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martedì 30 novembre 2021
 
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Promuoviamo la vita ma senza giudicare

31/01/2015  Marco Alimenti, un giovane del Movimento per la vita racconta il suo impegno e quello dei coetanei. Un passaggio tra generazioni grazie agli adulti autorevoli.

Mixare le competenze scientifiche della Bioetica con la capacità di ascoltare le motivazioni umane e i sentimenti di chi ha vissuto certe esperienze «anche quando ha fatto scelte diverse da ciò che avremmo fatto noi». È questo che anima i giovani del Movimento per la vita della Toscana rappresentati da Marco Alimenti, studente di Giurisprudenza che, nipote della prima fondatrice del Movimento di Firenze, Magda Panuccio Brunori,e figlio di mamma Benedetta Panuccio impegnata nella promozione del metodo Billings per la regolazione naturale della fecondità, a 26 anni dedica tempo e impegno a questa attività.

Con una “succursale” interessante, il Movit, movimento per la vita universitario di Firenze e Siena, «un gruppo universitario nato per calare ciò in cui crediamo nel nostro presente di studenti e provare ad avvicinare giovani di altri ambienti ai nostri va-lori». E un’idea chiara di fondo: «Non giudicare niente e nessuno, non far diventare le nostre idee bandiere politiche o strumenti per una valutazione morale che non ci appartiene». Come? «Organizzando convegni nelle facoltà su laicità dello Stato e obiezione dicoscienza, ma anche sull’eterologa tra problemi e prospettive». E andando là dove ci sono i coetanei: tra pub e caffè letterari per parlare di temi a loro cari. «La promozione della cultura della vita, dai diritti del concepito, alla legislazione in favore delle mamme in gravidanza che faticano a portarla a termine, a tematiche attuali come i diritti della famiglia. Tematiche sensibili che a volte faticano a trovare l’ascolto e l’interesse delle persone perché considerate questioni private». 

Valori tramandati nel tempo sia per Marco sia per tanti altri ragazzi e ragazze – «è sempre bene che siano rappresentati il maschile e il femminile» – che come lui, anch’essi giovanissimi, si impegnano. «Più che un passaggio da mia nonna a me, io ci vedo davvero un passaggio tra le generazioni. Abbiamo davanti adulti autorevoli che ci invogliano a seguire le loro orme».

 
 
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