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venerdì 14 maggio 2021
 
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Renzi ritira i ministri. Crisi? impariamo da Lisbona

13/01/2021  In una conferenza stampa il leader di Italia viva ha annunciato le dimissioni delle ministre Teresa Bellanova, Elena Bonetti e del sottosegretario Ivan Scalfarotto. Un atto che lacera maggioranza ed esecutivo. Quanta distanza da altri Paesi in cui la pandemia ha portato a far fronte comune, come in Portogallo, ad esempio: l'editoriale del condirettore Luciano Regolo

Tutta un’Italia col fiato in sospeso per la conferenza stampa di Renzi fa pensare. E la riflessione è amara perché argomentazioni, peso specifico del partito che rappresenta, coerenza d’intenti del leader di Italia Viva sono praticamente nulli rispetto all’enormità della situazione che il Paese deve affrontare.

Questa crisi annunciata sta assumendo sempre più i contorni di una soap-opera o di un reality (che sono sempre più frutto di copioni, sit-com spacciate per realtà). Definirla “sceneggiata” riferendosi alla tradizione partenopea sarebbe troppo. Qui non c’è pathos, non c’è neppure carisma, l’unica cosa che la rende interessante sono le sorti dell’Italia che purtroppo potrebbero subire un duro contraccolpo poiché è il momento di dare corpo a tutte una serie di attività per fermare il Covid e tutto lo tsunami economico-sociale che ha provocato e causare la caduta di un Governo in questo momento non giova certo alla forza che dobbiamo mantenere all’interno come sul piano internazionale.

Ci si chiede quale sia lo scopo di Renzi: vuole erodere altri ex compagni di partito per il suo, sempre più a secco di consensi? Vuole farsi notare magari per qualche incarico internazionale, come si vocifera? Certo, se gli ultimi sondaggi fotografano il vero non gli converrebbe proprio andare alle urne anzitempo, poiché un italiano su due non capisce questa crisi, e quasi la metà la reputa frutto di interessi personali dell’ex “rottamatore”, che oggi dà l’idea di rottamare solo quel poco di stabilità rimasto.

Ci si sta chiedendo, per contro, anche se Conte non abbia già un suo piccolo drappello di prodi per creare una squadra compatta fino alla fine della legislatura in nome della responsabilità di cui avrebbe già accennato a Mattarella nel colloquio odierno al Quirinale.

Ma quale che sia lo scenario che ci attende resta sempre pesante il divario di un certo atteggiamento politico da quello che una vera e piena responsabilità comporta. Dichiarazioni e scelte dei nostri “leader” hanno sempre un certo retrogusto d’inciucio, almeno questa è l’impressione generale. Una lezione di civiltà, durante la Pandemia, è venuta dal Portogallo e ne parlavo stamane con una collega e amica che stimo moltissimo, Valeria Palumbo. Nell’aprile scorso, Rui Rio, il capo dell’opposizione portoghese, è andato in Parlamento e con voce forte e chiara ha dichiarato: «La minaccia che dobbiamo combattere esige unità, solidarietà, senso di responsabilità-. Per me, in questo momento, il governo non è l’espressione di un partito avversario, ma la guida dell’intera nazione che tutti abbiamo il dovere di aiutare. Non parliamo più di opposizione, ma di collaborazione. Signor primo ministro Antonio Costa, conti sul nostro aiuto. Le auguriamo coraggio, nervi d’acciaio e buona fortuna perché la sua fortuna è la nostra fortuna».

Questo è lo spirito di solidarietà e responsabilità autentico che Mattarella continua giustamente a richiamare, nonostante le becere battute da Trump de “noantri” di certi “oppositori” italiani. Speriamo non resti voce nel deserto e che non si siano rottamati del tutto negli ambienti del potere coscienza ed etica dello Stato.

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