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giovedì 06 maggio 2021
 
GLI SCENARI
 

Diario di una crisi incomprensibile agli stessi politici, insopportabile per i cittadini

31/01/2021  Roberto Fico termina le consultazioni con le forze che dovrebbero sostenere il Governo. Renzi la spunta sul cronoprogramma, ma tutti gli altri premono per un Conte ter. In alternativa prospettano un Governo istituzionale che porti al voto.

Governo sì, Governo no, Governo forse. Il secondo giorno di consultazioni del presidente incaricato Roberto Fico si conclude ridando subito la parola, o meglio lo scritto, alle stesse delegazioni che ha appena ricevuto. Perché mettano, nero su bianco, le proposte su cui i partiti che sostengono la maggioranza sono disposti a procedere assieme. Renzi incassa una vittoria e si appresta a rientrare nell’esecutivo da una posizione di maggior forza. Sempre che, per stravincere, non mandi all’aria tutto. Ha chiesto, e ottenuto, un programma scritto dove ci sia «chi fa cosa e in che tempi» «per togliere a tutti un alibi». I 5 stelle hanno rilanciato sposando l’idea, a loro cara da sempre, di un «cronoprogramma puntiglioso» e anche i centristi «responsabili, che non è una brutta parola», ha chiarito l’onorevole Bruno Tabacci, hanno stilato una bozza articolata in punti con le urgenze per il Paese.

Assieme alle disponibilità attorno ai contenuti, così come declinati da Matteo Renzi, però, è arrivato anche l’altolà sul nome. TuttI i gruppi finora ricevuti da Fico, a eccezione di Italia viva, hanno indicato in Conte l’unico premier che possa guidare il nuovo esecutivo.

E, se non ci dovesse essere un Conte ter, l’alternativa sarebbe un Governo istituzionale, o del Presidente, che porti l’Italia al voto. Senza un esecutivo politico è stato escluso dallo stesso Quirinale il nome, fatto a più riprese da alcune forze politiche, di Mario Draghi come premier. L’ex governatore della Banca europea è infatti considerato una «riserva per il Paese» da non bruciare in una crisi come questa dal respiro corto.

E se dal M5S arriva qualche segnale distensivo con la rinuncia da parte della fronda antirenziana a convocare la propria riunione nel pomeriggio, il Pd, Leu, lo stesso M5S, il gruppo “Europeisti - Maie - Centro Democratico”, quello “Per le Autonomie (Svp-Patt, Uv)” e il gruppo parlamentare misto della Camera e quello del senato (limitatamente alle componenti che fanno riferimento alla maggioranza: Centro Democratico- Italiani in Europa; Maie-Movimento associativo Italiani all’estero-Psi; Minoranze linguistiche) mettono sul tavolo progetti a lunga scadenza. «Consideriamo che il programma-patto di legislatura dovrà  essere definito con Conte quando sarà incaricato», spiega Tabacci, «ma poiché sappiamo scrivere, abbiamo offerto oggi 5 punti». Anche per cercare di abbreviare la crisi che, almeno a parole, tutti auspicano breve. A momento, fuori gli argomenti divisivi, le attenzioni si concentrano sul recovery plan, le riforme istituzionali, la scuola, la transizione al verde, il contrasto alle infiltrazioni mafiose soprattutto in vista dell’arrivo dei fondi europei, il sostegno alle imprese nei territori, all’economia circolare, il salario minimo legale, la riduzione del consumo del suolo, lo ius culturae, il monitoraggio dei decreti attuativi, il dialogo costante con le parti sociali, per citare soltanto alcune delle proposte elencate nelle conferenze stampa.

Un programma che potrebbe avere una base solida a sostegno anche se, dice Tabacci, «se ci saranno nuovi responsabili lo si saprà quando il presidente incaricato avrà presentato la sua squadra e il suo programma e si vedrà  chi vota e chi non vota. Non è il caso ora di fare dei vaticini».

Intanto «dagli incontri con le forze politiche è emersa la disponibilità di tutti a procedere su un confronto comune per raggiungere una sintesi», ha stringatamente concluso Roberto Fico al termine del primo giro di consultazioni. Adesso sono al lavoro i tessitori per la stesura di un testo che possa trovare tutti d’accordo. La verifica domani a Montecitorio. E solo allora si saprà se Renzi si riterrà soddisfatto o se aprirà un nuovo fronte in quella che è sempre di più, come hanno dichiarato alcuni dei gruppi ricevuti oggi da Fico, «una crisi incomprensibile per i politici e insopportabile per i cittadini».

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