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lunedì 23 maggio 2022
 
 

Postacelere deve pagare i danni

22/02/2011  La Corte Costituzionale interviene sul delicato tema della mancata consegna.

La sentenza n. 46/2011 della Corte Costituzionale ha stabilito che è illegittimo l’articolo del dpr n. 156/73 “nella parte in cui dispone che l’Amministrazione e i concessionari del servizio telegrafico non incontrano alcuna responsabilità per il ritardato recapito delle spedizioni effettuate con il servizio postacelere”. Si tratta di una presa di posizione importante nata dall’esame del caso di una società che aveva chiamato in causa Poste Italiane spa al fine di ottenere il risarcimento dei danni per il ritardato recapito di alcuni documenti spediti con il servizio postacelere. Il problema si è ingigantito perché quei documenti erano necessari per la partecipazione a una gara per l’affidamento, tramite procedura negoziata, di alcuni lavori inerenti un impianto di depurazione. Poiché la spedizione era stata inviata nella destinazione sbagliata, la società era stata esclusa dalla gara. Dal canto loro, le Poste si sono limitate a corrispondere il rimborso delle spese sostenute. Il danno per la società era però risultato evidentemente più alto rispetto ai pochi euro necessari alla spedizione. La Corte è stata chiamata a intervenire disponendo che la norma impugnata “determina in favore del gestore un ingiustificato privilegio, svincolato da qualsiasi esigenza connessa con le caratteristiche del servizio, senza dunque realizzare alcun ragionevole equilibrio tra le esigenze del gestore e quelle degli utenti del servizio, equilibrio che il legislatore avrebbe invece dovuto realizzare essendo venuta meno la concezione puramente amministrativa del servizio postale, e quindi la possibilità di collegare tali limitazioni di responsabilità alla necessità di garantire la discrezionalità dell’Amministrazione”. In sostanza il privilegio di cui le Poste si sono avvalse fino ad ora realizza gli estremi della violazione del canone di ragionevolezza e del principio di uguaglianza così come garantiti dall’articolo 3 della Costituzione.

In allegato
la sentenza numero 46.

 
 
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