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emergenza Covid-19
 

Primo caso di Coronavirus in Vaticano

06/03/2020  Il Covid-19 ha attraversato le mura leonine. Anche la Santa sede ha predisposto un piano per arginare il contagio. Ecco le misure prese da questa mattina

Il Covid-19 ha attraversato anche le mura leonine. Come è nello stile del luogo, il Vaticano non si è fatto trovare impreparato all’arrivo del primo caso di Corona Virus coronavirus. Meta di pellegrini e turisti da tutto il mondo, antenne diplomatiche in tutto il mondo, il piccolo Stato Pontificio aveva infatti predisposto le necessarie misure sanitarie.

 

«Questa mattina sono stati temporaneamente sospesi tutti i servizi ambulatoriali della Direzione Sanità e Igiene dello Stato della Città del Vaticano per poter sanificare gli ambienti a seguito di una positività al COVID-19 riscontrata ieri in un paziente», ha comunicato stamane il portavoce Matteo Bruni. «Rimane però in funzione il presidio di Pronto Soccorso. La Direzione Sanità e Igiene sta provvedendo ad informare le competenti autorità italiane e nel frattempo sono stati avviati i protocolli sanitari previsti».

 

Per uno Stato nello Stato, diviso dalla città di Roma da varchi attraversati ogni giorno da centinaia di persone, era solo questione di ore: approdato nella Città eterna, era scontato che il virus cinese giungesse anche in Vaticano.

 

Senza clamore, la città del Papa aveva assunto da giorni le necessarie misure di profilassi per chi entra nello Stato Pontificio: oltre agli accorgimenti adottati praticamente da tutte le parrocchie italiane (acquesantiere vuote, niente scambio della pace, comunione sulla mano), igienizzanti per mani ai varchi, discreta quarantena per quei pochi dipendenti che hanno avuto contatti con i focolai italiani, o per chi è tornato di recente dalla Cina, e un presidio medico pronto all’interno. Che, appunto, ha subito accertato e isolato il primo caso di coronavirus.

 

Già ieri il portavoce vaticano rendeva noto che, in merito «all’attività del Santo Padre, della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano dei prossimi giorni, sono allo studio misure volte ad evitare la diffusione del Covid-19, da implementare in coordinamento con quelle adottate dalle autorità italiane». Una nota interna diramata oggi dal Governatorato ai dipendenti dispone inoltre misure analoghe a quelle adottate in Italia: limitazione di viaggi e spostamenti, interventi di sanificazione nei mezzi di trasporto comune, indicazioni precise per chi registra sintomi influenzali riconducibili al coronavirus e la sospensione di attività che, in luoghi chiusi, non permettano di rispettare le distanze di sicurezza di un metro tra una persona e un’altra. Già nei giorni scorsi il portavoce vaticano aveva reso noto che «alcuni eventi» previsti «in luoghi chiusi e con afflusso rilevante di pubblico» sarebbero stati rinviati. Solo i prossimi giorni, e l’andamento del contagio, diranno se e come l’Angelus domenicale, quando il Papa a mezzogiorno si affaccia dalla sua biblioteca su piazza San Pietro, e l’udienza generale del mercoledì, saranno confermati.

 

Il Papa, ormai è noto, da giorni è raffreddato, ma, come ha detto diplomaticamente Matteo Bruni, il suo malanno stagionale «sta facendo il suo corso, senza sintomi riconducibili ad altre patologie». Un modo posato per commentare, senza enfatizzarle, le notizie di stampa che avevano riportato la notizia, mai confermata, che Francesco si era sottoposto al tampone ed era risultato negativo al coronavirus. Il Papa, è l’informazione ufficiale di ieri, «continua a celebrare quotidianamente la Santa Messa e a seguire gli esercizi spirituali» di Quaresima che la Curia – senza il Papa, come ha annunciato lui stesso domenica scorsa all’Angelus – sta concludendo ad Ariccia. Di certo – lo ha notato il sito paravaticano Il Sismografo – per il Pontefice regnante e per il Papa emerito, Benedetto XVI, l’idea adottata è semplice ma efficace: limitare al massimo tutti i contatti non necessari o non controllati, eventualmente sospetti.

