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lunedì 17 maggio 2021
 
Intervista
 

L'Open di Enrico Mentana piace anche all'Unicef

08/05/2019  Il giornalista ha vinto un Premio per il suo giornale online di giovani giornalisti. «Dovevo restituire alle nuove generazioni quello che io ho avuto la fortuna di ricevere 40 anni fa quando i tempi erano migliori per chi voleva fare questa professione. Sono per loro come un precettore che li segue da distanza, ma il timone è tutto loro»

Enrico Mentana ci ha messo i suoi soldi e il suo nome, e ha fondato un giornale online dando lavoro a venti giovani giornalisti. Per questo motivo gli è stata assegnato Il premio Unicef “I nostri angeli”, giunto alla quinta edizione, in collaborazione con il Premio Luchetta. Il premio sarà consegnato al giornalista direttore del Tg di La7 a Trieste domenica 12 maggio nell’ambito della 6^ edizione di Link, festival del buon giornalismo. Questa la motivazione: “Per la lungimiranza e la visione dimostrata come artefice del giornale online Open, un progetto che vede protagoniste le nuove generazioni e che guarda al futuro del giornalismo con strumenti nuovi e moderni”.  Abbiamo  chiesto a Enrico Mentana come ha accolto questo premio:

«Non me l’aspettavo proprio: io ho realizzato questo progetto che avevo in animo da tempo  per favorire i giovani, e mi riempie d’orgoglio ricevere un premio dall’Unicef».
Che cosa l’ha spinta a finanziare Open?
«Io ho avuto molta fortuna quando ero giovane, ma quello che era possibile 40 anni fa per chi aspirava a diventare giornalista ora non lo è più. Le porte delle redazioni sono chiuse. E i giornalisti con diversi anni di carriera guadagnano molto di più di quelli di oggi, le condizioni contrattuali sono molto cambiate in peggio. E ora che sono nell’ultima fase della mia carriera mi sembra giusto dare a venti giovani la possibilità di fare i giornalisti».
È stato difficile selezionarli?
«Abbiamo ricevuto 15.000 curriculum. Un’enormità, come sempre accade quando si profila la possibilità di fare assunzioni. Se da un lato la professione giornalistica esercita ancora un grande fascino, dall’altra c’è anche la convinzione che chiunque possa farla. Siamo arrivati a individuare 200 nomi, a cui abbiamo fatto un colloquio. Il 90% di essi sono degli esordienti, alcuni vengono da scuole di giornalismo».  
E lei partecipa alle riunioni di redazione?
«Io sono un po’ il precettore che li segue a distanza. La mia sede di lavoro è a Roma mentre la redazione centrale di Open è a Milano. E soprattutto è giusto che siano loro a portare avanti il progetto. Perché il pubblico a cui puntiamo è quello dei giovani che consultano le notizie in rete, in particolare tramite lo smartphone. Se ci facciamo caso davanti alle edicole ci sono solo persone di una certa età. Il giornale di carta non interessa più le nuove generazioni».
E state facendo centro con questo target?
«I numeri vanno bene. Negli ultimi due mesi abbiamo avuto 2 milioni e 800.000 utenti unici, che significa 200.000 al giorno. Ma siamo nati solo il 1° dicembre e  dobbiamo ancora farci conoscere».
E come si sostiene Open?
«A parte il mio finanziamento ci reggiamo sulla pubblicità, niente crowdfunding. E l’idea è quella di essere sempre più vicini agli interessi dei giovani, con notizie di attualità che usino il loro linguaggio».

 

 

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