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venerdì 22 ottobre 2021
 
MIGRANTI
 

Emergenza profughi, porte chiuse nei Balcani

10/03/2016  Slovenia, Croazia, Serbia e Macedonia negano l'accesso a chi non ha documenti validi per il transito. Nel campo greco di Idomeni, colpito dal gelo e dalla pioggia, si aggrava la crisi umanitaria.

Rotta balcanica addio. Da qui non si passa più. I Paesi della regione hanno chiuso le frontiere al transito dei profughi. La Slovenia ha deciso di lasciar transitare dal confine con la Croazia solo coloro che hanno documenti validi per l'area Schengen, chi ha intenzione di chiedere asilo nel Paese e chi ha bisogno di assistenza umanitaria. La Serbia - che non è membro dell'Unione europea - farà la stessa cosa al confine con Macedonia e Bulgaria. Medesime misure per la Croazia, che fa parte dell'Ue ma non dell'area Schengen.  Anche la Macedonia ha deciso di trasformare la porta in un muro. L'Ungheria ha decretato lo stato di crisi, ha rafforzato i controlli alle frontiere con l'invio di 1.500 soldati in più e ha annunciato la costruzione di un muro lungo il confine con la Romania, per impedire l'accesso dei migranti attraverso questo Stato.

Così, lungo la frontiera greca, nel grande campo di Idomeni flagellato anche dal maltempo, la speranza dei circa 14mila profughi ammassati sprofonda sotto la marea di melma e di fango, sotto la pioggia caduta in questi giorni bui. L'emergenza umanitaria è sempre più pressante: nel campo scarseggiano il cibo e l'aqua. Migliaia di bambini sono a rischio di morte. Una situazione infernale, che l'Unicef ha denunciato come gravissima violazione dei diritti dell'infanzia sanciti dalla Convenzione del 1989. 

A Idomeni la crisi umanitaria è allarmante. Fra le associazioni impegnate a portare aiuto ai migranti bloccati sul confine, Medici senza frontiere si è attivata per allestire due nuovi capannoni di 240 metri quadrati e venti tende per ampliare la capacità di accoglienza del campo. Ma centinaia di persone dormono ancora al freddo e la risposta agli enormi bisogni dei profughi è insufficiente. Per quanto riguarda i i Paesi balcanici, Msf fa sapere che ci sono più di mille profughi bloccati da giorni in Serbia. In Macedonia, nel centro di Tabanovce, ci sono più di 700 profughi afghani che non possono muoversi perché non sono stati autorizzati a proseguire il viaggio verso un altro Paese europeo.

Il summit tra Unione europea e Turchia sulla gestione del flusso dei migranti riprenderà il 17 marzo. Intanto a Bruxelles Ankara ha chiesto all'Ue tre miliardi di euro in più e ha lanciato la sua proposta: riprendersi tutti i migranti irregolari arrivati in Ue dal suo confine, a patto che, in cambio, l'Ue accetti di accogliere e redistribuire altrettanti profughi siriani presenti in Turchia. 

«I leader europei hanno completamente perso il senso della realtà
e l’accordo che UE e Turchia stanno negoziando è uno degli esempi più chiari del loro cinismo», è il duro commento di Loris De Filippi, presidente di Medici senza frontiere. «Per ogni rifugiato che rischierà la vita in mare e verrà sommariamente rimandato in Turchia, un altro potrebbe avere l’opportunità di raggiungere l’Europa dalla Turchia secondo un programma definito di reinsediamento. Questo calcolo sterile riduce le persone a meri numeri, negando loro un trattamento umano e compromettendo il loro diritto di cercare protezione».

(Nella foto Ansa/Epa: una bambina nel campo profughi di Idomeni colpito dal maltempo)

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Profughi a Idomeni, al confine con la Macedonia è emergenza umanitaria
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