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mercoledì 17 agosto 2022
 
In occasione della giornata Onu
 

“Ponti e non muri” per i palestinesi

29/11/2014  A Lucca si parla di questo popolo, che dal 1947, secondo le risoluzioni delle Nazioni Unite, dovrebbe avere un suo Stato. E che invece ancora oggi lo aspetta. «La due-giorni», dice don Nandino Capovilla, coordinatore per Pax Christi della campagna “Ponti e non muri”, «serve a ribadire che la questione palestinese è ancora irrisolta».

«Nel 2014, dichiarato dalle Nazioni Unite anno della solidarietà per il popolo palestinese, non si è fatto... nulla. In questo contesto, ci meraviglia che il nostro appuntamento del 28-29 novembre a Lucca abbia ottenuto l'adesione di nomi importanti, quali Ray Dolphin, Gideon Levy, Moni Ovadia». A parlare così è don Nandino Capovilla, coordinatore per Pax Christi (associazione organizzatrice dell'evento, assieme a Provincia e Comune di Lucca, e Scuola per la pace) della campagna “Ponti e non muri”.

L'iniziativa lucchese è organizzata in occasione della Giornata Onu per i diritti del popolo palestinese, il 29 novembre. La data fu scelta per un motivo preciso: «In tale giorno, infatti, nel 1947, l'Assemblea Generale adottò la Risoluzione sulla Partizione. Stabiliva la creazione in Palestina di uno “Stato ebraico” e uno “Stato arabo”, con Gerusalemme come corpus separatum, sottoposta a un regime internazionale speciale. Ma dei due Stati previsti, solo uno, Israele, ha visto la luce. Il popolo palestinese, attualmente 8 milioni di persone, vive principalmente nel territorio palestinese occupato da Israele nel 1967, compresa Gerusalemme est, oltre che in Paesi arabi confinanti e in campi profughi nella regione. La Giornata, pertanto, serve a ribadire che la questione palestinese è ancora irrisolta», continua don Nandino.

L'assessore della Provincia di Lucca, Mario Regoli, aggiunge: «In questi giorni ricordiamo con gioia i 25 anni dalla caduta del muro di Berlino, questo stona molto con i muri alti e spessi che vediamo issare in altre parti del mondo».

"La comunità internazionale che fa?"

Nella due giorni si parla di muri da abbattere anche perché quest'anno ricorre il decennale della campagna di Pax Christi “Ponti e non muri”, ma la vera novità rispetto agli altri anni sarà l'attenzione che sarà prestata a Gerusalemme.

«I recenti fatti richiedono una seria riflessione sul suo futuro», riprende don Nandino. «Gli ultraortodossi si sono impossessati della Città Santa e di questo nessuno parla. Si parla degli scontri, ma non è questione di chi tira la pietra o fa un attentato. La comunità internazionale deve dire chiaramente che cosa vuol fare di Gerusalemme. Netanyahu ha difeso la decisione del suo governo di approvare il progetto di legge che definisce il carattere ebraico dello Stato di Israele. Ci rendiamo conto di che cosa significa? Il 20% della popolazione non è ebrea. Cosa ci dobbiamo aspettare? Una pulizia etnica? Ormai la città è in mano ai movimenti dei coloni che hanno un potere quasi assoluto all'interno della Knesset. Il mondo ne parla solo quando c'è di mezzo la parola sinagoga. Ma bisogna anche capire che cosa sta dietro a una strage. Ovviamente niente giustifica un atto di terrorismo, ma la comunità internazionale che fa?».

Per quanto concerne gli eventi, la due giorni si è aperta il 28 novembre con un incontro di anteprima, intitolato “Toscana. Guardare oltre, verso Israele e Palestina: i loro confini, le loro abitudini, le loro convinzioni. Per un mondo terra di tutti”. Ospiti sono stati Ray Dolphin (rappresentante Onu a Gerusalemme, che ha parlato di come i confini siano stati modificati nel tempo in modo arbitrario con conseguenze importanti per la popolazione); Mohammed Kathib (rappresentante dei comitati popolari di resistenza dei villaggi palestinesi, che ha focalizzato il suo intervento sulle abitudini e le convinzioni di chi vive sotto occupazione); infine, il giornalista Gideon Levy che rifletterà sulla condivisione di una terra, «per un mondo terra di tutti».

Il 29 novembre gli stessi ospiti animeranno “Homeland: Quale solidarietà per il popolo palestinese?”. Il convegno si tiene nell'auditorium San Romano, a partire dalle 9.30: si parlerà di come l'Onu sta lavorando per la pace e la giustizia, della politica israeliana, di come è cambiata la resistenza palestinese.

Ci sono, poi, alcune mostre: dal 28 novembre al 13 dicembre, nella sala Accademia II di Palazzo Ducale, “Effetti collaterali”, fotografie che immortalano la disperazione di donne, bambini, anziani, costretti a vivere in un campo profughi (a cura di un gruppo di fotografi dell'associazione Graffiti Press, guidati da Gianni Pinnizzotto). Il 29 novembre, in San Romano, mostre delle opere partecipanti al concorso d'arte contemporanea organizzato da InvictaPalestina “Ticket to rights Partenza: Palestina. Destinazione: mondo”, un viaggio attraverso i diritti umani negati, a cura di No mas.

Fino al primo dicembre, invece, alla biblioteca civica Agorà sarà visitabile “Una tragedia rimossa: la Palestina negli anni 2002-2004”, spaccato di un popolo devastato, attraverso le parole di un poeta che canta l'amore per la propria terra (a cura dell'associazione fiorentina di amicizia italo-palestinese onlus). Dal 28 al 30 novembre, sotto al loggiato di Palazzo Pretorio, in piazza San Michele, “Undici giorni in Palestina”: un insieme di scatti e suggestioni da una terra controversa (a cura di Pattuglia Palestina Clan2011 Lucca). Infine, nella chiesa si San Salvatore (28-30 novembre), “Daily life in area C”: l'esposizione intende restituire agli occhi dei visitatori la quotidianità nei Territori palestinesi (a cura di Gruppo di volontariato civile onlus, Bologna).

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