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Prima di tutto, vescovo di Roma

12/03/2015  Papa Francesco conosce bene i problemi di una grande città. Ha stabilito un eccellente rapporto con il sindaco Ignazio Marino ed è prodigo di consigl,i ispirati anche da una attenta sensibilità amministrativa.

Calda accoglienza per il Papa alla parrocchia romana di Ognissanti.
Calda accoglienza per il Papa alla parrocchia romana di Ognissanti.

Jorge Bergoglio ama vivere le città. E' stato arcivescovo di una grande metropoli come Buenos Aires, dove si spostava anche in metropolitana, e quando gli capitava di venire a Roma girava molto a piedi e in autobus. Chi scrive lo ricorda quando, in occasione del Conclave del 2005, egli raggiungeva le riunioni preliminari dei cardinali arrivando in Vaticano a piedi, percorrendo le strade del centro di Roma. Roma, la città di cui è vescovo, Francesco la ama e la conosce. Con il sindaco Ignazio Marino è nato un eccellente rapporto e il primo cittadino esplode in una sonora risata quando ricorda il giorno in cui si presentò nello studio di papa Francesco con la barba e fu accolto con la domanda: “Ma ti sei fatto francescano?”. “Da quando sono sindaco”, confida Marino, “fra incontri pubblici e privati io e il papa ci saremo visti una ventina di volte e sono molto orgoglioso di potermi confrontare con lui sia sui problemi della città che su temi etici di rilevanza universale” .

“Spesso nei nostri colloqui”, prosegue Marino, “il Papa ha sottolineato che lui è il vescovo di Roma e questo mi fa piacere e mi inorgoglisce. L'ho sentito molto spesso preoccupato delle condizioni sociali dei più deboli, i migranti, i rom, i senza tetto. Ho avuto il privilegio del suo consiglio anche su alcune strategie amministrative, in particolare per il superamento dei campi rom. E' davvero utile la sua vasta esperienza di confronto e collaborazione con le autorità civili di una grande città”.

Il Papa ha dato al sindaco Marino un consiglio prezioso. “Nei momenti di maggiore tensione dal punto di vista amministrativo il Papa mi ha detto che non posso immaginare di risolvere tutti i problemi e vivere questo con un senso di frustrazione. Mi ha ricordato che come essere umano ci sono cose che posso affrontare e risolvere, altre in cui posso fallire nel tentativo di risolverle”.

Il sindaco cita anche un esempio di “sensibilità amministrativa” di papa Francesco. “Quando la scorsa estate mi sono battuto per liberare piazza Navona da tante attività abusive che la deturpavano, il Papa mi ha stupito con una telefonata nella quale mi ringraziava per aver restituito quella piazza alla sua bellezza originaria”.

Al di là di questo suo rapporto con il sindaco Marino, l'occasione in cui di solito papa Francesco si rivolge direttamente alla città è il solenne Te Deum di ringraziamento, che si svolge nel pomeriggio del 31 dicembre nella Basilica vaticana. Nel dicembre del 2013 Francesco pose alcuni interrogativi: “Chiediamoci: com’è la qualità della vita in questa città? Abbiamo contribuito nel nostro piccolo a renderla vivibile ordinata accogliente? Roma è una città di una bellezza unica, il suo patrimonio spirituale e culturale è straordinario ma anche a Roma ci sono tante persone segnate da ferite materiali e morali, persone povere e infelici che interpellano la coscienza di tutti. Roma nel 2014 sarà ancora più bella se sarà ancora più ricca di umanità e se noi saremo attenti e generosi verso chi è in difficoltà. Roma nel 2014 sarà migliore se non ci saranno persone che la guardano da lontano, in cartolina, che guardano la sua vita solo dal balcone, senza coinvolgersi in tanti problemi umani, di uomini e donne che volenti o nolenti sono nostri fratelli”.

Nuove domande, incalzanti, anche in occasione del Te Deum del 31 dicembre 2014: “Dunque domandiamoci: in questa città siamo , in questa Comunità ecclesiale, siamo liberi o siamo schiavi, siamo sale o luce? Siamo lievito? Oppure siamo spenti, insipidi, ostili, sfiduciati, irrilevanti e stanchi”. E poi continuava, con un riferimento diretto alle notizie di cronaca: “Senz'altro le gravi vicende di corruzione, emerse di recente, richiedono una seria e consapevole conversione dei cuori per una rinascita spirituale e morale, come pure per un rinnovato impegno per costruire una città più giusta e solidale, dove i poveri, i deboli, gli emarginati siano al centro delle nostre preoccupazioni e del nostro agire quotidiano. E' necessario un grande e quotidiano atteggiamento di libertà cristiana per avere il coraggio di proclamare, nella nostra Città, che occorre difendere i poveri, e non difendersi dai poveri, che occorre servire i deboli e non servirsi dei deboli”.

Il 5 giugno del 2014, durante un evento organizzato dal Pontificio Consiglio per i migranti e gli itineranti sul tema “La Chiesa e gli zingari: annunciare il Vangelo nelle periferie , papa Francesco ha evocato un ricordo personale della sua vita romana: “Quando prendevo il bus a Roma e salivano degli zingari, l’autista spesso diceva ai passeggeri: `Guardate i portafogli´. Questo è disprezzo, forse è vero, ma è disprezzo”.

 

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