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giovedì 18 aprile 2024
 
parliamone insieme
 
Credere

Quando comunicare è ascoltare

26/05/2022  Tema della Giornata mondiale delle comunicazioni sociali di quest’anno è Ascoltare con l’orecchio del cuore. Un imperativo che riguarda la sfera religiosa ma anche quella comunicativa ed ecclesiale

Cari amici lettori, questa domenica dell’Ascensione ricorre la 56° Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, che quest’anno ha per tema Ascoltare con l’orecchio del cuore. Da Paolino (la congregazione che è l’editore di Credere e di altre riviste come Famiglia cristiana) ritengo importante soffermarsi su questa dimensione della vita della Chiesa, richiamando qualche passaggio del Messaggio del Papa per l’occasione.

La prima dimensione di cui parla il Pontefice è quella religiosa, ricordando il valore dell’ascolto come dimensione fondamentale della relazione con Dio. Ma ricorda anche che il nostro è un Dio che «si rivela comunicandosi gratuitamente»: all’uomo «è richiesto di sintonizzarsi, di mettersi in ascolto», per entrare in quella «alleanza d’amore» a cui Dio ci chiama. E qui entra in gioco la «qualità dell’ascolto dell’uomo», divisi come siamo tra la «sordità del cuore» e il «desiderio di relazione con gli altri e con l’Altro».

Questa sfida attraversa le nostre esistenze, personali, comunitarie, sociali, ecclesiali persino quelle tra nazioni, come stiamo vedendo in questa tragica guerra dove la ricerca del dialogo non sembra essere tra le priorità. La seconda dimensione richiamata è quella della “buona comunicazione”: si denunciano le carenze e i limiti di una cattiva comunicazione (il “parlarsi addosso”, la ricerca del consenso a scapito della verità, la semplificazione rispetto alla complessità della realtà, la “infodemia”, cioè l’eccesso di informazioni che finisce per disorientarci), rispetto a una buona informazione, fatta di ascolto delle ragioni altrui, ricerca paziente della verità, capacità di ascolto della realtà. Entra qui con forza il tema delle fake news, altra realtà attualissima proprio in questo tempo di guerra, con un filone di informazioni che distorce la realtà o la rappresenta secondo la propria ideologia.

Ce ne parla il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio in una intervista (pag. 16-18) dedicata al Festival della Comunicazione. Nel caos delle tante voci ci è chiesto, afferma il Papa, di saper «ascoltare più fonti», «più voci, anche nella Chiesa», imparando a esercitare una vera arte del discernimento. Una terza dimensione dell’ascolto, infine, viene declinata in chiave ecclesiale: “ascoltarsi nella Chiesa”. E il pensiero qui corre al processo sinodale in corso, a cui dedichiamo un servizio (pp. 24-27) che rende conto di quanto emerso dall’incontro dei referenti diocesani del Cammino sinodale radunati a Roma lo scorso 13-15 maggio.

Ne emerge un quadro che suggerisce speranza pur in mezzo ad alcune ombre: nonostante le fatiche iniziali, il processo sinodale si è messo in moto e ha cercato di praticare in diversi modi quella necessità dell’ascolto raccomandata dal Papa nel suo Messaggio. «Chi non sa ascoltare il fratello ben presto non sarà più capace di ascoltare nemmeno Dio», afferma il Santo Padre, citando Dietrich Bonhoeffer. C’è nella Chiesa un evidente «debito di ascolto», come afferma uno dei referenti, e certamente il cammino in questo senso è solo all’inizio; ma che siano stati realizzati oltre 50 mila incontri nella Penisola per “praticare” l’arte dell’ascolto è un piccolo germoglio di speranza, segno che lo Spirito soffia ancora.

E proprio lo Spirito dobbiamo invocare, a una settimana dalla Pentecoste, perché si realizzi ancora la capacità di ascoltarsi e capirsi nella varietà di lingue di cui è fatta la Chiesa. E a voi, amici lettori, mi permetto di ricordare che anche nel nostro piccolo c’è sempre un canale aperto di comunicazione: basta scrivere a lettori.credere@stpauls.it. Un dialogo importante, che nutre e arricchisce il giornale.

 
 
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