Contribuisci a mantenere questo sito gratuito

Riusciamo a fornire informazione gratuita grazie alla pubblicità erogata dai nostri partner.
Accettando i consensi richiesti permetti ad i nostri partner di creare un'esperienza personalizzata ed offrirti un miglior servizio.
Avrai comunque la possibilità di revocare il consenso in qualunque momento.

Selezionando 'Accetta tutto', vedrai più spesso annunci su argomenti che ti interessano.
Selezionando 'Accetta solo cookie necessari', vedrai annunci generici non necessariamente attinenti ai tuoi interessi.

logo san paolo
domenica 19 maggio 2024
 
 

Terremoto, non c'è pace per Pollino

27/10/2012  Un'altra notte all'aperto, e sotto la pioggia, per gli abitanti dei Comuni vicini al massiccio. E le previsioni meteo e degli esperti non lasciano tranquilli.

Seconda notte all'aperto, e sotto la pioggia, per molti degli abitanti dei comuni situati sul massiccio del Pollino interessati ieri dal terremoto di magnitudo 5. Anche chi non ha avuto la casa dichiarata inagibile (11 quelle nel centro storico di Mormanno) ha preferito evitare di fare rientro nella propria abitazione.

Lo stress e l'angoscia per le oltre 2.200 scosse registrate negli ultimi due anni prima di quella più forte, oltre alla paura di un nuovo sisma ha spinto centinaia di persone a trascorrere la notte in auto in spazi aperti, nonostante il peggioramento delle condizioni meteo con un abbassamento della temperatura, arrivata intorno a 10 gradi, e la pioggia. Altri hanno trovato ospitalità da parenti in zone più sicure o in albergo.

Le previsioni meteo, per oggi, danno pioggia su tutta la zona.
Circostanza che contribuisce a mettere a ulteriormente dura prova le popolazioni colpite dal sisma. Anche stanotte la terra è tornata a tremare con tre scosse tra le 0.37 e le 4.42 due delle quali di magnitudo 2.8 ma allo stato non sono segnalati ulteriori danni. Le verifiche sulla stabilità degli edifici, comunque, proseguiranno anche oggi.

Il terremoto nella zona del Pollino non è una sorpresa. Nella notte di ieri erano state 22 le scosse che hanno fatto tremare la terra tra la Calabria e la Basilicata, registrate dall’Istituto nazionale di Geofisica e vulcanologia (Ingv), ma il sisma si è avvertito in tutto il sud Italia. Alle 1.05 una scossa più forte delle altre, di magnitudo superiore a 5. Il lungo sciame sismico sta colpendo l’area da oltre due anni, con un’intensità crescente negli ultimi mesi. Gli esperti lo ripetono ogni volta, impossibile prevedere con esattezza quando arriva la scossa più forte, quella che fa scendere in strada, dormire in macchina, avere paura.

Ma ieri mattina solo i non addetti ai lavori si sono stupiti di quanto è successo: «Da tempo prevediamo scosse di livello 5.6 o superiori in un’area che comprende il Pollino – spiega il sismologo Giuliano Francesco Panza, professore del dipartimento di Matematica e Geoscienze dell’Università di Trieste -, quindi non è una sorpresa, sapevamo che sarebbe potuto accadere». Certo, come i sismologi sostengono da tempo è impossibile prevedere il momento esatto in cui avviene un terremoto, ma sui rischi non ci sono dubbi: «I terremoti non possono essere previsti con grande precisione, ma conosciamo bene i rischi delle zone ad alta sismicità, come appunto il Pollino». E quello che è accaduto al confine tra Calabria e Basilicata è ben diverso da ciò che è successo all’Aquila, dove sono stati condannati gli esperti della Commissione Grandi Rischi: «Qui nessuno è stato così avventato da tranquillizzare la popolazione. Dire che i terremoti non sono prevedibili e allo stesso tempo assicurare che non ci sarà una scossa è una contraddizione evidente ed è quello che è accaduto all’Aquila. Non possiamo dare la responsabilità genericamente ai sismologi, le responsabilità sono personali. Sicuramente per quanto riguarda il terremoto di stanotte non ci sono state sorprese».

Ma quando finiranno le scosse? «Impossibile prevederlo – spiega Ignazio Guerra, sismologo dell’Università della Calabria che da tempo studia quanto sta avvenendo nella zona del Pollino -: nel settembre 2010 abbiamo iniziato a registrare lo sciame sismico con un secondo sismografo oltre a quello già presente ed eravamo consapevoli che ci possono essere scosse forti, anche di energia maggiore rispetto a quella della notte scorsa. La sismicità nel Pollino non sorprende perché da sempre questa area è a grande rischio: ricordiamo terremoti importanti come quello del 1973, ma, andando indietro nel tempo e come risulta dalla documentazione storica, fu forte anche nel 1888». Per far fronte alle emergenze però gli studi dell’Università non bastano: «Non siamo onniscienti, però – sottolinea il professore -: i dati che abbiamo a disposizione sono ancora insufficienti per capire a fondo il fenomeno. Ci vorrebbero studi più approfonditi con team interdisciplinari di sismologi e geologi per vedere cosa sta accadendo. Ci vorranno anni di registrazioni e studi per valutare i movimenti della terra in Italia: dobbiamo ricordarci che la sismologia è una scienza recente e ancora oggi le risorse che abbiamo a disposizione sono scarse. Da domani l’attenzione su quanto sta accadendo nella zona del Pollino andrà calando fino alla prossima scossa di grande intensità, ma la terra continuerà a tremare».

 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo