imprenditoria 2022, curato da IDOS e CNA, l’imprenditoria degli immigrati è cresciuta in modo sorprendente, nonostante la loro vulnerabilità socio-economica e il fatto che siano stati i più colpiti dalla pandemia. Sono 642.638 le imprese “immigrate” registrate nel 2021, pari al 10,6% del totale delle imprese attive nel Paese: quasi un 2% in più rispetto all'anno precedente.

Crisi e pandemia non l'hanno fermata:  l’imprenditoria immigrata in Italia continua a crescere e, nonostante la debolezza strutturale dovuta alla maggiore vulnerabilità socio-economica dei soggetti coinvolti, stupisce per la sua consistenza e il suo andamento, addirittura in controtendenza rispetto all’imprenditoria autoctona.

    Ad evidenziare il fenomeno è il Rapporto Immigrazione e Imprenditoria 2022, curato da IDOS  (Centro Studi e Ricerche Immigrazione Dossier Statistico) e la CNA, che fotografa annualmente la situazione dell’iniziativa autonomo-imprenditoriale dei cittadini immigrati in Italia, a livello comunitario, nazionale e regionale.

   Ebbene, nel nostro Paese nel 2021 l’imprenditoria degli immigrati è cresciuta in modo sorprendente, nonostante le difficoltà dovute alla vulnerabilità socio-economica e il fatto che siano stati i più colpiti dalla pandemia: nel 2021, sono 642.638 le imprese “immigrate” registrate presso le Camere di Commercio, pari al 10,6% del totale delle imprese attive nel Paese, con un aumento dell’1,8% rispetto all’anno precedente e del 4,3% rispetto alla fine del 2019 (al contrario, le imprese gestite da lavoratori nati in Italia sono diminuite rispettivamente di -0,4% e -0,9%). I primi dati disponibili per il 2022 mostrano ancora una crescita, anche se a un ritmo più lento: 648.083 alla fine di settembre 2022, con un’incidenza sull’intero tessuto imprenditoriale che sale al 10,7%.

   Si tratta in massima parte di un fenomeno “endogeno” che parte dall’iniziativa “dal basso” di immigrati già stabiliti da tempo in Italia, con un crescente protagonismo delle imprese a guida femminile (156.002, +48,1% in dieci anni). Il Rapporto evidenzia altre caratteristiche peculiari del caso italiano, come la predominanza tra le imprese immigrate della micro e piccola impresa (75,5% sono imprese individuali), l’aumento delle società di capitale (la cui incidenza sul totale è passata in 10 anni dal 9,6% al 16,9%) e la concentrazione settoriale nel commercio e nell’edilizia (rispettivamente 32,9% e 23,5%), con specifiche tendenze alla specializzazione in alcuni gruppi nazionali (per es. il commercio assorbe il 67,3% degli imprenditori marocchini e il 64,1% dei bangladesi).

   L’imprenditoria immigrata ha, inoltre, una forte vocazione transnazionale e spesso porta innovazione e creatività, soprattutto tra le nuove generazioni. A fronte dello scarso ricambio autoctono delle leve produttive per il perdurante inverno demografico e la ripresa dell’emigrazione di giovani qualificati, il Rapporto suggerisce che l’Italia dovrebbe  sostenere la strutturazione del sistema delle imprese immigrate,  rimuovere gli ostacoli che ne scoraggiano la nascita e la crescita e  supportarne il potenziale di innovazione.

   Su questa via pare quanto mai opportuno unire le forze per far crescere un “Osservatorio indipendente”, come il Rapporto Immigrazione e Imprenditoria, in grado di monitorare e valutare le politiche attuali e offrire indicazioni adatte alle esigenze reali, superando le percezioni e i luoghi comuni.

   A livello UE, a partire dall’Entrepreneurship 2020 Action Plan, l’imprenditorialità dei migranti è stata riconosciuta come cruciale per il futuro dell’Europa, in particolare per il rilancio del sistema economico-produttivo comunitario dopo le crisi finanziaria del 2008 e pandemica del 2020. Secondo Eurostat, i lavoratori autonomi costituiscono l’11% degli stranieri che lavorano nell’UE e il loro numero è triplicato tra il 2001 e il 2021 (passando da 675mila a 1,7 milioni).

(fonte: Idos)  

 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo