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domenica 14 agosto 2022
 
Politica e Magistrati
 

Giustizia, le ferie sono un falso problema. Quelli veri sono altri.

26/01/2015  Le relazioni di apertura dell'anno giudiziario hanno parlato di mafia, di 'ndrangheta, di Expo, di corruzione, di terrorismo. Ma è bastata una frase contro il taglio delle ferie dei magistrati per spostare il dibattito dalla luna al dito.

Mafia Capitale ha riempito le cronache per settimane, poi puf sparita dall’attenzione pubblica. La cosiddetta indagine Infinito che nel 2010 aveva portato l’interesse dei giornali di tutto il mondo sulla ‘ndrangheta in Lombardia è andata a sentenza in Cassazione con oltre 100 condanne definitive la scorsa estate, l’hanno notato in pochi e per un paio di giorni appena. Mose ed Expo, finite con patteggiamenti per corruzione, sono nel cono d’ombra da un pezzo e si parla poco pure della Procura nazionale antiterrorismo. La prescrizione uccide processi e processi, spesso sull’orlo della Cassazione (il più delle volte per reati della Pubblica amministrazione), con gran dispendio di energia, denari e gran senso di impotenza nei cittadini.

Questa è la luna: la luna nera cui hanno abbaiato per ore i Presidenti delle Corti d’Appello di tutta Italia all’inaugurazione dell’anno giudiziario 2015. A giudicare dal dibattito che ne è seguito si direbbe che abbiano abbaiato invano: alla fine l’occhio di bue, nel gran teatro del dibattito pubblico, ha illuminato i malumori attorno alle ferie dei magistrati e lo “scontro tra politica e magistratura”, virgolette d’obbligo da 23 anni a questa parte.  Non ci vuole uno sprovveduto sbarcato or ora da Marte per capire che la discussione si sta concentrando sul dito che indica la luna.

Si potrebbe esercitarsi alla questione filosofica dell’uovo e della gallina: è nata prima la gallina del decreto legge con cui sono state tagliate le ferie dei magistrati annunciato dal Premier con quell’offensivo slogan demagogico: "meno ferie ai magistrati giustizia più veloce" o l’uovo della citazione orwelliana, strategicamente infelice in quel contesto, del Procuratore generale di Torino Marcello Maddalena, che ha offerto alla politica l’assist per replicare soltanto sulle ferie e ignorare tutto il resto? 

Domanda oziosa: è evidente che le ferie non sono in questo momento il problema e neppure la soluzione. Il taglio non farà morire magistrati di lavoro, ma non migliorerà di una virgola l’efficienza della macchina giudiziaria, per il semplice fatto che, per dirla con un adagio cremonese, sortisce lo stesso risultato che caverebbe chi pretendesse di soddisfare l’appetito di un asino con una caramella: la lentezza dei processi italiani è frutto di una molteplicità di fattori, sui quali ferie e periodo feriale (che è cosa diversa) incidono in modo probabilmente infinitesimale. Certamente meno di quanto non incida la carenza d’organico di circa 8.000 cancellieri, certamente meno di quanto inciderà nei prossimi mesi il pensionamento, imprevisto causa nuova legge, dei vertici della Cassazione tutti in una volta, infinitamente meno di quanto incida una procedura farraginosa che complica a dismisura il processo, con il risultato di danneggiare innocenti (troppo a lungo in attesa di giudizio) e vittime (in attesa di risposte che potrebbero non arrivare mai) e di favorire chi – facoltoso - avendo torto  può resistere in giudizio fino alla prescrizione, sperando nell’impunità che potrebbe derivarne.

La replica del Premier Matteo Renzi, che coglie l’assist e segna facile gol – come altri magistrati hanno pubblicamente avuto modo di notare – parla di ferie, di strapotere delle correnti (fingendo di dimenticare che ha mantenuto, anche dopo una gaffe che aveva definito” indifendibile”, un capo corrente sottosegretario alla Giustizia) -, parla di sentenze rapide e giuste.  Ma chiunque non sia digiuno di questioni giudiziarie sa che la buona volontà dei magistrati da sola, anche al netto di tutte le ferie, anche al massimo dell’abnegazione e dell’organizzazione, non potrebbe rendere rapida d’incanto una giustizia intasata, per la stessa ragione che il anche miglior pilota e l’auto più potente restano imbottigliati come tutti se il troppo traffico e le condizioni della strada predispongono all’ingorgo. Poi, siamo d’accordo che si possa migliorare anche l’efficienza di piloti e motori.  

Affrontare i problemi in questo modo di certo aiuta il consenso di chi non conosce bene i meccanismi e favorisce quello che è stato chiamato scontro, ma chi ci ha messo la faccia per risolvere i problemi davvero farà bene a guardare non solo alla singola famigerata infelice frase orwelliana di Maddalena ma anche e soprattutto alle tante altre frasi (di Maddalena e d’altri) che hanno fotografato i problemi sostanziali di cui si parlava all’inizio.

Diversamente si rischierà di dar ragione a un’altra frase dura, passata invece sotto silenzio, pronunciata dal Pg presso la corte d’Appello di Roma Antonio  Marini: «l'inchiesta sul clan Carminati ha messo in luce il crescente intreccio tra mafia e corruzione, che costituiscono i due mali endemici della nostra società. Ha svelato l'esistenza di un'organizzazione di tipo mafioso capace di intimidire e corrompere politici di ogni schieramento. Non v'è dubbio che tali vicende finiscono per alimentare la sfiducia nella capacità della politica, inquinata sempre più da pratiche corruttive, a risolvere il grave fenomeno della corruzione nel nostro Paese»

 
 
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