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lunedì 13 luglio 2020
 
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Quando una casa sovraffollata si trasforma in una prigione

17/04/2020  Da un'indagine di Abitare.co risulta che milioni di italiani vivono in casa inferiori agli 80 mq. Soprattutto nelle grandi città le metrature sono basse e in questo periodo gli appartamenti possono diventare soffocanti, soprattutto per le famiglie numerose

L’emergenza sanitaria ha costretto una buona parte dei 25 milioni e 700 mila famiglie italiane a trascorrere molto tempo tra le mura domestiche, modificando radicalmente le proprie abitudini sociali e il modo di vivere la casa. Ma le abitazioni degli italiani sono adeguate a fronteggiare questa situazione? Secondo l’analisi di Abitare Co., società attiva nell’ambito dell’intermediazione immobiliare, le famiglie italiane hanno a disposizione una superficie media di ben 117 mq, ma con valori che variano sensibilmente sul territorio. Tra le 12 grandi città sono i milanesi ad avere la minore superficie media (88 mq), seguiti dai torinesi (91 mq) e dai bolognesi (96 mq), mentre gli spazi si allargano a Palermo (116 mq), Verona (114 mq) e Venezia (112 mq).
Al di là delle medie statistiche, il dato tendenzialmente positivo sulla superficie vale per tutti? Su questo la fotografia di Abitare Co. mostra aspetti meno rosei. Secondo l’ultimo censimento Istat , più di un terzo delle abitazioni occupate da persone residenti, pari quasi a 8.230.000 case, è al di sotto degli 80 mq e il 13,4% (circa 3.232.000) non raggiunge i 60 mq. Una percentuale, quest’ultima, che tra le province dei capoluoghi di regione sale sensibilmente al 22,7% di Milano, al 22,4% di Trieste, al 21% di Aosta, al 20,4% di Torino e al 18,7% di Roma. Un dato importante se si considera che le famiglie italiane sono composte mediamente da 2,3 componenti. E i nuclei numerosi? Oltre un quinto delle abitazioni (20,7%) occupate da più di 4 persone è inferiore a 80 mq, ma con un’incidenza che arriva al 29,8% nella provincia di Milano, al 31,3% di Torino, al 32,5% di Roma sino al 34% di Napoli. Abitazioni, quindi, sovraffollate: nel 2018, sempre secondo i dati dell’Istat, ben il 27,8% delle persone, pari a oltre 16,8 milioni, viveva in questa condizione. Un dato che varia sensibilmente dal tasso più basso della Valle d’Aosta (18,5%) e del Friuli-Venezia Giulia (19,4%) sino alle regioni più sovraffollate tra cui le Marche (41,2%), l’Umbria (37,7%) e l’Abruzzo (37,4%). Anche analizzando il dato per numero medio di stanze per persona, con 1,4 camere l’Italia si posiziona al 24° posto in Europa, ben lontana da Paesi come Malta (2,4), Irlanda (2,3) e con 2,2 Belgio, Lussemburgo e Regno Unito. Ma oltre al sovraffollamento si aggiunge anche la carenza dei servizi primari e strutturali. Anche se rispetto al 2014 c’è stato un significativo miglioramento, nel 2018 quasi otto milioni di cittadini (13,2% della popolazione) vivevano in abitazioni con problemi strutturali o di umidità, con una situazione più marcata in Calabria (22,4%) e Sardegna (21,9%). 
Inoltre, ritornando al censimento del 2011, nelle abitazioni occupate da persone residenti quasi 415.400 case erano senza acqua potabile e 250.600 senza acqua calda, oltre 2.081.000 non avevano un impianto di riscaldamento, in circa 35.900 si registrava l’assenza di un gabinetto, in quasi 138.100 nessun impianto doccia e/o vasche da bagno e quasi 6.458.400 non ha la cucina.
Ultimo aspetto che in questo periodo ha un ruolo importante per le famiglie in quanto consente di avere un contatto con l’esterno, riguarda la presenza di balconi, terrazzi e giardini di proprietà . Se la maggior parte sono senza dubbio “fortunati”, nel 2018 c’era comunque l’11,4%, pari a quasi 2.650.000 famiglie, che non disponeva di questi “benefit”.
 

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