 

Jorge Mario Bergoglio è intervenuto diverse volte ormai sul nuovo coronavirus, da ultimo all’udienza del 26 febbraio: «Desidero esprimere nuovamente la mia vicinanza ai malati del Coronavirus e agli operatori sanitari che li curano», ha detto, «come pure alle autorità civili e a tutti coloro che si stanno impegnando per assistere i pazienti e fermare il contagio». Fin da subito il Papa ha avuto a cuore anche la situazione della Cina: «Il Signore accolga i defunti nella sua pace, conforti le famiglie e sostenga il grande impegno della comunità cinese, già messo in atto per combattere l’epidemia», aveva detto all’Angelus del 26 gennaio. Sin dalle prime avvisaglie della epidemia da Roma è partito un moto di aiuto nei confronti dei cinesi. Il Vaticano – lo ha rivelato il Global Times – ha spedito in Cina circa 600mila-700mila mascherine per aiutare a prevenire la diffusione del contagio da Coronavirus. Più in generale, ha commentato lo stesso giornale ufficioso di Pechino, «la cooperazione medica è stata un momento di svolta nei rapporti tra Cina e Vaticano». Il 14 febbraio, per la prima volta nella storia contemporanea i due ministri degli Esteri, Mons. Paul Richard Gallagher e Wang Yi, si sono incontrati a Monaco di Baviera, e il rappresentante vaticano ha espresso «apprezzamento per gli sforzi che si stanno compiendo per debellare l’epidemia di coronavirus e solidarietà nei confronti della popolazione colpita». Senza menzionare il virus, infine, il Papa ha deciso di dedicare le intenzioni di preghiera per il mese di marzo proprio ai cattolici cinesi.

 

Subito fuori dalle Mura leonine, intanto, l’atmosfera ha del surreale: normalmente uno dei luoghi più affollati d’Italia, tra turisti e pellegrini che con l’arrivo della buona stagione solitamente si accalcano per visitare la basilica di San Pietro o i Musei vaticani, in questi giorni il quartiere attorno al Vaticano è quasi deserto. Complice la settimana di ritiro spirituale e la sospensione delle udienze pubbliche del Papa, solo qualche sparuto gruppetto di turisti si avventura tra le stradine di quella che fu la spina di Borgo. I Musei vaticani hanno registrato un calo vertiginoso di presenze, e così i commercianti della zona, tra negozietti di souvenir, ristoranti e bar. «Il problema – confida uno di loro – è se questa situazione si prolunga: i mesi di aprile, maggio, giugno per noi sono i mesi migliori di tutto l’anno, se qui non cambia sarà un dramma, soprattutto per attività che hanno diversi dipendenti».

 

In linea con la Conferenza episcopale italiana, del resto, la diocesi di Roma tutta ha predisposto rigorose misure di contenimento del virus. In una nota diramata giovedì il Vicariato ha deciso di sospendere fino al 15 marzo prossimo le «attività non sacramentali» e cioè «i catechismi dei sacramenti dell’iniziazione cristiana, i corsi di preparazione al matrimonio e di accompagnamento delle coppie, i ritiri e gli esercizi spirituali, i pellegrinaggi, le attività associative e oratoriali, i percorsi di fede di giovani adolescenti e adulti, e in generale tutte le attività di gruppo». Vengono mantenute le celebrazioni liturgiche feriali e festive, purché il luogo di culto consenta di rispettare le misure di precauzione, «in particolare quella di mantenere almeno un metro di distanza tra le persone». Sono rimandate a dopo Pasqua, invece, le benedizioni delle famiglie. A Pasqua, il 12 aprile, guardano molti, dentro e fuori del Vaticano: con la speranza che la Quaresima divenuta quarantena possa davvero concludersi con l’annuncio della Risurrezione di Cristo.

 

 

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