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sabato 31 luglio 2021
 
 

Pietro Bartolo: "Finalmente in Europa qualcosa si muove"

23/09/2020  Secondo il medico di Lampedusa, oggi parlamentare europeo, il nuovo accordo è anche figlio della tragedia che si è consumata nel campo profughi dell'isola di Lesbo

«Il nuovo accordo dell'Unione sul regolamento di Dublino è anche figlio della tragedia di Lesbo, che ha smosso un po’ le acque», spiega Pietro Bartolo, il medico di Lampedusa, simbolo dell’accoglienza umanitaria ai migranti, elettp parlamentare europeo. «Questo accordo lo stavamo aspettando da un giorno all’altro, finalmente avevamo superato gli ostacoli del gruppo di Visegrad, Ungheria, Repubblica ceca, Slovacchia e Polonia, sempre loro, sempre a mettere in bastoni tra le ruote in nome di una strumentalizzazione politica che si ritorce persino verso questi stessi Stati». Ma per Bartolo è solo un primo passo: «L’Europa deve svegliarsi e affrontare il fenomeno della migrazione con intelligenza, e non attraverso quello che si è fatto adesso, vale a dire mettendo a disposizione fondi attrezzature e personale».

Comunque è pur sempre qualcosa di positivo. La tragedia del Covid infatti non ha ovviamente risparmiato i migranti: «Il Covid non risparmia nessuno, è un po’ come la livella di Totò, ma certo nei campi profughi le condizioni di sicurezza sono estremamente precarie e il pericolo di contagio è senza dubbio più alto.  Possiamo immaginarci con quali conseguenze, visto che le misure di protezione sono quasi inesistenti. Sui migranti approdati sulle nostre coste si è fatta molta speculazione politica. In realtà hanno fatto il tampone su tutti e coloro che sono risultati positivi, subito isolati e sottoposti a una quarantena più lunga del previsto, erano una percentuale grazie a Dio piuttosto contenuta».

Il pensiero del medico di Lampedusa torna a Lesbo e ai fatti della scorsa settimana: «Su quell’isola si è concumata un’altra gravissima offesa al diritto umanitario e ai bisogni fondamentali di migliaia di profughi. Donne, uomini, bambini, spesso senza parenti, in fuga dal campo lager in fiamme in cui erano, di fatto, prigionieri. Ora finalmente il Parlamento europeo ha battuto un colpo, siamo riusciti a trasferire la metà dei profughi in luoghi più sicuri e accoglienti,  ma bisogna fare di più». Da medico, da uomo, da cittadino di Lampedusa, non smette di parlare di umanità: «Stiamo parlando di esseri umani, non di animali. Nn possiamo voltare la testa di fronte a una tragedia del genere. L’Europa deve svegliarsi e affrontare il fenomeno della migrazione con intelligenza e non attraverso quello che si è fatto finora, mettendo a disposizione fondi attrezzature e personale. E naturalmente ristabilendo un ricollocamento. La riforma del trattato di Dublino è stata bloccata dall’emergenza Covid. Ora finalmente siamo ripartiti».

 

 

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