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sabato 24 ottobre 2020
 
Scuola
 

Prove di futuro a Piacenza

13/09/2013  Di 800.000 studenti di origine “straniera” che vivono in Italia, la metà di loro è nata qui. Gli altri 400.000 arrivano nelle età più disparate e vengono catapultati direttamente in classe, senza alcun tipo di mediazione culturale. A Piacenza due giorni di convegno per affrontare la scuola che cambia.

A Piacenza sono iniziate le Prove per il futuro, in un congresso dal titolo omonimo, anteprima del "Festival del diritto" di fine settembre a cura del Ministero dell’Istruzione, dell'Università e della Ricerca, che ha preso il via stamane all’Università Cattolica. Una due giorni, oggi venerdì 13 settembre e domani sabato 14, per discutere delle frontiere dell’educazione scolastica.

Un dato su tutti per mettere al centro delle priorità il problema: di 800.000 studenti di origine "straniera" che vivono in Italia, la metà di loro è nata qui, ma gli altri 400.000 arrivano nelle età più disparate e vengono catapultati direttamente in classe
senza alcun tipo di mediazione culturale. Esclusivamente madrelingua. «L'importante - ha detto il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza aprendo i lavori - è prendere atto del fatto che la scuola è cambiata tantissimo. Usare oggi lo stesso metodo che si usava quattro o cinque anni fa non è appropriato, dobbiamo aggiornarci continuamente e riflettere sul perché nel nostro Paese c'è un'evoluzione demografica che inesorabilmente va avanti e non possiamo pensare di chiuderci al mondo, sarebbe folle. Nello stesso tempo ci dobbiamo attrezzare per questi cittadini che arrivano in Italia ed utilizzare gli strumenti migliori per accoglierli, avendo ben presente il fatto che per noi sono una ricchezza».

Due giorni di incontri e confronti, occasione per proporre anche della valide alternative. All’attenzione dei partecipanti, tra le tante esperienze, verrà sottoposta la peer education, alla lettera "educazione tra pari", tradotta in progetti pilota già in corso in alcune scuole. Una strategia educativa volta ad attivare un processo spontaneo di passaggio di conoscenze, emozioni e esperienze da parte di alcuni ragazzi di seconda generazione, nati in Italia ma che conosco la lingua di origine, ad altri coetanei appena arrivati nel nostro Paese. Con un'idea di fondo che muove le proposte: «la classe è un luogo di apprendimento per tutti e dove tutti possono insegnare, non solo i professori», come spiega Vinicio Ongini, tecnico del ministero e profondo conoscitore della scuola multiculturale. Clicca qui per il programma del convegno Prove per il futuro. Integrazione, Cittadinanza, Seconde generazioni.

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