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domenica 27 settembre 2020
 
 

Starace, riparto dall'Australia

09/01/2013  A 31 anni e dopo un lungo stop il campione di tennis è pronto a rimettersi in gioco in competizioni importanti. Primo obiettivo: qualificarsi per gli Australian Open, ma non solo.

Potito Starace, 31 anni,  nell'incontro con il polacco Lukasz Kubot durante gli Italian Open 2012 a Roma (foto Ansa).
Potito Starace, 31 anni, nell'incontro con il polacco Lukasz Kubot durante gli Italian Open 2012 a Roma (foto Ansa).

Questione di ripartenze. Il tennis, il primo sport a rimettersi in moto. La stagione che parte coincide con l’alba del nuovo anno. Anzi, spesso si anticipa: in campo ancor prima del capodanno. Gli altri riposano, i tennisti cominciano le fatiche.
Si sono fermati a novembre, tornano a giocare a gennaio, se non nelle ore finali di dicembre. Questione di ripartenze. Ci si rimette in moto, talvolta dopo essersi fermati a lungo. Si riparte dal basso, dopo essere caduti giù, per sfortuna e non per demeriti.
Potito Starace, un esempio all’italiana. Ha superato i trent’anni, ha accusato problemi fisici. E’ stato nei top 50 al mondo, è sceso fino al numero 164, a causa di un lungo stop. Ma non si arrende. Riparte, appunto. Dall’Australia, il posto in cui la nuova stagione vede l’alba.

- Starace, è ora di Australia: sarà dura giocare le qualificazioni?

"Dura o no, è la vita. C’è poco da fare quando i problemi fisici creano ostacoli. Tocca rimboccarsi le maniche e lottare per risalire".

- Quanto ci credi?


"Ci credo, ci credo. Altrimenti non partirei per l’Australia. I guai alla schiena sono dimenticati, mi alleno con continuità da mesi. Vero, non gioco un match ufficiale da oltre 3 mesi: ma sono pronto a ripartire".

- Aspetti positivi di questo periodo di stop?


"Difficile trovare qualcosa di positivo. Ma forse uno c’è: malgrado infortunio e assenza dai campi non sono crollato in classifica. E’ importante, per provare a risalire la china".

- A 31 anni, dopo questo stop, che obiettivi si pone?


"Un obiettivo alla volta, senza guardare troppo in avanti. Il primo è provare a qualificarmi per il tabellone dell’Australian Open: sarebbe un bel primo passo, oltre che un’importante iniezione di fiducia. Poi, nella prima parte della stagione, vorrei tornare nei primi 100 del ranking: se dovessi riuscirci tutto diventerebbe più facile".

- E dopo l’Australia?

"In febbraio, vado in Sud America".

- Lì si gioca sulla terra, la sua superficie preferita: il trampolino giusto?


"Può darsi, vedremo. Sulla terra ho ottenuto il meglio, anche se sono cresciuto col passar del tempo anche sulle superfici più rapide. Comunque è da lì che devo prendere la rincorsa per tornare più in alto".

- L’attuale situazione del tennis aiuta a crederci?

"Non c’è dubbio. Se scorriamo le classifiche vediamo che ci sono tanti giocatori over 30 a buoni livelli. Vuol dire che c’è ancora spazio per me. Al tennis ho dato tanto, ma sono sicuro che il meglio debba ancora venire".

- Anche in azzurro?

"La Coppa Davis è stato per me sempre un obiettivo prioritario. Giocare per l’Italia ti dà quel qualcosa in più che a volte è difficile spiegare".

- Sarà per questo che ha vinto sempre, fatta eccezione per una sfida col grande Federer?

"Probabile, perché quando gioco in Davis moltiplico energie fisiche e nervose".

- Quindi, è stata dura rinunciare alla sfida dello scorso settembre per la permanenza nella A della Davis?

"Forse è stata la rinuncia più dolorosa. La Coppa Davis, per di più a Napoli, la mia città d’adozione. Un forfeit difficile, che però ha un lato positivo".

- Quale?


"Ha finito per accrescere in me la voglia di tornare a certi livelli. Perché solo in questo modo potrò tornare a giocare in azzurro".

- Prossimo impegno, con la Croazia: ci sarà?
 
"Arriva troppo presto, a febbraio: quindi, sarà dura. Ma il mio obiettivo è tornare: è la cosa a cui tengo di più".

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