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giovedì 27 gennaio 2022
 
 

Piccoli schiavi d'Europa

08/09/2013  Il Rapporto di Save the Children fa il punto sull'agghiacciante commercio dei minori: un fenomeno in costante aumento nel nostro Continente. E l'Italia, in questa triste classifica, è in testa.

Strappati ai loro Paesi d'origine vengono comprati e sfruttati per i fini più abietti, dalla prostituzione all'accattonaggio, dal lavoro forzato fino al prelievo di organi. Sono ragazze dell'Est Europa e della Nigeria, costrette a soddisfare i vizi degli adulti, ma sono anche giovani nordafricani e cinesi, usati nel lavoro agricolo e nell'edilizia o coinvolti in attività illegali.

Il Rapporto 2013 "I piccoli schiavi invisibili", diffuso da Save The Children (organizzazione non governativa che combatte da anni per i diritti dei più piccoli) costringe ad aprire gli occhi sulla tratta degli esseri umani, in particolare dei minori. Un agghiacciante commercio che, come rivelano i dati più recenti, è in continuo aumento, in tutta Europa.

Il nostro Paese non può certo chiamarsi fuori. Anzi, in Italia è stato segnalato il più alto numero di vittime di tratta e sfruttamento: quasi 2.400 nel 2010 (numero senz'altro inferiore alla realtà). In questo triste primato bambini e adolescenti giocano un ruolo determinante. Per le organizzazioni malavitose che gestiscono il traffico, il business si misura in miliardi di dollari, spesso reinvestiti in armi, droga e altre attività criminali.

Chi pensa che la parola schiavitù sia da confinare ai libri di storia o tutt'al più a qualche sperduto angolo del pianeta deve, purtroppo, ricredersi. In Europa, nel 2010, sono state registrate oltre 9.500 vittime di tratta, di cui il 15% minori. Il 12% sono ragazze e il 3% ragazzi. Un dato, quest'ultimo, particolarmente significativo. Da un lato perché conferma una triste verità: sono gli esseri più fragili a pagare il prezzo più alto. Dall'altro perché va messo in correlazione con lo sfruttamento sessuale, che è il più diffuso (62% dei casi). Il 25% sono invece le vittime usate per il lavoro forzato e il 14% quelle coinvolte in accattonaggio e altre attività illecite.

La tragedia dello sfruttamento sessuale minorile è sfuggente, sommersa, difficile da contrastare. Le vittime vengono costrette a spostarsi di continuo tra Stato e Stato, spesso viaggiano con documenti falsi e false generalità (maggiore età compresa).

Nel nostro Paese il fenomeno riguarda soprattutto ragazze (età media 16-18 anni), provenienti da Nigeria e Romania (a volte di etnia rom), in misura minore da Ungheria, Bulgaria, Brasile, Albania, Cina, Burkina Faso. Alle spalle famiglie poverissime e con gravi problemi di violenza e alcol, oppure una vita in orfanatrofio. L'assoggettamento è governato dal ferreo ricatto economico: per il viaggio dai loro Paesi e il lavoro giornaliero le ragazze devono "restituire" alle organizzazioni che le sfruttano cifre impossibili: a volte fino a 50.000 euro.

Meno diffuso, ma non assente, è lo sfruttamento sessuale maschile. Di solito i ragazzi, altrettanto invisibili, vengono destinati al lavoro forzato. I numeri fanno paura. Si stima che nel nostro Paese siano 30.000 i minori coinvolti in lavori pericolosi per la salute e la sicurezza. Fra essi ci sono giovani italiani e stranieri, soprattutto egiziani. Ragazzi fra i 13 e i 15 anni sfruttati nei mercati generali, oppure in panifici, bar e frutterie. Gli orari di lavoro possono andare dalle 5 del mattino alle 23. Le paghe sono ridicole. Quelli che non possono permettersi un affitto dormono ammassati sul pavimento.

C'è poi la situazione critica dei ragazzi "in transito", arrivati dall'Afghanistan o dall'Iran, dopo viaggi disumani per mare e spesso dopo mesi di durissimo lavoro in Turchia o in Grecia per potersi pagare il trasferimento. Si fermano in Italia per breve tempo: sono diretti nel Nord Europa, ma durante il percorso possono diventare facili prede per sfruttatori e trafficanti.

Emerge, insomma, un quadro sconvolgente. Per questo l'Ong lancia l'allarme: «Per tutelare le vittime, è necessario lavorare almeno su tre ambiti: l’emersione del fenomeno, l’immediata presa in carico e l’assistenza», spiega Raffaela Milano, direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children. «È indispensabile un forte coordinamento tra tutti i soggetti coinvolti, le forze dell’ordine, i servizi sociali, le reti delle organizzazioni non profit. Una particolare attenzione va inoltre dedicata alla prevenzione del fenomeno, anche attraverso accordi con i Paesi d'origine per contrastare le reti criminali che gestiscono i traffici e mettere in guardia le potenziali vittime circa i rischi cui vanno incontro. In Italia si sono fatti passi avanti considerevoli sul piano normativo, sia a tutela delle vittime che nei riguardi di chi usufruisce - come sfruttatore e come “cliente” - di questo mercato. Tuttavia è indispensabile rafforzare gli interventi sul campo, con una programmazione e una rete adeguata di protezione».

Il dossier completo è disponibile sul sito www.savethechildren.it.

 
 
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