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martedì 16 aprile 2024
 
polemiche
 

Quelli che non perdonano il successo a Vermeer

06/02/2014  "La ragazza con l'orecchino di perla" attira visitatori e prenotazioni ancora prima dell'inizio della mostra di Bologna. Sgarbi e Daverio non apprezzano. "Le opere", dicono, "vanno viste nel loro contesto". E chi non può permettersi di andare a l'Aia che fa?

Non è il coperchio di una scatola di cioccolatini, e nemmeno una Barbie in foggia carnevalesca con tanto di turbante  e perla a goccia, come l’ha raffigurata con tracotante cattiveria il critico d’arte Philippe Daverio, facendo una figura forse peggiore di quella dei nostri onorevoli in vena di rissa. Chi ha paura di una bellezza assoluta come la Ragazza con l’orecchino di perla di Johannes Vermeer? Qual è il peccato imperdonabile di questa dolce e seducente fanciulla, innocua e persino vulnerabile come tutte le adolescenti?

L’unico peccato, secondo il giudizio di  Daverio e dello stesso Sgarbi, sarebbe quello di aver lasciato la sua sede storica, il Mauritshuis dell’ Aia (peraltro chiuso per restauro) per intraprendere  un tour che l’ha portata, dopo le tappe in Giappone e negli Stati Uniti, nientemeno che a Bologna dove, a mostra ancora chiusa, ha già mandato in tilt il botteghino con oltre 100.000 prenotazioni. Per Vittorio Sgarbi questo si configura addirittura come un tradimento. «Noi non ne abbiamo bisogno», ha dichiarato, «e poi la gente non si mette in fila per andare a vedere un’icona dell’arte, ma per incontrare una star». Daverio è andato anche oltre, sostenendo che certe opere devono essere viste solo nel loro contesto.

Come dire che chi vuole vedere la Ragazza deve andare all’Aia e, nella stessa logica, chi vuole vedere  Il cielo stellato di Van Gogh deve andare a New York e peggio per chi non può permetterselo.  Ha ragione Vittorio Sgarbi a sostenere che Bologna è una città ricca di bellezza e di capolavori d’arte, e che meriterebbe una visita anche senza la presenza dell’avvenente fanciulla. E’ anche vero però che, dopo le grandi mostre sui Carracci e su Guido Reni degli anni ’80, artisti accolti come altrettante star nelle successive tournée negli Stati Uniti, il capoluogo emiliano,  sede dell’Università più antica del mondo e ricco di uno dei centri storici più estesi e meglio conservati d’Europa, non è stato capace di produrre eventi culturali all’altezza delle sue potenzialità.

Ci voleva la Ragazza di Vermeer e l’operazione di Marco Goldin per smuovere le acque? Forse
. In ogni caso l’arte è passione, e c’è da augurarsi che chi si mette in fila per vedere la mostra di Bologna (che ospita ben 37 capolavori del secolo d’oro olandese, tra cui quattro meravigliosi Rembrandt) trovi poi la spinta per visitare gli altri musei della città, i capolavori delle chiese e la prestigiosa collezione della Pinacoteca. Ultima osservazione.  Sgarbi lamenta, e su questo impossibile non dargli ragione, la scarsa sensibilità per i danni incalcolabili al patrimonio artistico dell’Emilia conseguenti al terremoto. Vogliamo dare la colpa anche di questo alla Ragazza di Vermeer? Sarebbe come dare la colpa della crisi ai lavoratori stranieri...  Un suggerimento. Gli artisti emiliani, Nomadi in testa, hanno organizzato un concerto per l’ Emilia terremotata.

Perché questi critici, anziché lanciare strali contro la Vermeer mania, non organizzano costruttivamente un evento all’altezza della loro fama, a favore beninteso del patrimonio terremotato? Magari elargendo gratis il loro impegno. La cosa, ne siamo sicuri, sarebbe molto apprezzata.

 
 
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