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mercoledì 19 gennaio 2022
 
Il teologo
 

Qual è il senso della dottrina sulla giustificazione?

15/10/2021 

Da ex docente di storia, ricordo la difficoltà, nel presentare la figura di Lutero, di trattare la spinosa questione della predestinazione, e passavo oltre. Come comprenderne il senso?   

Francesco c.

La dottrina della “predestinazione” affonda le sue radici nelle Scritture, Paolo in particolare, e nella teologia di Agostino: due fonti fondamentali per la comprensione luterana e anche calvinista della fede e della grazia (= giustificazione). Nella forma “cattolico-romana” la predestinazione va interpretata non come un cieco determinismo, ossia un’assoluta necessità, nei confronti della salvezza donata nella fede, ma, mentre il termine rimanda sempre e comunque all’iniziativa di Dio, che compie il primo passo verso di noi, non annulla la nostra libera volontà di accogliere il Suo dono. Il protestantesimo tende a radicalizzare questo primato della grazia fino a farci percepire la condizione umana pressoché priva della volontà libera e consapevole, in quanto il peccato ha radicalmente corrotto la natura, rendendoci incapaci di alcunché di buono. Una corretta interpretazione di questa tesi radicale (come, ad esempio, si espone nel De servo arbitrio di Lutero scritto contro il De libero arbitrio di Erasmo da Rotterdam) non deve prescindere dal carattere polemico e critico nei confronti di quanti confidano troppo nell’uomo fino a dimenticare il primato di Dio. Con la Dichiarazione congiunta sulla giustificazione del 1999 e col documento Dal conflitto alla comunione del 2013 abbiamo importanti testi con cui confrontarci per proporre nell’insegnamento e nella catechesi una visione non conflittuale della grazia e della fede.

 
 
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