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venerdì 24 maggio 2024
 
 

Pooh, ragazzini di 60 anni

20/10/2010  "Dove comincia il sole" è il nuovo album dello storico gruppo. Che presenta un nuovo batterista: Steve Ferrone. Il futuro? "Imiteremo Sandra e Raimondo: faremo Casa Pooh".

Chi sono oggi i Pooh? A vederli seduti attorno a un tavolo negli studi di Tamata, il loro quartier generale alla periferia di Milano, Roby Facchinetti, Dodi Battaglia e Red Canzian sono tre amici che si divertono a ricordare le mille avventure vissute insieme. Ma sono anche tre musicisti orgogliosi di aver realizzato un disco, Dove comincia il sole, che segna una netta svolta rispetto alla loro ultima produzione. Un disco che recupera le atmosfere dilatate di lavori storici degli anni ’70 come Parsifal, arricchite da inedite sonorità rock.

Per comprendere chi sono questi tre sessantenni che si sentono come «una band di ragazzini» (parola di Dodi), forse è utile usare come chiave di lettura il loro rapporto con tre batteristi a cui è legata la loro storia, partendo da Stefano D’Orazio, che li ha lasciati nel 2008, dopo 38 anni. Red: «Già tre anni fa ci aveva manifestato la volontà di chiudere. Speravamo gli passasse e invece non è andata così. Abbiamo avuto un po’ di sbandamento, poi abbiamo capito che dopo tanti anni fra noi c’è ancora un affetto vero». Roby: «Subito dopo è iniziata la sfida con noi stessi come musicisti: ci siamo chiesti se avevamo ancora qualcosa da dire. Abbiamo capito che dovevamo ripartire da zero». Dodi: «Siamo prima di tutto tre musicisti che trovano la loromassima realizzazione sul palco. Abbiamo quindi composto le nuove canzoni come una band che suona dalla mattina alla sera, in modo molto istintivo».

Ad accompagnarli in questa nuova avventura c’è Steve Ferrone: classe 1950, inglese d’origine ma americano d’adozione, ha suonato con grandi nomi del rock mondiale. Che c’entra con i Pooh? Red: «Cercavamo un batterista che ci desse una scossa d’energia. Così gli abbiamo inviato una e-mail che sembrava la letterina di un bambino: “Caro Steve, siamo un gruppo italiano di nome Pooh e ci piacerebbe fare un disco con te”. Lui ci ha subito risposto. Ci conosceva perché aveva visto i manifesti dei nostri concerti tutte le volte che era stato in Italia. Ha rischiato di diventare il nostro batterista già 40 anni fa». L’impegno di Ferrone per ora è limitato al disco e al tour che partirà il 23 novembre. Red: «Se il prossimo disco vogliamo farlo con un’orchestra sinfonica o con dei mandolinisti bulgari, che ce ne facciamo di uno come Steve? Vogliamo sentirci totalmente liberi».

E veniamo al terzo batterista, il meno conosciuto ma il più importante perché, con Roby, fu fra i fondatori del gruppo nel 1966: Valerio Negrini. Cinque anni dopo, decise di lasciare il posto a D’Orazio, ma continuò a firmare quasi tutti i testi dei Pooh, cosa che ha fatto anche nell’ultimo disco. Di tornare sul palco, però, non se ne parla. Roby: «Ha suonato l’ultima volta con noi in alcuni concerti 18 anni fa, ma non ama stare sotto i riflettori». Red: «Valerio è un vero intellettuale, ha una cultura spaventosa. Ma è anche totalmente asociale: è uno che ama starsene chiuso in casa con i suoi libri. E poi è un vero disastro: una volta si è rotto un dito giocando a tombola, chissà cosa potrebbe combinare su un palco con una batteria...». Roby: «Vi ricordate quando in vacanza al mare l’abbiamo convinto a mettere per la prima volta in vita sua la testa sott’acqua? Quando la tirò fuori, una medusa gli penzolava da un occhio...».

I tre scoppiano a ridere fino alle lacrime. E se si domanda loro come si immaginano fra dieci anni, Red risponde pronto: «Speriamo di riuscire a emulare i nostri amici Raimondo Vianello e Sandra Mondaini, che fino a quando hanno potuto hanno continuato a fare il loro lavoro». Roby: «Invece di Casa Vianello, potremmo fare Casa Pooh». Red: «Però i calci sotto le coperte li darai tu! Io, al massimo, leggerò la Gazzetta dello sport».

 
 
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