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Pronto intervento famiglie per Bambini in alto mare

16/10/2013  Ai.Bi. presenta il sistema di accoglienza per minori stranieri non accompagnati in grado di intervenire entro 24 ore dalla segnalazione

Ci sono emergenze che richiedono flessibilità, rapidità di intervento e competenza per evitare di fare danni più gravi di quelli già in corso. La tempestività, dunque, è il segreto del progetto di Ai.Bi. "Bambini in alto mare", una comunità di Pronta accoglienza per minori stranieri non accompagnati strutturata per agire entro 24 ore dalla segnalazione. Sull'onda emotiva della tragedia di Lampedusa, l'associazione ha approntato un piano d'emergenza che richiede, però, la disponibilità e la generosità delle famiglie italiane. A loro, infatti, Ai.Bi. chiede uno sforzo di accoglienza concreto per gettare il cuore oltre il perbenismo di facciata che talvolta frena la purezza di gesti e sentimenti senza pregiudizi. Tempo, spazio e affetto sono gli ingredienti dell'unico modo possibile di fare rete, di essere realmente aperti al prossimo. Ogni anno sono circa duemila i minori non accompagnati che sbarcano in Italia: la maggior parte di loro ha tra gli 11 e i 17 anni e nessun luogo in cui andare, nessun parente da raggiungere. Spaesati, soli, impauriti. Ma qualcosa si può fare, in attesa che le istituzioni italiane e l'Europa tutta si assumano le doverose responsabilità per una questione che riguarda tutti e che, non va mai dimenticato, ha a che fare prima di tutto con il diritto stesso alla vita.

Da qui, l'idea di rendere immediatamente operativa una sede stabile nei luoghi degli sbarchi: una "task force" opportunamente formata sarà in grado di raggiungere il minore non accompagnato segnalato nell'arco di 24 ore e successivamente prenderà forma un sistema articolato che spazia dall'accoglienza mamma-bambino ai centri per minori, ma soprattutto fa affidamento su tutte quelle che famiglie volontarie sostenute da vicino, in questo atto di profonda umanità, dagli operatori delle 15 sedi Ai.Bi. presenti sul territorio. Per ogni caso verrà cercata la strada più efficace nell'interesse esclusivo del minore e, dove previsto, della madre: ospitalità, assistenza, affido, le vie dell'accoglienza sono infinite.

Sono già cinquanta, le famiglie pronte ad accogliere i minori sopravvissuti ai naufragi di Lampedusa. Tanti i moduli inviati in una sola settimana ad Ai.Bi., dopo il lancio della campagna “Bambini in alto mare”, dedicata ai minori stranieri non accompagnati e alle mamme sole. Tutti, infatti, possono fare qualcosa, nessuno escluso, purché dal Governo si registri la medesima disponibilità. Un appello, intanto, è stato lanciato: «Egregio Ministro Kyenge, l’associazione Ai.Bi., Amici dei Bambini, all’indomani della tragedia di Lampedusa, ha approntato un piano di solidarietà ed emergenza: Bambini in alto mare, che punta sulle famiglie, cuore identitario dell’Associazione, e sulla loro capacità di accoglienza. L’attenzione di Ai.Bi. si rivolge in particolare ai più deboli fra i deboli: le mamme sole e i minori non accompagnati. Per poter essere efficaci nella nostra azione urgono indicazioni coordinate e precise su come smistare gli ospiti del Centro di Prima Accoglienza. Urgono referenti precisi, risposte rapide e un contesto organizzativo chiaro. Per questo ci rivolgiamo al Governo italiano e al ministero dell’Integrazione, e delle Politiche Sociali. L’8 ottobre scorso i ministri degli interni dell’Ue hanno accolto positivamente la proposta della commissaria Ue agli Affari interni, Cecilia Malmstrom, di dare vita a una task force che che colleghi le diverse iniziative sull’immigrazione. Della task force, faranno parte, oltre alla Commissione europea e a Frontex, l’agenzia Ue per l’Asilo, Europol e anche gli Eas (‘External Action Services’). Anche in quel contesto è stato ribadito che sarà avviato "un processo", non "per far chiacchiere", ma per "centrare gli obiettivi". Perché l’Italia cuore e centro dell’emergenza tarda a darsi una cabina di regia? In passato, lavorando in contesti più organizzati, abbiamo avuto la possibilità di fronteggiare immediatamente i problemi, con un vero coordinamento fra Ong, in modo che da evitare inutili sprechi di risorse. Chiediamo al Ministro per l’integrazione e le politiche sociali che sia subito istituita una task force in grado di coordinare e gestire lo sforzo delle associazioni, del volontariato, della società di civile nell’emergenza attuale, coordinandosi con tutte le realtà territoriali italiane già attive. L’intervento di Ai.Bi. parte da una Comunità di Pronta Accoglienza per minori stranieri non accompagnati, capace di intervenire entro 24 ore dalla segnalazione. Attendiamo, in primo luogo, urgenti indicazioni su come potranno essere smistati gli ospiti del Centro di Prima Accoglienza».

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