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sabato 17 aprile 2021
 
 

Pietro Scidurlo, 37 anni, disabile dalla nascita. Fede, tenacia e tanta forza di braccia

11/05/2016  Aveva già percorso il Cammino di Santiago. Per il Giubileo si è recato fino a Roma lungo la Francigena

Dove non arrivano le gambe, arriva il cuore. È questo il vero motore della vita e delle esperienze di Pietro Scidurlo che da 37 anni, per un errore alla nascita, è sulla sedia a rotelle. «Ero podalico, mi hanno tirato fuori per le gambe spezzandomi la spina dorsale. Lì è fi†nito tutto». O forse è iniziato. Se nel 2012, proprio perché non riusciva ad accettare la sua disabilità, ha deciso di affrontare con una handbike il Cammino di Santiago di Compostela. Lui che da due anni si allenava a livello agonistico, ma che è tornato da quell’esperienza completamente trasformato.
«Capisco all’improvviso cosa voglio fare nella vita. Che vincere non è arrivare primo, ma far sì che quel che faccio io lo possano fare altre persone, vedere altri 10, 100, 1000 Pietro che fanno il pellegrinaggio verso Compostela. Fondo, così, Free Wheels (“ruote libere”) una Onlus che altro non è che il mio modo di vivere superando gli ostacoli tutti i giorni. Obiettivo: spingere le persone a misurarsi con un’esperienza estrema per far capire loro la bellezza dell’incontro. Con se stessi e con la spiritualità. Il cammino come occasione per rallentare una vita frenetica, in cui andare e, contemporaneamente, ridurre la velocità. Il cammino come strumento per crescere e capire cosa conta davvero. Saper preparare il proprio zaino, cosa portare e cosa lasciare, le tre cose che non possono mancare, il che significa sapersi organizzare la vita». Impegno che si traduce nella scrittura della prima guida europea per disabili, Il cammino di Santiago per tutti (edito Terre di Mezzo), «per sensibilizzare al pellegrinaggio che può abbracciare anche le esigenze speciali».

IL VERO CAMMINO È NELL’ANIMA

La mattina del Lunedì dell’Angelo di quest’anno, il 28 marzo, Pietro riparte da Somma Lombardo diretto a Roma lungo la Via Francigena. «Senza un automezzo di supporto e grazie a un carrellino costruito da Giancarlo Cotta Ramusino per trasportare la sedia a rotelle. Io insieme a Bartolomeo Scidurlo, mio padre e tesoriere dell’associazione, Roberto D’Amato che fa la Francigena con un trike a causa della sua emiplegia, e Pino Baldissera. Dopo 885 chilometri il 12 aprile arriviamo a Roma dove incontriamo il ministro Dario Franceschini, un sogno per me e l’opportunità perché quel che faccio possa arrivare a chi opera nel settore per aprire nuove strade. E dove ho il dono di incontrare papa Francesco. Mi ero preparato 2.500 parole, ma sono riuscito a dirgli soltanto: “Faccia in modo che l’esperienza del pellegrinaggio religioso possa abbracciare sempre più persone perché davvero ti cambia la vita».
In quell’occasione Pietro riceve la placchetta del Pellegrino, antico Testimonium metallico proveniente dagli archivi della Biblioteca apostolica vaticana, svelato a †fine febbraio dopo quasi mille anni, in occasione del Giubileo della misericordia. Il riconoscimento è una riedizione di quel Testimonium usato fi†no al 1500, con la riproduzione dei santi Pietro e Paolo, che “certi†cava” l’arrivo a Roma dei pellegrini diretti alle tombe degli apostoli e per il Giubileo. A Scidurlo l’hanno consegnato per aver percorso con la sola forza delle braccia, della volontà e della fede il Cammino di Santiago e la Via Francigena. «Lo attaccherò allo zaino per sognare una Via Francigena per tutti», ci dice orgoglioso.
La placchetta è †finita anche al collo di Bergoglio. Gliel’ha consegnata, il 24 febbraio, il campione olimpico Abdon Pamich, uno degli atleti più medagliati nella specialità della marcia 50 chilometri, quaranta volte campione italiano su varie distanze, emblema per eccellenza del “cammino”. «Papa Francesco», ha commentato l’atleta ormai ottantaduenne, «è più campione di me nel marciare verso grandi traguardi umani e spirituali».

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