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mercoledì 17 aprile 2024
 
FILM EVENTO
 

Pupi Avati e Sergio Castellitto: «Il nostro Dante? Un uomo pieno di debolezze come noi»

29/09/2022  Esce oggi nei cinema l'atteso film dedicato al Sommo Poeta. Il regista e il protagonista hanno concesso a Famiglia Cristiana in edicola da oggi una doppia intervista esclusiva. Eccone alcuni stralci

Dopo una gestazione durata vent'anni, esce oggi nei cinema Dante, il film diretto da Pupi Avati e ispirato al suo romanzo L'alta fantasia in cui si confronta con la figura del Sommo Poeta. Lo spunto narrativo è il vero viaggio che Giovanni Boccaccio (interpretato Sergio Castellitto) nel 1350 compì per portare 10 fiorini d’oro a suor Beatrice, figlia di Dante, monaca a Ravenna, come risarcimento simbolico da parte di Firenze per l'esilio a cui il poeta era stato condannato. Questa storia si intreccia a un’altra, che vede protagonista un giovane Dante prima timido e impacciato a causa dell’amore impossibile per Beatrice; poi soldato contro Arezzo e infine priore, un ruolo politico che lo porterà alla rovina. In tutte queste traversie, seguiamo il fiorire del suo genio poetico.

Pupi Avati e Sergio Castellitto ci hanno concesso una doppia intervista esclusiva per il servizio di copertina di Famiglia Cristiana da oggi in edicola. Eccone alcuni stralci:

PUPI AVATI: «Boccaccio descrive Dante come un lussurioso. Era un uomo che aveva abbandonato la moglie, che aveva tradito l’unico amico che aveva, Guido Cavalcanti, e anche nelle accuse di baratteria che gli costarono l’esilio qualche opacità c’era. Il suo talento, di cui era assolutamente consapevole, è stato l’unico risarcimento ai tanti dolori che gli ha dato la vita. La consegna del Paradiso doveva essere lo strumento per ottenere il perdono di Firenze ma la conclusione dell’opera è coincisa con la sua morte». Anche l’amore verso Beatrice è molto più “fisico” di come siamo abituati a conoscerlo. «Nella Vita Nova un adolescente di oggi si riconosce tantissimo nella descrizione che Dante fa di sé, di quel ribollire dei primi struggimenti amorosi».


 

SERGIO CASTELLITTO: «Il merito maggiore di questo film è essere riuscito a far scendere dal piedistallo un’icona cristallizzata con il suo tipico profilo severo e la corona d’alloro per rivelarci un uomo la cui vita è stata segnata dalla soludine, dalla povertà, dal dolore e dalle amarezze e che non è stato di certo un santo, ma un uomo che ha avuto le sue debolezze come tutti. Da questo punto di vista il film ha un altissimo valore non solo emotivo, ma anche pedagogico: è un’opera da portare nelle scuole. Boccaccio è stato nella sua epoca il più grande estimatore di Dante e quindi il viaggio che lui compie per conto di Firenze per risarcire la figlia del suo esilio ingiusto, lo compie anche in nome dell’umanità intera per ringraziarlo di tutta la bellezza che ci ha dato per sempre».


 
 
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