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venerdì 22 ottobre 2021
 
 

Appello: ci stupisca in cinque mosse

25/03/2014  L’ad di Fs ha ragione: è il mercato a fissare gli stipendi. Ma il mercato si può cambiare. Ecco come potrebbe farlo lo stesso Moretti. In cinque mosse

Mauro Moretti, ad di Fs, stipendio di 873 mila euro lordi annui, sta tra coloro che un tempo si definivano “boiardi di Stato”, locuzione giornalistica, dunque approssimativa fin nella sua stessa patina negativa, che perimetrava la strana categoria degli amministratori di società a partecipazione statale. Categoria tutta italica e oggi in disuso. Le partecipazioni statali vecchio stampo non esistono più. Le aziende del “paraStato” si sono evolute in società quotate (Eni, Enel Finmeccanica, Terna), dunque sottoposte a leggi di mercato e di borsa. Fs si avvia ad esserlo nel 2015, e Moretti ha buon titolo a dichiarare che a “fare” il suo stipendio non può essere un tetto fissato per legge, fosse pure lo stipendio del Capo dello Stato. “La logica per cui chi gestisce imprese grandi e complesse deve stare sotto al presidente della Repubblica è sbagliata – ha dichiarato -. Un conto è stare sul mercato e un conto è fare una scelta politica”. In caso di taglio, Moretti ha già deciso: migrerà verso il privato, e verso salari più pingui.

Impeccabile. L’idea che sia il mercato a regolare gli stipendi dei manager non ha nulla di scandaloso, anzi è addirittura “legge economica”. Perfino un grand commis di Stato come Fabrizio Barca, non certo sospettabile di simpatie iperliberiste, giudica l’affermazione di Moretti corretta.

Ma in concreto cosa vuol dire mercato? La sola “grandezza e complessità” non ci basta. Occorre altro: l’utile della società, quindi il suo valore (crescente) per gli azionisti? L’efficienza del servizio? Gli orari? La comodità? La cortesia? L’interessato non ha chiarito. Il punto è che il mercato di cui si discute è una definizione che si dà per scontata e dunque indiscutibile. Si dà per esempio per scontato che sia estranea al mercato la nozione di servizio pubblico. O meglio di servizio al pubblico. Eppure, c’è una “certa idea di mercato”  che invece insegue l’utopia di tenere insieme gli opposti: equità e stipendi; servizio al pubblico e concorrenza. Senza farne un problema morale. O meglio mettendo la morale in un cantuccio (i valori non si sbandierano, si vivono)  e  provando a usare i ferri dell’economia.

Ergo, immaginiamo un futuro in cinque mosse. Più o meno di tal fatta:

a) Renzi pone il tetto e “taglia” lo stipendio a Moretti;
b) Moretti, ottimo manager, riceve offerte di mercato da aziende private ma le rifiuta;
c) spiega in una conferenza stampa che ha scelto di farlo per un servizio al Paese e dunque a una certa idea di mercato diversa da quella che ha ereditato;
d) chiarisce che lo fa come “eccezione”, come follia momentanea, diciamo tre anni, in cui si pone obiettivi chiari, raggiungibili e  verificabili per poi proseguire il proprio percorso su lidi più redditizi;
e) spiega, come postilla, che l’aspetto morale della cosa è secondario perché privato, personale.

Ecco, a noi un “uomo di mercato” del genere piacerebbe. Uno che dedica un pezzetto  della sua carriera a qualcos’altro che non sia fare soldi per farne altri  incuriosirebbe. Perché non dà per scontato che mercato sia una parole indeclinabile, ma la interpreta, dunque la cambia.
La ricerca economica più aggiornata dice che le aspettative degli individui  non sono razionali come pensavano i padri fondatori. Le leggi e i modelli del mercato dei manuali non sono perfette. E allora, ci stupisca dottor Moretti. Dimostri di essere aggiornato e apra uno squarcio in questa “imperfezione” del mercato. Faccia qualcosa di perfettamente imperfetto. Che ne dice, si può fare?

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