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giovedì 19 maggio 2022
 
Mostra di tappeti dall’Afghanistan
 

Promuovi la pace, calpesta la guerra

15/08/2015  Sino al 24 agosto una mostra di tappeti dell'Afghanistan promosso dalla onlus CooperAction per far crescere la cultura della pace e del rispetto dei diritti umani in un Paese martoriato dai conflitti. L'iniziativa intende denunciare «lo sfruttamento dei bambini costretti a lavorare solo per potersi sfamare e il mancato rispetto dei diritti umani per le donne».

Tessere orizzonti di pace si può, anche attraverso i tappeti: lo sostiene la onlus CooperAction attraverso la campagna “Calpesta la guerra”, che ha ideato e realizzato una mostra di tappeti afghani allestita fino al 24 agosto nello spazio espositivo del padiglione della Società civile nella Cascina Triulza, a Expo Milano. Promosso per far crescere la cultura della pace e del rispetto dei diritti umani, il progetto è focalizzato sulla popolazione dell’Afghanistan, immersa dal 1979 «in un contesto di conflitto e instabilità – ricorda l’associazione –. “Calpesta la guerra” opera con la convinzione che l’aiuto alle popolazioni diseredate a causa delle guerre, attraverso il recupero delle loro identità tradizionale, favorisca il loro sviluppo e contribuisca al benessere delle future generazioni».  

Le iniziative di sensibilizzazione hanno ripreso quindi «in chiave critica» i cosiddetti tappeti di guerra: «Nati negli anni Ottanta, a seguito dell’occupazione sovietica dei territori afghani, erano usati dai Mujahiddin come strumento di propaganda per incitare la popolazione a prendere le armi contro gli invasori. Questi tappeti rappresentano armi e immagini che inneggiano al jihad. CooperAction li utilizza per dar voce alle popolazioni colpite dai conflitti, invitando i visitatori a “calpestare” la guerra», spiega la onlus. Precisando: «Il tappeto di guerra diventa strumento di propaganda, incita con i suoi simboli guerreschi a impugnare le armi contro gli invasori. I tappeti di guerra tornano con l’occupazione anglo-americana del 2001 e continuano a essere prodotti dalle mani dei bambini afgani con nuove iconografie che inneggiano alla guerra e al jihad». 

Basta guardarli con attenzione: «Non troviamo fiori, ma armi o periodi storici scanditi da date o da eventi particolarmente forti, ad esempio la rappresentazione dell’attacco terroristico alle Torri gemelle dell’11 settembre 2001 a New York o l’inizio della campagna militare “Enduring freedom”». Eppure «hanno suscitato particolare interesse da parte di collezionisti: i loro prezzi risultano particolarmente alti, considerando che la maggior parte è di piccolo formato, la qualità delle lane e la densità di nodi piuttosto bassa». 

Con questa campagna, dunque, l’associazione – formata da un gruppo di esperti e professionisti – intende denunciare «lo sfruttamento dei bambini costretti a lavorare solo per potersi sfamare, il mancato rispetto dei diritti umani per le donne e per i bambini, il conflitto che ha reso l’Afghanistan uno dei Paesi più poveri del mondo». E i tappeti di guerra vengono usati «per far conoscere e approfondire il contesto socio-politico ed economico del Paese attraverso eventi, convegni, pubblicazioni e seminari in Italia e nel mondo. Li utilizziamo per farli calpestare e per affermare il nostro no alla guerra che, oltre alla distruzione di intere generazioni, svilisce e annienta una delle più antiche tradizioni manifatturiere di tutto l’Oriente». 

 
 
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