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lunedì 30 novembre 2020
 
IL RAPPORTO 2018
 

Povertà sempre più diffusa e cronica: la denuncia Caritas

18/10/2018  Pesano disoccupazione e bassa istruzione, ma anche solitudine e rotture familiari: in Italia le persone gravemente indigenti erano 4 milioni 700 mila, nel 2016, e sono diventate 5 milioni 58 mila nel 2017. “Nel nostro Paese", ha sottolineato il direttore della Caritas italiana, don Francesco Soddu, "c’è un processo in atto di rafforzamento del welfare territoriale, introdotto dal Reddito di inclusione, che a nostro modo di vedere non va interrotto".

Don Francesco Soddu, direttore della Caritas italiana. Foto Ansa.
Don Francesco Soddu, direttore della Caritas italiana. Foto Ansa.

Un grido d’allarme e un invito a utilizzare bene l’esperienza del Rei (il reddito di inclusione) già in funzione. La Caritas italiana, nel suo Rapporto 2018 sulla povertà e politiche di contrasto ricorda che «Il Reddito d'inclusione (Rei)», che oggi si applica a «2,5 milioni d’individui, cioè la metà di quei 5 milioni in povertà assoluta oggi presenti in Italia», andrebbe esteso all’altra metà di indigenti, ampliando l’importo dei 206 euro mensili che è «una somma ancora lontana dal permettere di uscire dalla povertà assoluta». La misura è, dunque, «da ampliare e migliorare in tanti aspetti, non va però smontato per dar vita a una nuova misura con un profilo radicalmente  differente. Altrimenti si rischia di assestare un colpo fatale alla possibilità di avere politiche incisive contro la povertà nel nostro Paese». Il direttore, don Francesco Soddu ha sottolineato che «la sfida  è quella di riuscire a far convivere l’entusiasmo e le aspettative (realistiche e non miracolistiche) con ledifficoltà attuative e la necessità dei tempi lunghi».

Intanto cresce «un esercito di poveri» e la «povertà tende ad aumentare al diminuire dell’età». Secondo il Rapporto  «In Italia il numero dei poveri assoluti (cioè le persone che non  riescono a raggiungere uno standard di vita dignitoso) continua ad aumentare, passando da 4 milioni 700mila del 2016 a 5 milioni 58mila del 2017, nonostante i timidi segnali di ripresa sul  fronte economico e occupazionale. Dagli anni pre-crisi a oggi il numero di poveri è aumentato del 182 per cento, un dato che dà il senso dello stravolgimento avvenuto per effetto della recessione economica». Le categorie più svantaggiate sono i minori e i giovani (nel 2007 il trend era esattamente l’opposto). «Tra gli individui in povertà assoluta i  minorenni sono un milione 208mila (il 12,1 per cento del totale) e i giovani nella fascia 18-34 anni 1 milione 112mila (il 10,4 per cento): oggi quasi un povero su due è minore o giovane». Tra gli italiani è povera una famiglia su venti, tra gli stranieri quasi una su tre.

 

Foto Ansa.
Foto Ansa.

«Lo svantaggio degli immigrati non costituisce un elemento di novità e nel 2017 sembra rafforzarsi ulteriormente», sottolinea la Caritas. Puntando il dito contro la scarsa istruzione come uno dei «fattori che più influiscono (oggi più di ieri) sulla condizione  di povertà». In Italia, infatti, «dal 2016 al 2017 si aggravano le condizioni delle famiglie in cui la persona di riferimento ha conseguito al massimo la licenza elementare (passando dal 8,2 per cento al 10,7). Al contrario i nuclei dove il “capofamiglia” ha almeno un titolo di scuola superiore registrano valori di incidenza della povertà molto più contenuti (3,6 per cento)».

Dal Rapporto emerge anche che la «povertà educativa rimane, in Italia, un fenomeno principalmente ereditario, che riguarda in gran parte famiglie colpite dalla tradizionale povertà socio-economica. Ad esempio si  evidenziano situazioni di maggior svantaggio in tal senso (sia sul fronte dei servizi che delle possibilità individuali) proprio nelle regioni del Mezzogiorno che registrano i più alti livelli di povertà assoluta. Al Sud e nelle Isole c’è una minore copertura di asili nido, di scuole primarie e secondarie con tempo pieno, una percentuale più bassa di bambini che fruiscono di offerte culturali e/o sportive e al contempo una maggiore incidenza dell’abbandono scolastico. Sul fronte della cittadinanza gli alunni stranieri evidenziano tassi di povertà educativa maggiori rispetto ai loro coetanei autoctoni. La  differenza è già molto evidente nel primo anno di corso: all’esito di giugno, il tasso di non ammissione degli studenti stranieri è pari al 22,9 per cento, mentre quello degli italiani è decisamente più basso (10,8 per cento): quasi uno studente straniero su quattro non è ammesso all’anno successivo». Inoltre l’Italia si colloca, per presenza di laureati, al penultimo posto in Europa davanti soltanto alla Romania.  

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