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venerdì 10 luglio 2020
 
 

Prestito della speranza 3.0

26/02/2015  Riparte il progetto della Cei insieme con Intesa San Paolo per elargire microcrediti alle famiglie in difficoltà. Nuovi stanziamenti e nuove regole per il biennio 2015-2016. Supporto anche agli under 40 che vogliono lanciare una impresa

Dopo quattro anni di esperienza, la Cei rinnova, insieme con Intesa San Paolo, il progetto Prestito della speranza. Forti dei 26 milioni di credito erogato a 4.500 famiglie, i promotori puntano ad allargare, per il biennio 2015-2016, la platea di quanti possono accedere a questo micro finanziamento. L’ammontare die prestiti viene quadruplicato, ma, soprattutto, diventano più flessibili i criteri di accesso. Non più solo famiglie con tre figli senza più reddito, ma anche giovani disoccupati, coppie che vorrebbero avviare una piccola impresa,  uomini e donne con idee e voglia di fare, ma che non hanno le possibilità di accedere a un credito “normale”. Al credito dunque accedono non solo più famiglie «come giuridicamente riconosciute dalla Costituzione», spiegano alla Cei,«ma coloro che ne hanno bisogno e hanno idea di impresa».
La Cei garantisce, con 25 milioni di euro, i prestiti pari a 100 milioni erogati da Intesa San Paolo, attraverso la su struttura “Banca prossima”. Ci saranno due diverse forme di credito: una per il “credito sociale”, destinato alle famiglie disagiate, e un altro, “credito fare impresa” destinato soprattutto agli under 40 che vogliono avviare una attività imprenditoriale.
La durata del prestito è di complessivi 6 anni, con un tasso di interesse di 2,50 per cento per i prestiti alle famiglie e di 4,60 per quelli destinati alle imprese.
«Vogliamo rilanciare l’iniziativa partita nel 2009», ha spiegato il cardinale Angelo Bagnasco presentando l’iniziativa Prestito della speranza 3.0, «perché ci sono ancora dei fondi e sarebbe un peccato non utilizzarli e, secondo punto, sarebbe un peccato non utilizzarli proprio in un momento in cui non si vedono ancora segni di ripresa. Anzi, vivendo accanto alla gente, vediamo che i vuoti di lavoro aumentano e le nostre caritas sono “assediate” da gente che cerca disperatamente lavoro. E sappiamo che c’è anche una fetta consistente di gente che neppure più cerca lavoro, che ha gettato la spugna. Noi cerchiamo di dare qualche risposta, con le risorse dell’8 per mille, a queste situazioni. Non solo poi attraverso l’8 per mille, ma anche attraverso la generosità di tante gente che, pur vedendo ristrette le proprie possibilità economiche, non restringe il proprio cuore».
Il cardinale giudica «incoraggiante» la notizia dell’approvazione da parte della Commissione Europea della Legge di stabilità. Ma sottolinea che, nonostante qualche segnale positivo che arriva dall’Europa e dal mondo, «i nostri giovani e i meno giovani conoscono l’amara esperienza di sentirsi inutili e destabilizzati, perché privi di un’occupazione e di una prospettiva sicura. Molte nostre imprese – la cui vitalità è decisiva per restituire competitività al Paese – sono logorate su più fronti, quando non costrette alla resa».
«Sono un grande risultato, uno dei maggiori europei, queste 4.500 famiglie accompagnate e sostenute», dice dal canto suo Marco Morganti, di Intesa San Paolo. «Abbiamo creato appositamente una struttura in grado di valutare le famiglie che hanno chiesto l’accesso al credito con criteri diversi da quelli di mercato. Abbiamo fatto una cosa al limite dell’impossibile. Tanti colleghi andati in pensione ci hanno dato una mano, con un grandissimo senso del loro ruolo umano e sociale. Persone che hano ascoltato attentamente, si sono spinti nella valutazione delle persone, anche di quelle che non avevano le condizioni ideali per avere un credito. Abbiamo creato una struttura, Vobis, che non significa solo “per voi”, ma è l’acronimo di volontari bancari per l’iniziativa sociale, 15 centri con 300 persone che hanno il tempo e la qualità  per accompagnare all’uso del credito». Prestiti accompagnati, allora, che hanno fatto sì che il denaro erogato sia stato sufficiente per “recuperare” diverse situazioni e dare, appunto «una speranza a chi si è rivolto a noi».
«Prestito della speranza 3.0 non solo perché è la terza fase del progetto, ma anche perché tre sono i soggetti: La Cei e la Caritas, i volontari Vobis e Intesa San Paolo», spiega monsignor Luigi Bressan presidente di Caritas italiana, «e in quello zero vedrei l'auspicio di elminare completamente la miseria».
Carlo Messina, consigliere delegato e Ceo di Intesa San Paolo, ha, infine, ricordato che Intesa San Paolo ha, complessivamente erogato nell'ultimo anno,  27 miliardi di euro di prestiti. «Questo per dire che siamo una delle banche più forti in questo momento in Europa e vogliamo mettere questa forza a  sostegno di chi ha bisogno in questo Paese. Abbiamo l'obiettivo di sostenere tre volte le famiglie che abbiamo sostenuto finora con il prestito della speranza per cercare di sollevare quelle famiglie che, nonostante l'inizio della ripresa, nel 2015 sicuramente non avranno ancora beneficio  da questo».
Al termine dell'incontro Cei, Caritas e Intesa San Paolo hanno formalmente firmato il protoclood i intesa per il Progetto.

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