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domenica 20 settembre 2020
 
Giornata della memoria
 

Porrajmos: lo sterminio rimosso degli zingari

27/01/2015  Nei lager nazisti insieme agli ebrei furono uccisi 500.000 zingari deportati da tutta Europa. Le barbarie compiute su di loro sono pari a quelle inferte al popolo ebraico. Proprio nel Giorno della Memoria questa tragedia, insieme a quella della Shoah, deve essere ricordata per non dimenticare.

La Germania nazista si connota per il suo manifesto antisemitismo, che si concluderà tragicamente con lo sterminio di oltre sei milioni di ebrei: la Shoah. Con loro furono perseguitate altre minoranze: oppositori politici, pericolosi delinquenti, omosessuali, fondamentalisti cristiani e gli zingari. Bisogna precisare che il termine zingaro è dispregiativo e cancella il vero significato del nome rom che significa “uomo”.

Tutti conoscono la parola Shoah nessuno Porrajmos, il grande divoramento: lo sterminio degli zingari. La stima è di 500.000 uccisi dai nazisti. Una popolazione pari agli abitanti di Firenze ma che non compare in nessun libro di storia, come il genocidio degli armeni all’inizio del ‘900. «Migliaia di donne, uomini e bambini», ha detto Papa Benedetto XVI, durante l’udienza riservata alle etnie rom, nel 2011, «sono stati barbaramente uccisi nei campi di sterminio. È stato – come dite voi – il Porrajmos, il “Grande Divoramento”, un dramma ancora poco riconosciuto e di cui si misurano a fatica le proporzioni, ma che le vostre famiglie portano impresso nel cuore».

La Germania di Hitler eredita, e rilancia, un’intolleranza verso gli zingari di antichissima data e diffusa tra la popolazione. Furono sottoposti a leggi speciali e durissime, motivate con la necessità di prevenire e reprimere la criminalità e la delinquenza sociale. Nel 1899 a Monaco di Baviera si istituisce la Zingeunerpolizeistelle, cioè un apposito ufficio di polizia con compiti specifici di controllo degli zingari, ribattezzato nel 1926 in "Ufficio Centrale per la lotta alla piaga gitana".

In Italia le leggi razziali del 1938 non colpirono solo gli ebrei ma anche la comunità zingara. Su questo versante il silenzio storico è assordante. I rom internati furono circa 25.000, gli ebrei 7.000. L’internamento dei rom e sinti in Italia obbedisce agli ordini emanati l’11 settembre 1940 dal capo della polizia Arturo Bocchini.

Le cifre, e l’estensione geografica della deportazione e persecuzione zingara sono impressionanti: Romania 300.000; Russia 200.000; Ungheria 100.000; Slovacchia  80.000; Serbia 60.000; Polonia 50.000; Francia 40.000; Croazia 28.500; Italia 25.000; Germania  20.000; Boemia 13.000; Austria 6.500; Lettonia  5.000; Estonia e Lituania 1.000 1.000; Belgio e Olanda 500; Lussemburgo 200 (vedi N. Loredana, La maschera e il pregiudizio. Storia degli zingari, Edit. Melusina, p. 168).

Dal 1933, data dell’ascesa al potere del nazismo, il regime sviluppa una politica repressiva contro gli zingari in tre direzioni ascendenti: 1933–1937, si intensificano le misure vessatorie e di controllo; 1937–1940, si sviluppano rigorosi controlli contro la delinquenza, il vagabondaggio e l’asocialità; infine, 1940–1943, si estendono le leggi razziali anche verso gli zingari.

Il 16 dicembre 1942 Himmler firma l'ordine di internare gli zingari ad Auschwitz, insieme alle prostitute avranno sul petto un triangolo nero e una Z cucita sul vestito. Nel processo di Norimberga Gerrit H. Nales, un olandese internato nel campo di Natzweiller disse: «Siamo stati testimoni del loro arrivo al campo di Natzweiller in condizioni spaventose, durante una tempesta di neve. Malmenati dalle SS, battevano i denti per il freddo, vestiti com’erano soltanto di una giacca a righe di stoffa autarchica. Avevano viaggiato per parecchi giorni soffrendo il freddo e la fame» (vedi M. Impagliazzo, Il caso zingari, Leonardo International, Milano, 2007, p.121). La notte del 2 agosto 1944, un delirante comunicato di Hitler ordina l'immediata eliminazione di tutti gli zingari.

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