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lunedì 06 dicembre 2021
 
Sud Sudan
 

Quando la cooperazione è in prima linea

17/12/2013  Violenti scontri nella capitale sudsudanese hanno minacciato da vicino lo staff di Fondazione Avsi, che però resta attiva sul territorio

Dal 1993 al 2005 l'area sudsudanese è stata sconvolta dalla guerra civile. Nel 2011 un referendum ha sancito la nascita della Repubblica del Sud Sudan
Dal 1993 al 2005 l'area sudsudanese è stata sconvolta dalla guerra civile. Nel 2011 un referendum ha sancito la nascita della Repubblica del Sud Sudan

Violenti scontri sono scoppiati nella notte tra il 15 e il 16 dicembre a Juba, la capitale del Sud Sudan. L'aeroporto è stato chiuso e la Tv per alcune ore ha interrotto le trasmissioni. All'alba, il corrispondente di Al Arabiya ha riferito di un tentato assalto al palazzo del ministero della Difesa da parte di alcuni gruppi armati.

Gli scontri sembrerebbero tutti interni all'esercito governativo SPLA (Sudan People's Liberation Army) e, infatti, fazioni opposte di militari si sono affrontate a colpi di mortaio e armi pesanti in alcune caserme all'interno del centro cittadino, mentre altri testimoni hanno riferito di carri armati in spostamento dall'aeroporto verso la zona meridionale della città dove si trovano i ministeri.

Da settimane la tensione nel Paese è tornata sopra il livello di guardia e, all'inizio del mese, il leader del partito al governo SPLM (Sudan People's Liberation Movement) ha accusato apertamente il presidente Salva Kiir di guidare il Sud Sudan con fare dittatoriale.

"Abbiamo cominciato a sentire i primi spari intorno alle 23.30", racconta da Juba la responsabile dei progetti AVSI in Sud Sudan. "Il nostro collaboratore sudsudanese mi ha chiamato per dirmi che c'erano degli scontri sul Jebel, la montagna alle porte di Juba. Poi le esplosioni si sono spostate anche in centro, vicini al compound in cui dormiamo e i colpi di artiglieria pesante mi hanno svegliato stanotte (il 16 dicembre, ndr). Gli scontri si limitano all'area di Juba, in cui mi trovo in questo momento. Nelle nostre basi di Isohe, in Eastern Eqatoria, la situazione è tranquilla".

Il programma di Sostegno a distanza AVSI coinvolge in Sud Sudan 450 bambini
Il programma di Sostegno a distanza AVSI coinvolge in Sud Sudan 450 bambini

Fondazione AVSI è presente sul territorio dal 1993 quando la guerra civile tra Governo sudanese e l’Esercito di Liberazione del Sudan (SPLA) spinsero più di 20 mila sudanesi a varcare il confine con l’Uganda come rifugiati: la gestione del campo profughi di Achol-Pii venne assegnato dall'UNHCR alla Fondazione.

In seguito al cessate il fuoco del 2005, AVSI ha aperto una base permanente a Isohe, nella contea di Ikotos, seguite da una sede a Torit nel 2010 e una nella capitale Juba dal 2011. A oggi lo staff locale consta di 83 cooperanti sud sudanesi.

I progetti di Fondazione AVSI in Sud Sudan vertono principalmente nel settore sanitario (acqua e igiene di base) ed educativo, sia per quanto riguarda la formazione del personale docente, sia per la costruzione o la riabilitazione delle strutture scolastiche. Partner locale della Fondazione è la Diocesi di Torit. Inoltre, attraverso il programma di Sostegno a distanza, sono stati coinvolti 450 bambini e, in particolar modo, dal 2004 sono stati avviati progetti di sostegno all'educazione per bambini vulnerabili nella scuola primaria diocesana di St. Kizito, nel villaggio di Isohe, grazie all'istituzione di borse di studio e interventi psicosociali.

Grazie alla diffusa presenza sul territorio e alla collaborazione con la Diocesi di Torit, AVSI è sempre stata in prima linea in Sud Sudan, riuscendo a garantire un'effettiva capacità di intervento anche in tempi passati e presenti di grave instabilità. La Fondazione continua a lavorare come sempre, nonostante gli allarmanti segnali delle ultime settimane.

Per maggiori informazioni consultare il sito: www.avsi.org

 
 
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