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Puglia, lo scontro tra i due treni e quei 531 chilometri a binario unico

12/07/2016  Mentre si discuteva di Alta Velocità e convogli di ultima generazione da far arrivare nel Salento, nel tratto tra Andria e Corato, vicino Bari, due treni che viaggiavano su binario unico, per il quale il raddoppio, già finanziato, non è stato mai realizzato, si è verificata una carneficina. Nella regione più lunga d'Europa 531 chilometri sono a binario unico e solo 297 a doppio binario

Solo un anno fa, di questi tempi, in Puglia si discuteva animatamente chiedendo al governo di far arrivare i treni dell’Alta Velocità fino a Bari e a Lecce per evitare che un pezzo d’Italia fosse tagliato fuori dalle più avanzate e moderne arterie di comunicazione che collegano le grandi città del Nord con il Mezzogiorno. Un anno dopo, nel bel mezzo della stagione estiva, quel dibattito sull’Alta Velocità e sui treni di ultima generazione sembra quasi lunare mentre scorrono sotto i nostri occhi le immagini di un binario unico, nelle campagne baresi tra Andria e Corato, dove si è verificato uno dei peggiori incidenti ferroviari che la storia italiana ricordi con oltre 20 morti, più di trenta feriti e una carneficina che il sindaco di Corato, Massimo Mazzilli, improvvisatori fotoreporter, ha definito «come se fosse caduto un aereo».

Un incidente dove – ma la verità è ancora tutta da scrivere – una delle cause, al netto dell’errore umano, potrebbe essere proprio quel binario unico nel tratto a Nord di Bari su cui viaggiavano i due treni che si sono scontrati frontalmente a oltre cento chilometri orari, velocità massima consentita sulla tratta.
«Non si può morire così nel 2016», ha detto una superstite sfuggita all’inferno delle lamiere accartocciate. Era il treno dei pendolari, degli studenti universitari, dei viaggiatori che su questi convogli raggiungevano l’aeroporto di Bari. La tratta della tragedia era gestita, e bene a detta di molti, delle Ferrovie del Nord Barese che fanno capo alla Ferrotramviaria Spa, azienda con capitale interamente privato costituita nel 1937 dal conte Ugo Pasquini, che nello stesso anno acquisì dalla Société des Chemins de Fer Economiques di Bruxelles, la tramvia Bari-Barletta continuandone la gestione.  

Suona quasi come una beffa, tuttavia, che mentre si discuteva sull’Alta Velocità non si sia riusciti a portare a conclusione il progetto sul raddoppio dei binario sul quale si è verificato l’incidente e per il quale c’era il piano finanziato dall’Unione europea il 27 aprile 2012. Nel 2013 erano stati effettuati gli espropri dei terreni, mentre nelle scorse settimane era stato prorogato il termine per la presentazione delle offerte relative alla gara di appalto per la progettazione e l'esecuzione dei lavori per il raddoppio della tratta Corato-Andria. Da anni, tanti, troppi, si aspettano le autorizzazioni e numerosi tecnici e analisti commentando lo scempio hanno sottolineato che bisogna ritenersi fortunati se non è successo nulla prima. La tratta dov'è avvenuto l'incidente, infatti, è esercitata con blocco telefonico e non dispone di SCMT, il Sistema Controllo Marcia Treno in uso sulla rete RFI dove viaggiano i convogli di Trenitalia.
La Ferrotramviaria Spa, titolare di un contratto di servizi stipulato con la Regione Puglia, gestisce l'infrastruttura ferroviaria per 83 chilometri di cui oltre 40 di doppio binario. In Puglia, dicono gli ultimi dati della Uil, «ci sono 531 chilometri a binario unico e 297 a doppio binario. E il ripetitore di segnale, che blocca automaticamente il treno in caso di errore umano, è attivo solo su 170 chilometri di rete». Percentuali dunque, molto basse.

Il tratto della tragedia rientra in un grosso progetto di investimento di raddoppio dell'attuale binario unico da Ruvo di Puglia verso Corato ed Andria, per poi terminare all'altra stazione di testa, Barletta. La linea attualmente è elettrificata e a scartamento normale, a doppio binario nel tratto Fesca San Girolamo - Ruvo (circa 33 chilometri), mentre per i restanti 37 chilometri è a binario unico. Sul disastro è stata aperta un’inchiesta ma una cosa pare certa: non è entrato in azione né il sistema di scambio, che è automatico, né tantomeno l’allarme. Il premier Matteo Renzi ha chiesto «chiarezza» mentre il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha parlato di tragedia «inammissibile».    

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