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sabato 21 maggio 2022
 
 

Lampedusa, l'isola dell'accoglienza

24/12/2013  Un riconoscimento che intende scuotere le coscienze di fronte al dramma degli immigrati e dei morti in mare.

La copertina del n.52 di Famiglia Cristiana dedicato all'isola di Lampedusa.
La copertina del n.52 di Famiglia Cristiana dedicato all'isola di Lampedusa.

Dopo Laura Boldrini, il cardinale Dionigi Tettamanzi, il presidente Giorgio Napolitano e, lo scorso anno, la famiglia, per il 2013 è Lampedusa “l’Italiano dell’anno” di Famiglia Cristiana.
Abbiamo scelto l’isola e i suoi abitanti come esempio di solidarietà nei confronti degli immigrati in cerca di speranza e futuro, dopo essere fuggiti da guerre, persecuzioni, fame e miseria. Quelli che, comunque, ce l’hanno fatta ad arrivare, nonostante le “carrette del mare”, perché altri, a migliaia, tra cui donne e bambini, la vita l’hanno persa tra le onde del Mediterraneo e dell’indifferenza delle nazioni europee.
Quella “globalizzazione dell’indifferenza” denunciata da papa Francesco nel suo viaggio a Lampedusa (il primo del suo pontificato), l’isola approdo degli sbarchi, “porta” dell’Italia e dell’Europa, ma anche “periferia geografica” ed “esistenziale” del dramma di migliaia di immigrati.
Una scelta, quella di Famiglia Cristiana, che premia gli abitanti di Lampedusa per la loro generosità, per la loro accoglienza, per essere usciti di casa a salvare vite umane, al di là della loro provenienza, del colore della pelle e del credo religioso. Una generosità fuori del comune che avrebbe meritato all’isola anche il Nobel per la pace.

Un riconoscimento, inoltre, che intende scuotere le coscienze di chi è insensibile all’immigrazione e ai morti annegati in mare («Ci siamo abituati alla sofferenza dell’altro, non ci riguarda, non ci interessa, non è affare nostro», aveva detto papa Francesco durante la celebrazione sull’isola), ma anche denunciare il trattamento disumano e incivile riservato agli immigrati nel Centro di accoglienza di Lampedusa, come è avvenuto nei giorni scorsi.

«Voglio che Lampedusa», ha detto Giorgio Napolitano, «sia soprattutto un simbolo di impegno umanitario e solidale del nostro Paese, che non può essere messo in ombra e screditato da episodi inammissibili», come le immagini che abbiamo visto di migranti nudi “spruzzati” con una canna all’aperto, al freddo, per curare la scabbia.
L’auspicio del presidente della Repubblica è anche il nostro, perché non sia macchiata la generosità dei lampedusani e la solidarietà dell’isola.
E anche il nostro riconoscimento di “italiano dell’anno”. «Lampedusa», ha ricordato il presidente della Caritas di Agrigento, «è uno straordinario luogo di accoglienza e di incontro con le fragilità umane, frutto di un sistema globale che richiede di essere ripensato secondo logiche evangeliche». La nostra scelta di Lampedusa come “italiano dell’anno” coincide con il numero di Natale.
Coincidenza non casuale, perché c’è un legame profondo tra la festa cristiana e i profughi. «Il migrante», leggiamo in un messaggio di Benedetto XVI, «è una persona umana con diritti fondamentali inalienabili, da rispettare sempre e da tutti. Gesù stesso, da bambino, ha vissuto l’esperienza del migrante perché, come narra il Vangelo, per sfuggire alle minacce di Erode dovette rifugiarsi in Egitto insieme a Giuseppe e Maria».
Con le nostre leggi di respingimento, anche la Santa Famiglia avrebbe avuto vita difficile a venire in Italia. Ancora oggi, in qualche presepe non vengono messi i re Magi, sostituiti dalla scritta: “Respinti alla frontiera”. Vorremmo che non capitasse più.

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