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mercoledì 19 gennaio 2022
 
 

Cardiologia infantile, lezione al Buzzi

16/12/2011  Un interessante dibattito all'ospedale Vittore Buzzi di Milano ha visto come protagonista Lindsey Allan, luminare e pioniera della cura delle cardiopatie infantili.

Parla con voce pacata e sicura, spiegando con parole semplici anche cose molto complesse. Lindsey Allan, professore di cardiologia fetale al King's College Hospital di Londra e vincitrice del VI premio per la ricerca scientifica Arrigo Recordati, ieri è salita in cattedra per una lezione magistrale nell'aula magna dell'ospedale Vittore Buzzi di Milano. In platea soprattutto camici bianchi e genitori di bambini che hanno vissuto il dramma di una cardiopatia congenita, patologia che rappresenta la prima causa di mortalità infantile durante il primo anno di vita e nella cui diagnosi precoce la Allan ha impegnato la sua intera carriera professionale, diventando un pioniere nel settore. È stata, infatti, la prima al mondo a documentare le immagini ecocardiografiche normali del cuore del feto e a descrivere in fase prenatale le alterazioni morfo-funzionali in molti casi di malformazioni cardiache. Diagnosi prenatale corretta e accurata che ha un effetto notevole sulla prognosi, permette la tempestiva somministrazione di un trattamento appropriato e riduce le malattie associate alle alterazioni emodinamiche.

«Quasi l'1% di tutti i nati vivi è portatore di un difetto cardiaco, ma si stima che circa il 25% dei neonati con gravi forme di cardiopatia congenita sia tuttora dimesso dall'ospedale senza una diagnosi», ha ricordato il professor Alberto Pellai, medico e ricercatore presso la facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Milano chiamato a moderare l'incontro che ha visto la partecipazione, tra gli altri, anche dell'assessore alla salute della Regione Lombardia Luciano Bresciani, del primario del reparto di clinica ostetrico-ginecologica dell'ospedale Buzzi Enrico Ferrazzi, di Roberto Ferrari, past president dell'International Society for Heart Research e di Elio Canovi, presidente dell'Associazione per l'assistenza del bambino cardiopatico.

Lindsey Allen, nella sua lezione ricca di immagini, ha ripercorso cronologicamente le tappe della sua carriera professionale: «Nel XVIII e nel XIX secolo la ricerca scientifica ha dimostrato come il suono si rifletta da un oggetto solido verso la fonte sonora e come le onde sonore vengano trasmesse meglio attraverso i liquidi anziché nell'aria: evidenze scientifiche che hanno costituito la base per l'uso degli ultrasuoni, utili per la rilevazione degli iceberg nell'oceano dopo il disastro del Titanic e durante le guerre mondiali per la rilevazione dei sottomarini. Le prime applicazioni di queste tecniche in campo medico risalgono al 1963. Io negli anni '60 ero una studentessa e allora non pensavo ci fosse un grande futuro per le ecografie: le immagini erano fisse e le macchine molto ingombranti. Alla fine degli anni Settanta, con i progressi della tecnologia è nata una macchina mobile in grado di esaminare anche immagini in movimento, quindi il cuore. Allora avevo appena avuto un figlio, ho cominciato a studiare questo nuovo settore: nessuno aveva esperienza a quel tempo, tutto era nuovo. Dagli anni '80 la tecnologia e le nostre idee hanno progredito di pari passo». E i risultati raggiunti sono stati sorprendenti. «E inaspettati. Tra il 1980 e il 1985 si esaminavano soprattutto pazienti ad alto rischio, madri diabetiche ad esempio. Poi però si è visto che nel 90% dei casi le cardiopatie congenite si rilevano in pazienti a basso rischio. Abbiamo osservato che la maggior parte delle malformazioni cardiache si sviluppa prima dell'ottava settimana di gestazione, e che può peggiorare durante la gravidanza. Inoltre, abbiamo riconosciuto che una maggior translucenza nucale a circa 12 settimane è correlata a cardiopatia congenita: ciò ha portato a un aumento della diagnosi in fase precoce».

 La translucenza nucale è un tipo di ecografia prescritta oggi a ogni futura mamma fa tra l'11sima e la 13sima settimana, rileva la presenza di una raccolta fisiologica di liquido nella regione della nuca del feto, raccolta che aumenta in feti con malattie cromosomiche o malformazioni.

Fondamentale per ogni ricerca e per ogni progresso della conoscenza è la condivisione delle informazioni. «Questo settore di indagine mi ha da sempre affascinata - ha proseguito la Allan-  e ho insegnato quello che so a più di 9 mila studenti di tutto il mondo, anche tramite internet. Sul sito www.fetalmedicine.com c'è uno spazio dedicato ai corsi on line, per esperti ma anche per genitori. Ci sono studenti, ad esempio, che mi inviano immagini on line che non riescono a leggere bene, condividiamo le esperienze».

E in questo campo, la condivisione si realizza in ogni dove e in ogni forma. Condivisione di professionalità con missioni e interventi in nazioni in difficoltà, ad esempio: l'European Hearth for Children, ha spiegato il professor Roberto Ferrari, opera creando gruppi di almeno 8 medici in grado di lavorare in loco per realizzare dipartimenti dedicati alle cardiopatie congenite. In due anni di attività sono stati trattati e salvati 498 bambini in Siria, Marocco ed Egitto. Il progetto globale prevede la costruzione di unità operative di cardiologia pediatrica in Marocco, Kosovo, Egitto e Senegal. Molto significativo il video che si può vedere al link: http://www.escardio.org/Policy/european-heart-children/Pages/first-mission.aspx.

E poi c'è la condivisione di esperienze tra genitori: l'Associazione per l'assistenza al bambino cardiopatico (AABC), sorta nel 1989 per iniziativa del primario cardiologo dell'ospedale Buzzi Sigfrido Montella, riunisce un piccolo gruppo di genitori di bambini cardiopatici, ha sede presso l'ospedale milanese e affianca il servizio di cardiologia pediatrica garantendo anche sostegno economico alle famiglie con bambini bisognosi per interventi particolarmente complessi. Tra le altre cose, nel 2008 ha donato al servizio di cardiologia pediatrica dell'ospedale Buzzi un elettrocardiografo che permette uno screening cardiologico ai bambini nei primi 30 giorni di vita: i circa 4mila bambini nati in questo ospedale ogni anno, al momento della dimissione dal nido, ricevono un'impegnativa con la data dell'appuntamento per lo screening cardiologico che viene garantito grazie a questa donazione.

Per info: www.aabc.it/pagine/pagina.aspx?ID=Home&L=IT.  

 
 
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