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Pupi Avati: «Ci sembrava di essere un po’ dei cow boy»

06/08/2014  La pratica della Buona Azione potrà anche essere derisa secondo il regista, scout del Bologna 16 nel Dopoguerra, ma è utile per imparare a occuparsi degli altri.

Pupi Avati Scout (il settimo da sinistra) in una foto del'63
Pupi Avati Scout (il settimo da sinistra) in una foto del'63

Ha fatto tutta la carriera, da lupetto a educatore il regista Pupi Avati che racconta con entusiasmo di quegli anni: «Ho fatto il lupetto, l’esploratore, nella squadriglia delle Volpi,  il rover e il capo in Branco col nome di Bagheera». Erano gli anni dopo la guerra e per lui si è trattato di un'esperienza fondamentale: «per un timido come me... Mi ha insegnato a socializzare, a comunicare, a stare con gli altri, a esprimermi. E non solo. Ho appreso il senso dell’impresa e della condivisione di un progetto. Tutti esperienze che ho poi utilizzato nella costituzione della mia Jazz Band e poi quando mi sono dedicato al cinema» .

Pupi Avati sottolinea anche l'importanza della formazione morale: «Non ci si poteva addormentare la sera senza avere fatto la buona azione quotidiana. Potrà essere un'usanza irrisa ma è un elemento importante per imparare a occuparsi del prossimo».

Come molti ex scout vive ancora oggi l'orgoglio  e l'appartenenza  al gruppo e la vicinanza ai suoi compagni di strada: «Sono legato agli amici scout attraverso un legame di riconoscenza. Hanno fatto scelte diverse dalla mia e quasi tutti sono rimasti a Bologna mentre io vivo a Roma, però affettivamente sappiamo tutti che c’è un legame profondo e imprescindibile soprattutto verso i capi. Quelli che ai tempi erano i nostri modelli».

A quei tempi c'erano anche le distanze da percorrere con più difficoltà : «Partivamo utilizzando i vecchi camion lasciati dagli americani. Ci sembrava di essere, anche per la divisa, un po’ dei cow boy. In quella Italia ingenua e meravigliosa era una cosa davvero di grande fascino.

Oggi, riflette il grande regista: «c'è ancora più bisogno dello scoutismo che ai miei tempi. Purtroppo i genitori di oggi non se ne rendono». Essere un lupetto e poi un esploratore offre la possibilità di crescere attraverso il gioco e l'avventura: «Un intuizione bellissima questo modo formare i bambini e i ragazzi. Adesso la formazione avviene attraverso un videogioco, subendo la creatività di Silicon Valley. Noi producevamo il frutto della nostra creatività  individuale». 

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