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Il teologo risponde
 

Preghiera e liturgia, non vediamole come un peso di cui liberarsi

17/04/2018 

CESARE - Capita di vedere che, mentre il sacerdote recita il Credo o la preghiera dei fedeli, il diacono o chi per lui prepari il calice e la patena sull’altare. È giusto sovrapporre le due cose?

La prassi liturgica preconciliare aveva purtroppo abituato alle sovrapposizioni: mentre la corale cantava il Gloria o il Credo, il sacerdote recitava per proprio conto lo stesso testo e i fedeli facevano ciascuno le proprie preghiere. La riforma liturgica ha inteso restituire a tutti i gesti della celebrazione il loro signifi­cato e la loro dignità. Non si tratta di guadagnare tempo. La preghiera, soprattutto quella liturgica, non è un peso di cui liberarsi il prima possibile. La preghiera è un atto d’amore gratuito. Se mentre si recita la professione di fede o si innalza la preghiera dei fedeli o si celebra il silenzio i ministri fanno altro, che idea di preghiera e quale serietà di culto cristiano si offre al mondo? Non è questione di quantità, né di formalità, ma di qualità e verità.

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