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Il Macbeth in Tv, la regia perfetta, i conduttori no

08/12/2021  Il direttore Chailly in stato di grazia come Anna Netrebko nei panni di lady Macbeth. Lo spettacolo, ambientato in una metropoli senza nome, trasmette al pubblico il senso di angoscia, d’ineluttabilità, e al tempo stesso di fragilità del potere. Peccato solo per le gaffes di Vespa e Carlucci

Cronaca di un trionfo annunciato, alla presenza del Presidente Mattarella, a sua volta applauditissimo. Le ragioni? Macbeth di Giuseppe Verdi, su libretto di Francesco Maria Piave da Shakespeare è un capolavoro straordinario che quattro grandi direttori musicali della Scala hanno già presentato come opera inaugurale della Stagione: Victor De Sabata, Claudio Abbado, Riccardo Muti ed ora Riccardo Chailly; il cast della serata era, come si usa dire, stellare: Anna Netrebko, Francesco Meli, Ildar Abdrazakov e il protagonista Luca Salsi; Davide Livermore, alla sua quarta inaugurazione come regista, è un grande facitori di spettacoli, un uomo di teatro che gioca sulla spettacolarità dell’allestimento. E, non da ultimo: la Scala tornava a inaugurare a capienza piena, dopo l’anno del Covid, e senza le restrizioni degli ultimi dodici mesi (per il momento non richieste, grazie al super Green Pass).

Insomma la Rai (sul cui sito si potrà rivedere lo spettacolo) e le molte televisioni di tutto il mondo hanno potuto mostrare agli appassionati di ogni lingua e nazione che la grande musica è ancora di casa in questo nostro Paese. E i telespettatori non si stenta a credere si siano idealmente uniti all’ovazione finale tributata agli interpreti alla fine della serata (al pari dei 15 minuti di applausi da parte dei giovani sotto i 30 anni della “primina” del 4 dicembre): a parte i dissensi per l’allestimento, forse più adatto alla tv che alla sala. Ovazione per un Riccardo Chailly sempre più in stato di grazia e capace di scavare nella profondità della musica di questo Verdi nuovo e rivoluzionario. Per la “diva” Netrebko, in stato di grazia. E per un Luca Salsi, degno erede dei memorabili Piero Cappuccilli e Renato Bruson, e straordinario cantante-attore, oggi insuperabile in questo ruolo con la guida di Chailly.

Lo spettacolo – ambientato in una metropoli senza nome, così come l’originale è ambientato in una Scozia senza tempo – trasmette al pubblico il senso di angoscia, d’ineluttabilità, e al tempo stesso di fragilità del potere: e le riuscitissime danze - nelle quali Ezralow ha voluto coinvolgere, oltre alle streghe, la Lady e tutti i personaggi – hanno evocato quell’universo di visioni e proiezioni interiori, tanto decisivo in Skakespeare. Quanto al “patria oppressa”, ha ancora una volta confermato la sublimità del Coro scaligero, da quest’anno diretto da Alberto Malazzi.

Solo un neo, a carico della Rai: Milly Carlucci e Bruno Vespa hanno inanellato una serie di gaffe, errori e banalità imbarazzanti. Peccato, perché non sarebbe difficile trovare conduttori più preparati e coinvolgenti.

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