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lunedì 20 maggio 2024
 
Recensioni
 

Prendere la vita con filosofia, grazie ai bambini

26/03/2016  Vittoria Baruffaldi in "Esercizi di meraviglia. Fare la mamma con filosofia" compone una sorta di “filosofia della pancia”. L’effetto magico del bimbo che una donna porta dentro di sé stimola a vedere ogni cosa «come se fosse la prima volta».

Aristotele diceva che la filosofia nasce dalla meraviglia, dalla capacità di stupirsi di fronte alla realtà. Per questo nessuno possiede un’attitudine filosofica pari a quella dei bambini, sorpresi da tutto ciò che incontrano, vedono, toccano per la prima volta, sempre pronti a stanare noi adulti con un «Perché?» a volte spiazzante e problematico. 

C’è un momento della vita in cui l’adulto ha la straordinaria possibilità di riappropriarsi di questo atteggiamento originario incantato e riscoprire il mondo in tutta la sua stupefacente bellezza, certo non scevra da asperità. Tale momento è la maternità, grazie alla quale la nuova vita agisce sul cuore e sulla mente della madre, in una forma per forza di biologia più diretta, ma anche del padre e di ogni adulto come l’acqua fresca su un viso intorpidito. 

Lo racconta, con delicatezza sorridente, Vittoria Baruffaldi in Esercizi di meraviglia. Fare la mamma con filosofia (Einaudi) un libro che è una sorta di “filosofia della pancia”. Sì, perché l’effetto magico del bimbo ha inizio prima di nascere, quando è ancora nel grembo, e porta la madre a vedere ogni cosa «come se fosse la prima volta». 

Se poi la mamma è anche una professoressa di Filosofia, ecco affacciarsi sorprendenti – e anche divertenti – associazioni fra la maternità e alcune categorie della tradizione filosofica: le infinite valenze della parola “mamma” nella bocca del figlio e le riflessioni linguistiche di Wittgenstein, l’affinità fra il mito di Eros e la condizione della madre sospesa fra mancanza e pienezza, la “teologia del compleanno” immaginata da Feuerbach... fino alla rivisitazione del mito platonico della caverna, per elaborare (da parte della mamma) il distacco dal figlio che abbandona l’oscurità protettiva dell’abbraccio per andare incontro al mondo.

 
 
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