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Giovanni Toti: «Basta polemiche, Genova deve risorgere»

10/09/2018  Parla il governatore della Liguria nominato commissario per l’emergenza dopo il crollo del Ponte Morandi. «Dobbiamo trasformare questo disastro in un’opportunità di crescita. Il nuovo viadotto progettato da Renzo Piano sarà pronto entro il 2019»

«Genova è stata colpita da una grande tragedia ma ha reagito con grande generosità e determinazione», spiega il governatore ligure Giovanni Toti, nominato dalla Protezione civile Commissario straordinario per l’emergenza seguita al crollo del Ponte Morandi. Dal giorno della tragedia lavora a ritmi forsennati per evitare il collasso del capoluogo ligure, spezzato in due dal disastro. Il governatore dovrà essere anche attuatore per gli appalti - anche per gli interventi sul demanio marittimo e le aree Ilva - oltre che responsabile del restauro e della messa a disposizione delle case per gli sfollati. « È vero, i danni alle infrastrutture hanno tagliato in due la città», prosegue, «ma anche l’intera Regione e se vogliamo tutta l’area del Nordovest. Ma ci stiamo muovendo con grande energia per ricostruire. Entro il 2019 serve un nuovo ponte. Resta il dolore per quei 43 morti».

Dopo i morti e i feriti il dramma più grande riguarda le oltre seicento persone che abitavano sotto i piloni del Morandi e che sono state sfollate.

«Penso allo shock di doversene andarsene in pochi minuti senza l’orologio sul comodino o il caricabatteria o il diploma di laurea dei propri €figli. Stiamo cercando di fare di tutto perché questo disagio venga mitigato sia nell’immediato con l’assegnazione delle case, sia nel futuro con gli indennizzi. Stiamo per varare una legge ad hoc per i risarcimenti, che devono tenere conto anche dei disagi patiti».

A che punto sono le assegnazioni?

«Metà degli sfollati ha già una sistemazione, ne stiamo consegnando a un ritmo di sette, otto al giorno. Avevamo previsto di concludere entro novembre ma se andiamo avanti così potremmo €finire a fi€ne settembre. Sono già partiti i cantieri a mare per il “bypass portuale” del traf€fico pesante e per una nuova arteria stradale. A pochi giorni da quel disastro mi pare un record assoluto. Stiamo lavorando anche per mitigare il disagio dei genovesi con la ripresa autunnale. Invito i cittadini a servirsi del “car pooling”, mettendo in comune l’auto per andare al lavoro, in modo da intasare il meno possibile il traf€fico. Chiederemo alle scuole di adottare orari flessibili, con ingressi scaglionati degli studenti: la circolazione sarà meno congestionata».

Genova sta affrontando i momenti più bui dal Dopoguerra.

«Genova è una città che ha vissuto molti lutti negli ultimi anni e sa che cosa sono le tragedie. Basti pensare alle alluvioni del 2011 e del 2014. Ma ha anche le risorse proprie per risollevarsi. Questa è una tragedia che riguarda tutto il Paese. Basti pensare che la città è il primo porto d’Italia (vale più di sei miliardi di Iva) e movimenta l’insieme di tutti gli altri porti del Paese. In questi giorni non faccio che parlare con imprenditori, armatori, spedizionieri: c’è la volontà di trasformar questo disastro in un’opportunità di crescita».

Cosa l’ha colpita maggiormente in questi giorni terribili?

«La compostezza di fronte al dolore sia delle famiglie coinvolte sia dell’intera città, oltre al lavoro senza sosta dei soccorritori e della protezione civile. Lo scrosciante applauso ai rappresentanti del Governo e della Regione significa che c’è ancora fiducia di fronte alle istituzioni. Si dice che i genovesi sono famosi per il mugugno. Ma in questo caso non hanno mugugnato per niente, hanno stretto i denti e si sono rimboccati le maniche. La cosa importante è che questa tensione morale non vada scemando, bisogna tenere la guardia alta. Perché la vera emergenza finirà solo alla ricostruzione del ponte non un minuto prima».

Le piace il progetto di Renzo Piano?

«È un bellissimo ponte, anche se non è ancora un progetto completo, mancano le specifiche tecniche degli ingegneri. Ma il progetto di fondo sarà quello. Ci tengo a sottolineare che Piano lavorerà per la sua città a titolo totalmente gratuito. Quando mi ha chiamato per sottopormi il progetto mi ha spiegato che quel ponte da giovane lo aveva percorso tante volte, che la sua Genova doveva risorgere e che il nuovo ponte sarebbe divenuto il simbolo della resurrezione, rispecchiando il carattere dei genovesi, essenziale, asciutto, senza troppi fronzoli».

Per la ricostruzione Genova ha bisogno di una legge speciale?

«Sì, ci aiuterebbe. L’ordinanza della Protezione civile ci permette interventi molto rapidi, ma per passare alla fase della ricostruzione vera e propria abbiamo bisogno di deroghe che ci permettano di non tirarla troppo lunga con gare e appalti».

C’è chi si lamenta che non ci siano ancora degli indagati per il crollo. Lo ha fatto anche il ministro Salvini.

«La Procura della Repubblica di Genova sta facendo seriamente il suo corso. Capisco la sete di giustizia, ma la giustizia va esercitata con i giusti tempi. Ho piena fiducia nella procura di Genova. So che se ci saranno responsabilità queste saranno severamente punite. Tutte le istituzioni devono fare la propria parte,mettendo da parte le polemiche politiche. La città ha già sofferto molto e non è giusto unire a questa sofferenza una prolungata agonia».

(foto Ansa)

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