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venerdì 10 luglio 2020
 
L’iniziativa collegata al progetto di Legambiente
 

Puliamo il buio

27/09/2013  Gli speleologi italiani scendono in campo, anzi nelle grotte e negli anfratti. Nelle stesse giornate di “Puliamo il mondo”, in cui le migliaia di volontari di Legambiente sono all’opera per eliminare i rifiuti dal suolo, loro ripuliscono il sottosuolo.

L'intervento degli speleologi alla Neviera del Barone (Locorotondo, Bari). In copertina, le "pulizie" al Buso di Busa Fonda, nell'altopiano di Asiago.
L'intervento degli speleologi alla Neviera del Barone (Locorotondo, Bari). In copertina, le "pulizie" al Buso di Busa Fonda, nell'altopiano di Asiago.

«Trattiamo bene il pianeta in cui viviamo: esso non ci è stato donato dai nostri padri, ma ci è stato prestato dai nostri figli»: così esortavano gli antichi Masai. Gli speleologi italiani, d’accordo con questa filosofia, si mettono subito all’opera.

Da oggi fino a domenica 29 settembre, infatti, grazie all’iniziativa Puliamo il buio, giunta quest’anno alla nona edizione, si calano nelle grotte per fare un po’ di pulizia. Armati di elmetti, corde, badili, e anche di tanta buona volontà, dedicano tre giorni a eliminare dal sottosuolo vetri, pneumatici, biciclette, scatoloni usati e vecchie batterie.

L’iniziativa, collegata al progetto Puliamo il mondo di Legambiente, coinvolge decine di volontari nelle cavità di tutta Italia, soprattutto di Lazio, Puglia, Sicilia, Sardegna, Trentino. Un progetto che richiede impegno e conoscenze, ma che dà i suoi frutti, se è vero che, dal 2005 a oggi, sono stati raccolti oltre 130 chili di rifiuti, poi avviati alla discarica autorizzata.

"L'iniziativa è anche un segnale di allarme per i comuni: urgono le bonifiche"

«L’utilizzo di ipogei naturali e artificiali come discariche abusive è un fenomeno molto diffuso», stigmatizza il responsabile dell’iniziativa Francesco Maurano, «con danni incalcolabili all’ambiente carsico e alle risorse idriche profonde».

Ed è proprio in nome della difesa degli habitat naturali e di una visione eco-friendly, che Maurano chiama in causa politici e decisori pubblici. «La nostra iniziativa vuole essere un monito e un segnale di allarme per le amministrazioni locali», dice, «affinché possano essere avviate opere di bonifica vere e proprie».

Allertare i sindaci, quindi, ma non solo. Anche smuovere l’opinione pubblica alla base, ad esempio coinvolgendo gli studenti delle scuole in mostre, concorsi, eventi, e invitando i cittadini a fare la loro parte, attraverso la segnalazione, al Comune o alla Società speleologica italiana, delle grotte invase dai rifiuti. Questo avviso contribuirà ad ampliare e aggiornare il registro delle cavità a rischio ambientale. Una sorta di censimento, che costituisce la base per poi intervenire.

Da questa fotografia della penisola, risulta che attualmente «il fenomeno è diffuso da Nord a Sud, soprattutto dove le grotte sono vicine ai centri abitati e quindi facilmente raggiungibili dalle persone che le vogliono utilizzare come discariche illegali».

Per informazioni: www.puliamoilbuio.it.

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