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sabato 18 maggio 2024
 
la sentenza
 

Alessia Pifferi e la sua bambina, entrambe invisibili al mondo

14/05/2024  L’ergastolo a cui la donna è stata condannata chiama in causa tutta la società. Non c’è quindi da esultare e nemmeno da dire semplicemente che la giustizia ha fatto il suo corso. C’è da interrogarsi su quanti altri casi come il suo potrebbero essere presenti nelle nostre grandi e anonime città. C’è una dimensione di corresponsabilità che riguarda chi ha “intercettato” quella coppia “mamma-bimba” prima del tragico evento

Non sta a me stabilire se l’ergastolo ad Alessia Pifferi, accusata di omicidio per la morta della sua bimba, sia una condanna esemplare oppure no. I cuccioli d’uomo sono creature fragili e la loro sopravvivenza e totalmente delegata alla capacità degli adulti di averne cura, soddisfarne i bisogni primari (e non solo), essere disponibili sia sul piano fisico che sul piano emotivo. Questa mamma non era all’altezza della cura del proprio cucciolo, che – di conseguenza – è andato incontro alla morte.

La riflessione da fare è però più ampia del singolo fatto. In questo processo abbiamo visto la famiglia di questa donna costituirsi come parte civile contro di lei. La condanna è stata accompagnata dall’esultanza di madre e sorella, che in più occasioni, all’interno dei media, hanno rilasciato cocenti dichiarazioni contro Alessia, sentendosene esse stesse parte lesa. In questo atteggiamento si dimentica, però, che quella bambina così fragile e indifesa poteva essere identificata come tale. Che quella mamma così insussistente rispetto ai propri doveri poteva essere segnalata ai servizi sociali. Chi più della famiglia allargata, quando nasce un bambino, può avere contezza delle reali capacità degli adulti di prendersene cura?

Più in generale, e questo lo abbiamo già ribadito nel momento “caldo” in cui la cronaca ci ha informato di questa morte terribile, l’ergastolo ad Alessia Pifferi chiama in causa tutta la società. C’è una dimensione di corresponsabilità che riguarda chi ha “intercettato” quella coppia “mamma-bimba” prima del tragico evento. La società è piena di persone fragili che fanno male a se stesse oppure fanno male agli altri. Ma quando la fragilità riguarda adulti che diventano genitori, diventa fondamentale dotarsi di una rete in grado di identificare quella fragilità ad uno stadio precocissimo. Lasciar crescere un neonato con adulti trascuranti significa esporlo ad un trauma che ha lo stesso impatto dell’abuso fisico. La tragedia di Alessia e della sua bambina è l’evento che smaschera il livello di isolamento e di solitudine in cui le persone fragili oggi riescono a risultare completamente invisibili a tutti. Ai vicini di casa, ai servizi territoriali, alla rete delle agenzie presenti sul territorio. E come in questo caso, invisibili anche a chi – con quelle persone fragili – ha un legame di sangue strettissimo, come mamma e sorella. Non c’è da esultare per la condanna di Alessia Pifferi. E nemmeno da dire semplicemente che la giustizia ha fatto il suo corso. C’è da interrogarsi su quanti altri casi come il suo potrebbero essere presenti nelle nostre grandi e anonime città. È vero la giustizia ha emesso la sua sentenza. Ma il cuore, di fronte a fatti così, non potrà mai trovare pace.

 
 
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