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mercoledì 28 febbraio 2024
 
 

Procedure più snelle per chi cambia nome

28/07/2011  La competenza passa dal ministero dell’Interno alle singole prefetture

A meno che non ci si chiami Mario Rossi, a molti è capitato di dover ripetere più volte il proprio nome e cognome al momento di prenotare al ristorante perchè inevitabilmente storpiato da chi sta dall’altra parte del telefono. Oppure di cominciare quelle lunghe trafile “M come Milano, A come Ancona”... Ma ci sono nomi e cognomi che, dopo aver superato la goliardia dei compagni di scuola, le battute degli amici del calcetto, continuano a perseguitare chi li porta per tutta la vita. Come il signor Felice Del Bagno o il signor Gatto Albino, ma ancora peggio signorine che già durante l’appello in prima elementare saranno arrossite prima ancora di rispondere presente. Tanto da chiedere all’anagrafe di cambiare nome: una procedura lunga, che fino a poco tempo fa richiedeva anche tre anni di tempo (ultimamente 16-18 mesi). Uno schema approvato dal Consiglio dei ministri del 22 luglio 2011 semplifica le procedure e affida il compito non più al ministero dell’Interno ma alle singole prefetture.  

Le motivazioni.
Non si cambia nome per un capriccio e, al di là dei rari casi di nomi ridicoli, spesso le richieste sono legate ai cambiamenti della società civile. Ecco le istanze più frequenti per le quali il nuovo provvedimento prevede il via libera: 
1) la richiesta di aggiunta del cognome materno a quello paterno: queste domande, in costante incremento, vengono solitamente accolte se presentate da persona maggiore di età, ovvero riguardano un minore e sono corredate dal consenso di entrambi i genitori;  
2) l’istanza della donna divorziata o vedova risposata che chiede di aggiungere per i figli il cognome del nuovo marito a quello del primo marito: anche in questo caso la modifica del cognome è normalmente concessa, mentre vengono respinte, tranne casi eccezionali, le domande volte a sostituire il cognome del nuovo marito a quello del primo;  
3) la richiesta del neocittadino italiano che, in sede di concessione della cittadinanza, si vede assegnare il cognome paterno, diverso da quello con il quale era identificato all’estero, e chiede di modificarlo per rendere univoche le documentazioni.  

 
 
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