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giovedì 30 giugno 2022
 
L'ANALISI
 

Quarantene e super green pass. Tra contraddizioni e forse una falla nel sistema

30/12/2021  Le nuove regole, frutto di un compromesso tra punti di vista diversi in maggioranza e tra esigenze economiche di salute, mostrano alcune contraddizioni e non sembrano tenere conto del fatto che la terza dose non ha per la scienza efficacia immediata, mentre il Super green pass vale dalla data della somministrazione. Una svista?

È passata la proposta di quarantene accorciate per i vaccinati con due dosi da più di quattro mesi o annullate in caso di terza dose da meno di tre mesi o di seconda da meno di quattro per i contatti stretti dei positivi. Questo significa che d'ora in poi sarà più facile trovarsi vicino al lavoro una persona entrata in contatto con un positivo e che potrebbe essere contagiata e asintomatica senza saperlo. Ma non è passata la norma che avrebbe dovuto controbilanciare questo rischio: al lavoro possono continuare a entrare non vaccinati con tampone a 48/72 ore.

Mentre fin qui il meccanismo non tiene conto del fatto che (lo dicono gli studi scientifici che cominciano ad arrivare) la terza dose – che protegge dal contagio pare al 70% - acquisisce completa efficacia a 1-2 settimane dalla somministrazione, finora invece il green pass rafforzato si può scaricare ed è valido dalla data della somministrazione: lasciando, per una finestra che può durare un paio di settimane, suscettibili senza saperlo persone che, invece, si sentono e sono percepite come protette: una falla nel sistema?

Se uniamo il fatto che il super green pass (sì vaccinati/guariti – no tampone negativo) sarà in vigore nei trasporti e negli alberghi dal 10 gennaio, non è difficile immaginare che nel frattempo il combinato disposto di pranzi di Natale, cene di Capodanno, – sono vietate le feste di piazza ma restano quelle private – rientro dalle vacanze su treni a lunga percorrenza e aerei, potrebbe agire da incubatore e portare subito dopo tante persone potenzialmente positive senza saperlo al lavoro, a scuola, all’università, in un momento in cui già i contagi galoppano, grazie a una variante molto più diffusiva.

Nel frattempo, però, nessuna riflessione si fa per tornare a potenziare lo smart working per chi può – cosa suggerita da molti esperti –, il modo meno traumatico per decongestionare la circolazione delle persone con le quali il virus circola, senza fermare l’economia: è stato drasticamente ridotto tra settembre e ottobre quando i contagi erano poche centinaia o pochissime migliaia e resta così anche adesso che viaggia una variante molto più contagiosa e che ha portato nel giro di una settimana i contagi a ridosso dei 100.000 con per epicentro una città come Milano che muove milioni di pendolari ogni giorno.

E intanto però, nella penuria dei tamponi, si continua anche a consentire che qualche milione di persone ne chieda uno per scelta ogni due giorni per andare a lavorare, perché rifiuta il vaccino.

Contraddizioni che in parte sono l’esito del bisogno di salvare l’economia, impedendo alle quarantene di paralizzare il Paese senza però prevedere correttivi al rischio maggiorato che questo comporta, dall’altro il risultato di un tentativo di mediazione tra posizioni diverse dentro una maggioranza composita.

Il rischio, però, è che lo sguardo sia corto: un numero minore di persone in quarantena nell’immediato potrebbe significare un numero maggiore di contagiati nel giro di poco. Se così fosse, alla fine nei tantissimi contagiati a pagarla sarebbero da una parte ancora i fragili di tutte le patologie e gli anziani, magari plurivaccinati, perché rispondono meno al vaccino e perché nei grandi numeri l’impatto sugli ospedali che già si sta vedendo si vedrà sempre di più. Dall’altra l’economia, perché i contagiati attivi ovviamente non lavorano. Il tutto nella speranza che la variante Omicron sia davvero meno aggressiva, cosa che si ipotizza, ma ancora tutta da verificare nella vita reale.

 
 
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