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sabato 08 agosto 2020
 
PIEMONTE
 

«No allo "slot selvaggio", la legge sul gioco d'azzardo non si tocca»

02/07/2020  Una protesta alla quale hanno partecipato, tra gli altri, esponenti di Libera, delle Acli, del Gruppo Abele e del Movimento dei Focolari contro il tentativo di allentare le norme in vigore dal 2016, riavvicinando le "macchine mangiasoldi" a luoghi sensibili come scuole e oratori.

Sul contrasto al gioco d’azzardo patologico il Piemonte rischia di fare un pericoloso passo indietro. La legge regionale introdotta nel 2016 per disciplinare le “slot machine selvagge” (una norma che stava dando buoni risultati) è sotto attacco. La giunta di centro-destra, guidata dal governatore Alberto Cirio, insediatasi poco più di un anno fa, vorrebbe metter mano al provvedimento, rendendolo molto meno incisivo. Così le “macchine mangiasoldi” potrebbero riguadagnare terreno, anche vicino a luoghi sensibili come scuole e oratori. Il tutto con ricadute pesanti sul tessuto sociale, visto che a cadere nelle spire dell’azzardo patologico sono spesso le persone più fragili: anziani, disoccupati, adolescenti. E la tragica crisi economica conseguente all’emergenza Coronavirus, di cui appena si iniziano a sentire gli effetti, non fa che rendere il quadro ancora più allarmante. Ecco perché, a difesa della legge, si è una costituita una rete di cittadini e associazioni. Centrale la presenza del mondo cattolico, con Acli, Gruppo Abele, Libera e Movimento dei Focolari. Frattanto, in aula, le opposizioni sono pronte a dar battaglia. Sono passati quattro anni dall’approvazione, in Piemonte, della legge 9/2016 per il contrasto al gioco d’azzardo patologico: un provvedimento votato all’unanimità e giudicato da molti esperti uno tra i migliori in Italia. La norma punta a evitare la diffusione indiscriminata dell’offerta di gioco: ad esempio impone ai gestori delle slot machine di rispettare distanze minime (300 metri, che diventano 500 nei comuni con più di 5.000 abitanti) da luoghi ritenuti sensibili, come ospedali, scuole, oratori e istituti religiosi, ma anche stazioni e banche. Inoltre il provvedimento consente ai Comuni di intervenire sugli orari di apertura e vieta la pubblicità delle sale gioco e scommesse.

 

Che questa disciplina stesse dando i suoi risultati lo dicono, tra l’altro, gli studi dell'Ires (Istituto Ricerche Economiche e Sociali) del Piemonte. Solo nel 2018, con l’applicazione del distanziamento, il volume di gioco d’azzardo si è ridotto di 232 milioni e le perdite dei cittadini sono diminuite di 163 milioni. Nonostante questi dati, l’attuale giunta regionale vorrebbe smantellare la legge 9/2016. Secondo l’assessore al bilancio, Andrea Tronzano (Lega), una revisione della normativa servirebbe a salvare migliaia di posti di lavoro, in un comparto che non va penalizzato rispetto ad altri. Al riguardo, però, mancano dati sicuri. E le associazioni non ci stanno: «Lavoro e salute non sono due aspetti contradditori, ma vanno tenuti insieme», osserva Massimo Tarasco, presidente Acli Pimonte «Questa legge ha permesso di salvaguardare tante famiglie piemontesi, con particolare riguarda per le persone più fragili ed esposte alla marginalità. Ecco perché la difendiamo». La norma del 2016 aveva valenza retroattiva, cioè imponeva a tutti i gestori di slot machine, cominciando da quelli già in attività, di rispettare le nuove regole sul distanziamento. Ora si rischia un colpo di spugna, che di fatto riporterebbe le lancette indietro di quattro anni. «La legge può essere migliorata, ma ci sono alcuni pilastri, come il distanziamento dai luoghi sensibili e la retroattività che non vanno toccati» spiega Maria José Fava, referente di Libera Piemonte. Anche l’argomento in base al quale sarebbe inutile proibire le slot machine, poiché chi vuole giocare lo farebbe comunque on-line, da casa propria, alla prova dei fatti non regge. Gli stessi dati Ires ci dicono che slot machine e video lottery incidono per il 72% sul volume complessivo di gioco.

«Tra le vittime dell’azzardo patologico ci sono tantissimi pensionati, persone che forse non hanno grande familiarità con la tecnologia» fa notare Leopoldo Grosso, del Gruppo Abele. «E fortunatamente in questi anni non abbiamo assistito a un aumento considerevole dell’azzardo on- line». Insomma, il provvedimento sembra funzionare. A far discutere è stato anche il percorso seguito dalla maggioranza, a dir poco irrituale. Le modifiche alla legge erano infatti in discussione nelle commissioni, quando l’attività dell’aula consiliare si è bloccato a causa del coronavirus. Alla ripresa dei lavori, le modifiche sono state “infilate” in forma di emendamento alla cosiddetta legge omnibus. In questo modo l’approvazione sarebbe stata rapida, saltando a piè pari l’ordinario iter di discussione e confronto. Ecco allora la decisione di associazioni e opposizioni, che, a Torino, hanno organizzato un presidio davanti a palazzo Lascaris, sede del Consiglio Regionale. C’erano anche vari sindaci del territorio piemontese, oltre a rappresentanti di sindacati e cittadini. Una delegazione, composta da esponenti di Acli e Libera, è stata ricevuta dal presidente del Consiglio Regionale, Stefano Allasia, il quale ha annunciato il ritiro dell’emendamento e l’apertura di un fronte di discussione più ampio. E’ un primo passo, ma in realtà la battaglia è appena all’inizio e i difensori della legge anti-azzardo sanno di non poter affatto abbassare la guardai: «Ci vogliono regole e disincentivi alle scommesse e al gioco d’azzardo» rimarca la consigliera regionale Monica Canalis (Pd). «Lobby potenti
approfittano della fragilità umana per fare profitti esagerati. Dopo anni di ‘slot selvagge’, la legge del Piemonte nel 2016 ha messo dei paletti. Va difesa assolutamente».

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