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Processo al Corvo: si comincia il 29

22/09/2012  Entra nel vivo il procedimento per Vatileaks. Il Tribunale vaticano chiamato a giudicare il maggiordomo del Papa. L'avvio, sabato prossimo.

Comincerà tra una settimana esatta. Sabato prossimo, il 29 settembre, alle 9.3 prenderà il via il processo a carico di Paolo Gabriele, il maggiordomo del Papa accusato del furto dei documenti riservati di Benedetto XVI, e di Claudio Sciarpelletti, il tecnico informatico impiegato in segreteria di Stato, rinviato a giudizio per favoreggiamento.

«Il presidente del tribunale vaticano, Giuseppe Dalla Torre, non può stabilire adesso il calendario delle udienze perché esso dipenderà dallo svolgimento del procedimento», ha spiegato ai giornalisti padre Federico Lombardi, portavoce vaticano, «ma potrebbe esserci una scansione delle udienze e una conclusione del processo abbastanza rapidi, se non emergono nuove prove o non vengono sollevate eccezioni o richieste nuove perizie».

Paolo Gabriele, l'assistente di camera del Pontefice, cittadino vaticano, è stato arrestato il 23 maggio anche se la requisitoria indica la data del 24. Nella sua casa e nella camera che usava nel palazzo apostolico di Castel Gandolfo sono stati trovati, dalla gendarmeria vaticana, numerosi documenti riservati.

Il 25 maggio, per una sola notte,  è stato arrestato anche Claudio Sciarpelletti, cittadino italiano, amico di Paolo Gabriele. Sciarpelletti, in un primo tempo indagato anche per furto e rivelazione di segreto è stato invece prosciolto da queste due accuse. Nella scrivania del suo ufficio sono state trovate alcune bozze del libro di  Nuzzi in una busta con i timbri a secco della segreteria di Stato e la scritta Paolo Gabriele. Le numerose contraddizioni in cui è caduto Sciarpelletti durante gli interrogatori lo hanno fatto poi rinviare a giudizio per favoreggiamento. 

Paolo Gabriele, invece, è rimasto in cella fino al 21 luglio quando ha ottenuto gli arresti domiciliari e il 13 agosto sono state pubblicate la requisitoria del promotore di giustizia vaticano, Nicola Picardi, e la sentenza del giudice istruttore Piero Antonio Bonnet. In quell’occasione i magistrati hanno rivelato che a casa del maggiordomo erano stati rinvenuti anche un assegno intestato al Papa relativo a una somma di 100mila euro, una pepita d'oro e un'edizione antica della traduzione dell'Eneide di Annibal Caro.

I magistrati hanno anche reso pubblica parte degli interrogatori nei quali Paolo Gabriele dichiara che «vedendo male e corruzione dappertutto nella Chiesa, sono arrivato negli ultimi tempi, quelli... della degenerazione, ad un punto di non ritorno, essendomi venuti meno i freni inibitori».

«Ero sicuro che uno shock, anche mediatico, avrebbe potuto essere salutare per riportare la Chiesa nel suo giusto binario. Inoltre nei miei interessi c'è sempre stato quello per l’intelligence, in qualche modo pensavo che nella Chiesa questo ruolo fosse proprio dello Spirito Santo, di cui mi sentivo in certa maniera un infiltrato».

La requisitoria e il decreto coprivano con lettere alfabetiche i nomi dei testi che erano stati chiamati a deporre. Qualora però questi testi dovessero essere chiamati nuovamente alla sbarra durante il processo che comincia sabato, il “rispetto della privacy”, invocato per non divulgare i nomi, potrebbe cadere.

Il collegio giudicante che si riunisce dal 29 è composto da Giuseppe Dalla Torre (presidente), Paolo Papanti Pelletier e Venerando Marano (giudici). Promotore di giustizia (pm) rimane Nicola Picardi. Non è prevista una giuria. Il maggiordomo del Papa, Paolo Gabriele, sarà assistito dall'avvocato Cristiana Arru, unica rimasta in carica dopo il ritiro dell'avvocato Carlo Fusco, mentre l'altro indagato, Claudio Sciarpelletti, sarà assistitodall'avvocato Gianluca Benedetti. I difensori hanno tempo fino al 26 per produrre ulteriori prove a discarico dei loro assistiti. Il processo è pubblico anche se non è stato chiarito chi sarà ammesso e con quali criteri nella piccola sala del tribunale vaticano.

I giornalisti potranno seguire attraverso un piccolo pool di otto colleghi ammessi in sala muniti solo di penna e taccuino. Sarà, infatti, tassativamente vietata ogni forma di registrazione. 

È da ricordare che, oltre alle indagini di magistrati e gendarmi vaticani, il Papa ha affidato una parallela, ampia indagine a una commissione cardinalizia presieduta dal cardinale Julian Herranz e composta dai cardinali Salvatore De Giorgi e Josef Tomko. La commissione ha consegnato in estate al Papa le conclusioni riservate della loro indagine.

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