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venerdì 12 aprile 2024
 
Anniversari
 

Quando eravamo tutte (e tutti) patiti per Fonzie

04/01/2024  Cinquant'anni fa andava in onda negli Stati Uniti la prima puntata di "Happy Days", telefilm che fece impazzire il pubblico di tutto il mondo. In Italia arrivò alla fine del 1977 e fu subito "fonziemania". La storia e le curiosità di un fenomeno unico nella storia della televisione raccontate da due massimi esperti, autori del libro "La nostra storia. Tutto il mondo di Happy Days "

In tutta la storia della televisione forse nessun programma è entrato più nell’immaginario collettivo di Happy Days. La situation comedy era apparsa negli Stati Uniti nel 1974 e, dopo un inizio un po’ stentato, aveva conquistato il pubblico con ascolti stellari e aveva cominciato a fare il giro del mondo, approdando alla Rai nel 1977. In vista dei cinquant’anni dal primo episodio, andato in onda sulla rete Abc il 15 gennaio del 1974, due autentici appassionati di Happy Days, il giornalista di Radio Radicale Emilio Targia e il più grande collezionista di memorabilia sulla serie Giuseppe Ganelli, hanno scritto il corposo libro La nostra storia. Tutto il mondo di Happy Days (Minerva), con la prefazione di Henry Winkler e la postfazione di Max Pezzali. «Ci eravamo accorti che nessuno ci aveva mai pensato», ci racconta Emilio Targia, «e la passione comune ci ha portato ad accumulare così tante informazioni e fotografie che avremmo quasi potuto fare un’enciclopedia. È il primo libro al mondo che esce sulla serie tv americana. E, oltre ai retroscena della nascita della fortunata serie, le vite degli attori, il ruolo dei doppiatori, abbiamo deciso di riportare anche le trame di tutti gli episodi e le testimonianze di molti personaggi famosi come Fabio Fazio, Ale e Franz, Simona Ventura, e anche Saverio Marconi, che è il regista del musical Happy Days che continua ad andare in scena dal 2011...».

L’ideatore della serie fu il produttore Garry Marshall (quello, per intenderci, di Pretty Woman) che, anche alla luce del successo del film American graffiti, pensò di raccontare le vicende di una famiglia americana tipica degli anni Cinquanta, un’epoca in un certo senso ideale, senza le contraddizioni e i drammi giovanili (come il dilagare della droga) che stavano caratterizzando gli anni Settanta. La famiglia Cunningham incarnava valori cristiani, era rassicurante, e anche il ribelle, Fonzie, di gran lunga il personaggio più amato, era un buono, con i modi da duro ma dal cuore tenero. «A ricordare con affetto e nostalgia la famiglia Cunningham, gli amici di Richie – Ralph, Potsie e soprattutto il leggendario Fonzie – non sono solo gli spettatori che erano adolescenti tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta, ma più generazioni. A guardare le puntate di Happy Days prima del Tg delle 20 era tutta la famiglia e, pure dopo la fine dell’undicesima e ultima stagione, sono state rimandate in onda su Italia 1, su Canale 5 e anche diffuse in Dvd. Ora si possono vedere su www.justwatch.com». L’Italia è stato uno dei Paesi nei quali Happy Days ha avuto il successo maggiore, con punte di 13 milioni di spettatori e un gradimento del 75%. C’è un bel po’ di Italia in Happy Days: Fonzie è l’abbreviazione di Arthur Fonzarelli; suo cugino Chachi Arcola (che poi diverrà il fidanzato di Joanie), è interpretato da Scott Baio, la cui famiglia è originaria di Palermo; il proprietario del locale Arnold’s dove si ritrovano Richie e i suoi amici si chiama Al Delvecchio (interpretato da Al Molinaro); lo stesso Garry Marshall di cognome faceva Masciarelli ed era nipote di emigrati abruzzesi. «Credo che il successo di Happy Days fosse dovuto anche alla grande sintonia che c’era sul set tra gli attori», spiega Emilio Targia, «che erano davvero diventati una famiglia e in cui nessuno era geloso dell’altro. E molti di loro hanno poi avuto una brillante carriera senza rimanere intrappolati nei ruoli che avevano nella serie». Su Happy Days uscirono fumetti, giocattoli e ogni tipo di gadget. «Molti di questi sono stati raccolti da Giuseppe Ganelli nella sua casa di Codogno. Lui di mestiere è medico radiologo, ma la sua passione lo ha portato ad accumulare centinaia di oggetti (1.439 per la precisione) e a fondare l’Happy Days International Fans Club. La sua collezione su Happy Days dal 2018 è nel Guinness World Records. Tra gli oggetti che si possono ammirare, e che prossimamente saranno esposti in una mostra itinerante, ci sono la tuta da meccanico di Fonzie, uno dei flipper di scena, la divisa da softball di Erin Moran con il suo autografo, il cappellino da baseball che gli ha donato direttamente Henry Winkler, giochi da tavola, action figures...». Scrive Henry Winkler nella prefazione: «Happy days è stata una delle esperienze più importanti di tutta la mia vita, al di fuori della mia famiglia. Anche quella è stata una famiglia, una squadra che ha lavorato duramente insieme, ha giocato insieme, è cresciuta insieme.... Io e Fonzie siamo molto diversi. Non sono mai stato un figo. Non ho mai avuto la sua disinvoltura con le ragazze, non sono mai riuscito a far partire il juke box con un colpo della mano...». Pochi elementi, il giubbotto di pelle alla James Dean, il pettine sempre in tasca, il gesto con i pollici “Ehi!”: e il suo personaggio è diventato un’icona che resiste al passare del tempo.

 

Curiosità


✽ Nel 2008 la città di Milwaukee ha celebrato il personaggio di Fonzie e gli ha dedicato una statua in bronzo con le fattezze del protagonista del telefilm.

✽ Nel dicembre 2021 uno degli esemplari della moto di Fonzie usato sul set di Happy Days, una Triumph TR5 del 1949, è stato venduto all’asta per 231.562 dollari.

✽ Tra i doppiatori della versione italiana c’erano anche Anna Marchesini (Jenny Piccalo) e Flavio Bucci (Potsie).

✽ Robin Williams debuttò proprio nella serie nei panni dell’alieno Mork, riscuotendo così tanto successo che poi ebbe una serie tutta sua, Mork & Mindy.

✽ Nelle prime due stagioni Richie e Joanie avevano un fratello maggiore, Chuck, che però non era rilevante nella storia e a un certo punto scomparve.

✽ Nelle prime due stagioni la sigla era Rock around the clock, che poi divenne Happy Days (Charles Fox), creata apposta per la serie

 
 
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