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venerdì 28 gennaio 2022
 
Parla padre Ibrahim, parroco di Aleppo
 

«Possiamo distribuire il cibo, un miracolo della Provvidenza»

10/08/2016  Negli ultimi dieci giorni sarebbero morti nella seconda città siriana almeno 130 civili. Nella parte orientale vivono oltre 250.000 civlili e la loro condizione, già tragica, sta peggiorando di giorno in giorno. Padre Ibrahim, parroco di Aleppo,: in questa situazione infernale, ecco anche una buona notizia: “Ci stiamo preparando a distribuire”, dice il parroco , “il pacco alimentare mensile a centinaia, anzi, a migliaia di famiglie che sono nel bisogno. È un miracolo e una provvidenza divina che abbiamo potuto comprare tutto il materiale prima della chiusura della strada principale di Aleppo”.

Sono ore di digiuno e preghiera per la comunità cristiana di Aleppo, la martoriata città siriana dove si combatte dal 2012. “Vogliamo digiunare e pregare perché la volontà della pace regni sempre e perché vinca sull’altra volontà, quella della guerra”, dice alla Radio Vaticana padre Ibrahim, parroco di Aleppo, la seconda città della Siria. “Tanta gente ha paura, manca l’elettricità, come sempre, è mancata anche l’acqua, di nuovo… Tutto è a caro prezzo e negli ultimi giorni due zone sono state evacuate e tante persone hanno dormito e continuano a dormire per le strade e nelle tende”, lamenta padre Ibrahim.

Padre Ibrahim, parroco di Aleppo.
Padre Ibrahim, parroco di Aleppo.

Tuttavia, in questa situazione infernale, ecco anche una buona notizia: “Ci stiamo preparando a distribuire”, dice il parroco , “il pacco alimentare mensile a centinaia, anzi, a migliaia di famiglie che sono nel bisogno. È un miracolo e una provvidenza divina che abbiamo potuto comprare tutto il materiale prima della chiusura della strada principale di Aleppo”. 

In città si sta combattendo una feroce battaglia fra i militari lealisti al presidente siriano Assad (appoggiati dalla Russia, dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah) e i ribelli anti Assad, che controllano la parte orientale di Aleppo. L’esercito siriano tiene la zona sotto assedio e non esita a bombardarla. In questa zona vivono oltre 250.000 civlili e la loro condizione, già tragica, sta peggiorando di giorno in giorno. L’Onu ha lanciato un nuovo appello per una tregua umanitaria urgente, di almeno 48 ore, per garantire i soccorsi e i rifornimenti di acqua e viveri alla popolazione. Tuttavia, secondo la testimonianza di padre Ibrahim, “l’aria non è quella che prepara una tregua” perché “questa volta potrebbe essere anche una guerra totale”.

Il parroco di Aleppo è preoccupato soprattutto dalla prevalenza che i gruppi jihadisti stanno avendo fra i cosiddetti “ribelli”. “Sono i jihadisti più che i ribelli quelli che prendono il timone di tutti questi gruppi di militari che sono veramente molto, molto diversificati”, racconta padre Ibrahim alla Radio Vaticana. A fine luglio era fallita la proposta russa di garantire dei “corridoi umanitari” per favorire la fuga dei civili. Negli ultimi dieci giorni sarebbero morti ad Aleppo almeno 130 civili, ma una stima precisa dei caduti è difficile in un conflitto che si combatte anche con le armi della propaganda.

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